L’AQUILA – Si sono concluse le indagini della procura della Repubblica dell’Aquila sul caso del capannone ex-Optimes che l’Università dell’Aquila ha preso in affitto per ricollocare, dopo il sisma, la facoltà di Ingegneria. A breve, quindi, si conosceranno le richieste del Gip che potrà pronunciarsi per l’archiviazione o il rinvio a giudizio delle persone coinvolte nelle indagini iniziate da più di un anno.

Gli indagati sono il rettore e l’ex direttore amministrativo dell’ateneo aquilano, Ferdinando Di Orio e Filippo Del Vecchio, insieme a un rappresentante della società Gallucci per i reati di abuso d’ufficio e truffa.

Il caso (come riporta il quotidiano Il Messaggero e di cui AbruzzoWeb si è occupato in più di un’occasione) era stato sollevato da Sergio Tiberti, ex componente del consiglio d’amministrazione dell’università, Marco Valenti, componente del senato accademico; Pierluigi Beomonte Zobel e Brunello Oliva, anche loro del precedente Cda e Francesco Bizzarri, della rappresentanza sindacale unitaria universitaria.

Tutti docenti universitari che da tempo si oppongono alla gestione dell’attuale rettore, ancora in carica dopo la proroga-bis del suo mandato ottenuta per effetto della cosiddetta legge Gelmini.

Secondo il pubblico ministero David Mancini qualcosa non torna sulla stipula del contratto immobiliare, che avvenne prima del pronunciamento dell’Ufficio tecnico erariale sulla stima dello stabile, giunta con un anno e mezzo di ritardo. Secondo le accuse, inoltre, il contratto di locazione sarebbe stato sottoscritto senza una gara pubblica e senza nessun confronto con altre possibili offerte di altri costruttori.

Il contratto era stato stipulato con un versamento annuale di un canone di 1,9 milioni di euro più Iva, ossia 2,5 milioni per la locazione e 700 mila euro (stabiliti per 4 anni), utili a soddisfare le opere di adattamento dello stabile alle nuove esigenze richieste dall’università.

Il prezzo avrebbe dovuto essere di 6,48 euro per metro quadro, ossia inferiore a quanto pattuito. Ora restano 20 giorni di tempo per gli indagati per chiedere di essere interrogati dal pubblico ministero.

Nel corso di una conferenza stampa il rettore prese le distanze dal coinvolgimento in questa vicenda, attribuendo a Del Vecchio la reale responsabilità sugli affitti. “Sono stato indagato solo perchè ho messo una firma su un atto. Io degli affitti non me ne sono mai occupato”, tuonò il rettore. Ma la procura sembra pensarla diversamente.