CHIETI – L’eco del secondo rinvio a giudizio per il direttore generale dell’università di Chieti Pescara, Filippo Del Vecchio, in arrivo dal tribunale di Chieti, rimbomba pesantemente anche all’università dell’Aquila, dove Del Vecchio ha ricoperto la stessa carica che ha ora alla d’Annunzio.

“Una parte di giustizia è fatta. Ora mi auguro soltanto che il tribunale di Chieti proceda sulla strada che ha già imboccato”. 

A parlare è un vecchio nemico di Del Vecchio, il professor Sergio Tiberti, docente di Igiene e Medicina preventiva all’università dell’Aquila, noto anche come strenuo oppositore dell’ex rettore Ferdinando Di Orio, che ha fatto condannare dal tribunale di Roma per induzione indebita commessa nell’esercizio delle sue funzioni.

Il professore, considerato uno dei grandi esperti italiani in campo di sanità pubblica, è anche quello che, insieme a un gruppo di docenti aquilani, ha sollevato pubblicamente il caso dei cosiddetti “affitti gonfiati” all’università dell’Aquila, che ora vede rinviati a giudizio per abuso d’ufficio sia Di Orio che Del Vecchio.

Proprio partendo da tutti questi problemi con la giustizia di Del Vecchio, Tiberti si chiede come il direttore generale possa restare al suo posto. “Trovo assolutamente incredibile e singolare – ha detto infatti ad Abruzzoweb – che un rettore come Carmine Di Ilio mantenga come proprio uomo di fiducia un direttore generale talmente discusso”.

Affermazione che acquista maggiore pesantezza dopo che il nome di Del Vecchio è finito anche al centro di una interrogazione parlamentare al ministro dell’università Stefania Giannini avviata dal senatore del Movimento 5 stelle Enza Blundo.

Il “cittadino senatore”, insieme a un gruppo di colleghi, ha posto al centro del suo “atto di sindacato ispettivo” una serie di questioni che riguardano il dg: dal contratto con l’ateneo che non risulterebbe regolare, ai guai con la giustizia, alla stipula della convenzione con il Provveditorato alle opere pubbliche per la realizzazione dell’edilizia universitaria andando al di là del ruolo di stazione appaltante deliberato dal cda dell’ateneo, al procedimento disciplinare che doveva essere avviato nei suoi confronti, al provvedimento sanzionatorio da parte del Garante per la privacy e, infine, all’esposto contro l’utilizzo da parte del direttore generale di una graduatoria per progressione verticale di personale interno.

E dunque ce n’è d’abbondanza per far dire a Tiberti che Del Vecchio è un direttore generale a dir poco “discusso” e lanciare un appello perché venga rimosso (la richiesta di dimissioni del dg era arrivata già dai rappresentanti del personale dell’ateneo teatino-pescarese con cui da tempo è in atto un durissimo braccio di ferro).

“Di Ilio – continua il professore – cambiando il suo direttore generale, contribuirebbe a riportare la pace nella sua università e potrebbe passare alla storia come un buon rettore”.

Quanto al processo aquilano, per Tiberti si tratta di un procedimento ormai “decotto”, “a rischio prescrizione”. Quello che si dovrebbe aprire a Chieti, invece, è solo all’inizio. Non c’è stato neanche il rinvio a giudizio, che dovrebbe comunque arrivare per volere del gip Antonella Redaelli, che ha previsto una imputazione coatta nei confronti del dg, a seguito di una sessantina di querele per diffamazione e violazione della privacy, da parte di altrettanti dipendenti dell’ateneo dannunziano.