L’AQUILA – Processo per abuso d’ufficio aggravato al rettore uscente dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio.
Sarà infatti tra i tre imputati chiamati in aula il prossimo 3 ottobre nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sui presunti affitti gonfiati dei capannoni dove sono state ricollocate alcune facoltà dell’Università del capoluogo danneggiate dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Oltre che per Di Orio, su richiesta del pubblico ministero David Mancini, il giudice per l’udienza preliminare del tribunale aquilano Marco Billi ha disposto il rinvio a giudizio anche per Filippo Del Vecchio, direttore amministrativo dell’epoca e oggi direttore generale di un’altra università, la D’Annunzio di Chieti, e per Marcello Gallucci, legale rappresentante della società Gallucci Srl, titolare del capannone in passato sede della Optimes, fabbrica di cd fallita prima del sisma, dove attualmente si trovano ospitate le aule delle ex facoltà di Ingegneria e Scienze motorie.
L’UDIENZA
Tutti e tre gli imputati erano presenti in aula. Nel corso dell’udienza di oggi si è appreso che l’Ateneo, ritenuto parte lesa dal pm, ha deciso ieri, dopo una riunione del consiglio di amministrazione, di non costituirsi parte civile nel processo.
Particolare curioso è che a indicarlo dovrebbe essere in qualità di rettore proprio Di Orio, al tempo stesso da indagato parte avversa in questo dibattimento.
“È una cosa estremamente singolare, si aggiunge danno su danno perché se si andrà a una condanna di Di Orio e Del Vecchio l’università non potrà recuperare alcunché – l’obiezione dell’ex consigliere d’amministrazione, il professore Sergio Tiberti – Su questo punto stiamo vedendo se ci saranno elementi sia dal punto di vista penale che civile verso i consiglieri di amministrazione che potrebbero portare a un danno all’università. In caso di danno vorrà dire che pagheranno loro”.
Proprio il rettore ha fornito in avvio una dichiarazione spontanea, lasciando poi la parola al suo legale Giovanni Marcangeli.
“Il rettore – ha detto Marcangeli, del Foro di Avezzano – ha reso spontanee dichiarazioni in maniera commossa, sostenendo che il proprio intento era quello di fare l’interesse degli studenti e della stessa città, spingendo affinché i corsi interrotti per l’evento sismico ripartissero al più presto possibile, presso l’unica sede disponibile”.
Passando poi alle contestazioni, sempre l’avvocato Marcangeli ha sostenuto che “non sussiste alcun reato visto che tutte le procedure erano lecite”.
Infine parlando dell’assenza della parte civile, il legale ha evidenziato come del “caso” giudiziario sia stato interessato anche il Tribunale civile e la stessa Corte dei Conti.
È stato poi il turno del legale Stefano Rossi, che assiste Del Vecchio, e infine di Ascenzo Lucantonio per Gallucci.
È stata rigettata infine la richiesta di costituzione come parte civile del professor Sergio Tiberti, ex consigliere d’amministrazione dell’Ateneo, presenta dall’avvocato Felice Cantaro.
L’ACCUSA
Secondo l’accusa, l’affitto annuo previsto nel contratto di 6 anni (rinnovabile per altri 6) è lievitato da 715 mila euro a 1,24 milioni mentre i lavori di adeguamento sono stati gonfiati da 3,6 milioni piu’ Iva a 5,7 milioni.
Sempre secondo l’accusa, il contratto fu stipulato in assenza di un’attenta analisi di mercato da parte dell’ente per individuare la soluzione piu’ conveniente e in mancanza di una stima dell’Agenzia del territorio.






