L’AQUILA – Nonostante la riunione saltata forse strategicamente del Consiglio d’amministrazione controllato dall’ex rettore Ferdinando Di Orio, il Senato accademico dell’Università dell’Aquila ha approvato l’offerta formativa per l’anno accademico 2014-2015 che prevede, tra le altre cose, l’accesso programmato degli studenti per quattro corsi di laurea: Biologia, Biotecnologia, Psicologia e Scienze Motorie.
Un quinto corso per il quale si ipotizzava il numero chiuso è stato lasciato libero, si tratta della la laurea magistrale in Psicologia. Un tema, quello del numero chiuso, sul quale c’è stata nei giorni scorsi forte polemica tra le componenti accademiche, con accuse di elitarismo al rettore, Paola Inverardi, che, però, le respinge.
“Il nostro ateneo ha 66 corsi, di questi 20 sono ad accesso programmato a livello nazionale, degli altri 46 ne abbiamo discussi 5 e solo 4 sono diventati a numero chiuso, la vicenda è stata comunicata in modo distorto e viziato”, sbotta in premessa ad AbruzzoWeb.
“Questi corsi hanno tante criticità, c’è una domanda che è molto maggiore della sostenibilità che possiamo offrire in termini di requisiti di docenti e strutturali in base a leggi in vigore”, spiega poi la Inverardi, che domani incontrerà la stampa per presentare l’offerta.
“Gli atenei le devono rispettare se vogliono avere il corso di laurea accreditato – rincara – altrimenti si rischia la soppressione. Non c’erano alternative, se non decidere di non rispettare le norme”.
La delibera è passata dopo che è saltato il numero legale del Consiglio d’amministrazione, che avrebbe dovuto fornire un parere sulla carta vincolante, ma che, alla fine dei giochi, nella documentazione non ci sarà.
Nei giorni scorsi il Cda si era già espresso negativamente, ma oggi non si è riunito affatto e, vista l’urgenza di prendere una decisione, entro il 15 va presentata l’offerta formativa completa, il Senato ha tirato dritto approvando tutto.
Il Cda è stato nominato a chiamata diretta dall’allore rettore Di Orio un anno prima dell’elezione della Inverardi. Quel Di Orio che appartiene a uno schieramento a tutt’oggi diametralmente opposto a quello della docente che gli è succeduta.
“Venerdì scorso hanno respinto 6-4 la mia proposta per l’intera offerta formativa, in quel momento non avevamo nulla di tutti i 66 corsi di questa università”, ricorda la Inverardi che ha dovuto ricominciare daccapo e sottoporre la delibera al Consiglio studentesco, di nuovo al Cda e infine al Senato accademico.
“Il Consiglio d’amministrazione può dare un parere sulle iniziative rispetto alla sostenibilità finanziaria, non è che può esprimere opinioni politiche come ha fatto la volta scorsa! – tuona il rettore – Hanno bocciato una argomentazione primaria, quella dell’accesso programmato, senza scendere nei dettagli: hanno una politica opposta alla mia argomentazione e a quella del Senato accademico”.
All’appuntamento decisivo, comunque, mezzo Cda ha disertato la riunione. “Perché non c’è stato il numero legale me lo chiedo anch’io, nello stesso periodo il Senato si è riunito due volte quasi al suo completo a dispetto del dissenso dei senatori del dipartimento medico – ricorda la prof abbastanza seccata – Viceversa di 9 componenti del Cda oltre me ne sono venuti solamente 4: l’esterno Roberto Marotta, i docenti Fabrizio Berti e Michele Pisani e il rappresentante degli studenti Lorenzo Cococcia”.
Mancavano, “guarda caso” sibila il rettore, proprio i cinque che avevano espresso voto negativo la volta scorsa: la docente Annalisa Monaco, i due amministrativi Pierpaolo Baldini e Fabrizio Carnicelli, l’esterna Augusta Robimarga e l’altro studente Chiara Juchic, che se si fosse presentata assieme al collega avrebbe resa valida la seduta, portando all’approvazione della contestata delibera.
A quel punto il fronte della Inverardi è andato per le spicce. “L’offerta formativa va chiusa e caricata su un sistema informatico entro il 15 maggio, dopodomani. Motivo per cui oggi era l’ultima data utile – ricorda – Ci siamo ritrovati in Senato con un Cda che non si era potuto esprimere per mancanza del numero legale, ma non può impedire di presentare un’offerta formativa all’intero Ateneo”.
Di qui l’approvazione della delibera con i quattro corsi a numero chiuso, “dopo aver preso atto dell’assenza del parere del Cda e considerati i caratteri di urgenza. Tra l’altro la nuova delibera non era più un unico pacchetto ma dava la possibilità di votare corso per corso: i contrari avrebbero avuto modo di spiegare le loro motivazioni”.
E invece, fuggi fuggi da imboscata parlamentare. “Una responsabilità gravissima. Non essendosi giustificati, gli assenti si assumeranno le loro responsabilità – minaccia la Inverardi, che, tuttavia, esclude provvedimenti disciplinari o lettere di richiamo, “ma sapevano benissimo che sarebbero stati riconvocati. Nella sua delibera approvata, il Senato ha voluto contestare questo atteggiamento”.
La Inverardi svela di non aver sentito la sua “nemica” sia al ballottaggio delle elezioni di un anno fa sia in questa vicenda, la direttrice del dipartimento di Medicina Maria Grazia Cifone, “se non nei suoi interventi in Senato”, e nemmeno il deus ex machina delle scelte del fronte che le si oppone, l’ex rettore Di Orio.
“Me l’aspettavo un’opposizione così dura? Forse sì, ma non mi aspettavo un comportamento così poco istituzionale”, conclude.
“Questa non deve più essere la città degli studenti da sfruttare per i pub e per gli affitti. Il Senato accademico va avanti senza quel Consiglio di amministrazione che non si fa vedere sul tema più importante dell’Ateneo, quello dell’offerta formativa. Spero si recuperi il senso di responsabilità”.
Senza mezzi termini, il rettore dell’Università dell’Aquila, Paola Inverardi, rincara la dose dopo la riunione del Cda saltata ieri per mancanza del numero legale, con il Senato accademico che ha tirato avanti in solitaria sulla presentazione dell’offerta formativa per l’anno accademico 2014-2015.
Quella che prevede, tra le altre cose, l’accesso programmato degli studenti per quattro corsi di laurea: Biologia, Biotecnologia, Psicologia e Scienze Motorie. E domani scade il termine per presentare proprio l’offerta formativa, “per cui il Senato non si ferma, va avanti per la sua strada”.
In una conferenza stampa piuttosto lunga nella nuova sede del rettorato in via Di Vincenzo, il rettore ha snocciolato dati e numeri sull’Università, a supporto della decisione del Senato “che rientra all’interno delle regole del Miur”.
“Il nostro Ateneo – le parole della Inverardi – ha poche risorse su cui contare. Abbiamo cercato di capire come mantenere questo ‘spettro’ formativo all’interno delle regole del Ministero e come coniugare le difficoltà con un modello di sviluppo che preveda buoni corsi di studio e buoni servizi”.
Dall’analisi dello studio dell’Università, proiettato sugli schermi stamattina, “possiamo notare come siano peggiorati alcuni indicatori rispetto alla media nazionale, come quello sul numero degli abbandoni degli studi. Per questo – ha aggiunto – va immaginato uno sviluppo diverso dell’Ateneo, considerando che sono stati ‘toccati’ quattro corsi su 66”.
Per la Inverardi, “i parametri di sostenibilità vanno rispettati, dobbiamo capire che non è più possibile mantenere dei corsi stracolmi di studenti e pochi docenti e pochi servizi a disposizione. I tagli, d’altra parte – ha chiarito poi – arrivano dal governo e queste regole di sostenibilità sono state approvate da tutti i governi degli ultimi anni, da sinistra a destra”.
“Noi non vediamo gli studenti come ‘merce’, ma come persone da formare in condizioni di studio e di vita favorevoli”, ha tuonato poi la Inverardi. “Vanno formati, non sfruttati”.
Sul caso del Consiglio di amministrazione, controllato dall’ex rettore, Ferdinando Di Orio, la rettrice, che ha sconfitto una dioriana di ferro come Maria Grazia Cifone alle scorse elezioni, ha quindi affermato che “si tratta di qualcosa che non mi era mai capitato, sono qui dal 1994 ed è la prima volta. Entro domani dobbiamo chiudere tutto – ha ribadito – siamo in regime di ‘urgenza’ e non temiamo ulteriori colpi di scena, semplicemente perché non ci sono i presupposti”.
“Gli studenti, comunque, si sono comportati bene, in Senato hanno discusso tutto e hanno scelto di non votare quando ritenuto opportuno. Loro sono fuori da quel gioco politico portato dai cinque che, guarda caso, avevano espresso voto negativo la volta scorsa”, in riferimento ai membri del caso Cda: la docente Annalisa Monaco, i due amministrativi Pierpaolo Baldini e Fabrizio Carnicelli, l’esterna Augusta Robimarga e l’altro studente Chiara Juchic, che se si fosse presentata assieme al collega avrebbe resa valida la seduta, portando all’approvazione della contestata delibera.






