L’AQUILA – L’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, è stato assolto dal giudice del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Grieco, al termine dell’udienza dibattimentale di oggi del processo che lo vedeva unico imputato per diffamazione nei confronti del docente dell’Ateneo aquilano Sergio Tiberti.
Il pubblico ministero David Mancini aveva chiesto in mattinata una condanna a 6 mesi di reclusione, richiesta a cui si era associata la parte civile con il legale
Secondo quanto si è appreso, nel corso dell’arringa difensiva l’avvocato di Di Orio, Stefano Rossi, avrebbe addossato la responsabilità della diffamazione alla cronista dell’emittente aquilana TvUno Daniela Braccani, discolpando il suo assistito.
“Rimango fermo alla richiesta del pm in quanto c’è la certezza di prova della diffamazione a mio danno, ma da come stanno andando le cose al tribunale dell’Aquila sapevo benissimo che ci sarebbe stata un’assoluzione – ha commentato Tiberti – Stiamo valutando tutte le azioni, anche con uno sciopero bianco della difesa, per richiamare l’attenzione su questa assoluzione”.
“Accogliendo la tesi del professor Di Orio emersa nel corso dell’arringa difensiva, valuteremo se adottare ogni azione nei confronti dell’emittente TvUno e della giornalista Braccani”, ha aggiunto.
Si tratta dell’ennesimo contenzioso giudiziario tra i due, un tempo amici ma da anni ai ferri corti, tanto che Tiberti è il più agguerrito oppositore di Di Orio.
I fatti risalgono all’inaugurazione della nuova sede della Corte d’Appello dell’Aquila, il 23 settembre 2011, alla quale era intervenuto tra gli altri il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti, accompagnato proprio dal professor Tiberti alla luce del loro rapporto di amicizia.
A tale proposito, Di Orio, qualche giorno dopo nel corso di un convegno dell’Italia dei valori, il 1° ottobre 2011, avrebbe dichiarato a TvUno che Tiberti aveva portato Vietti ‘per intimidire la magistratura aquilana’.
Magistratura che, a quei tempi, era infatti impegnata in particolare nell’inchiesta sui presunti affitti gonfiati stipulati dell’Ateneo dopo il terremoto per ricollocare alcune sedi universitarie, che è sfociata in una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del rettore e altri due indagati.
Sulla successiva denuncia di Tiberti, al termine delle indagini preliminari il pubblico ministero David Mancini aveva chiesto l’archiviazione.
Ma poi, dopo l’opposizione della difesa, curata dall’avvocato Felice Cantaro, il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella ha rigettato l’istanza, emettendo un’ordinanza dispositiva di imputazione coatta.
A quel punto lo stesso pm Mancini è stato costretto a formulare il capo d’imputazione emettendo il decreto di citazione diretta a giudizio.
Dai documenti emerge che la cronista dell’emittente televisiva ha dichiarato nel servizio che “il rettore Di Orio nel suo intervento denuncia le modalità dubbie con le quali una certa stampa locale abbia riportato la presenza del vice presidente del Csm Vietti all’Aquila poco tempo fa accostandola a quella del professor Tiberti. Il rettore dell’università dell’Aquila definisce intimidazione nei confronti dei giudici il gesto e ancora sull’università: chi ha attaccato me ha attaccato il nostro ateneo”. (alb.or.)




