L’AQUILA- “Manca davvero poco per poter tornare a disporre del palazzo dei quattro cantoni e l’idea da me proposta per il piano terra, dove i lavori sono conclusi, è quella di creare nel cuore del centro storico un nuovo spazio pubblico e un polo commerciale dell’eleganza, dello stile e del made in Italy, sul modello di via dei Condotti o di via Montenapoleone”.
Un segno di rinascita, senza retorica, dopo i gravi danni inferti dal sisma della notte del 6 aprile con i crolli che provocarono qui tre vittime, per l’avvocato Angelo Caruso, presidente della Provincia dell’Aquila, vice presidente nazionale Upi e sindaco di Castel di Sangro, intervistato da AbruzzoWeb: gli aquilani hanno assistito giorni fa con grande emozione, dopo tanti anni, alla rimozione delle impalcature del palazzo dei portici ai Quattro Cantoni, prima del sisma sede della biblioteca provinciale, del Convitto nazionale, della Camera di Commercio, del liceo classico, a Palazzo e il Gran Caffè Eden, la sede istituzionale della Provincia dell’Aquila, che detiene una parte considerevole dello storico palazzo.
I lavori del palazzo edificato nel XIX secolo in sostituzione della chiesa e convento di San Francesco a Palazzo, che conserva tra i suoi locali ancora la cella di Bernardino da Siena, unica parte sopravvissuta alla demolizione del convento e anche un affresco di Teofilo Patini sulla volta dell’aula magna del fu Real Liceo, sono stati affidati alla ditta Cobar Spa di Altamura, in provincia di Bari, e consegnati nel 2022, sono stati finanziati con un complessivo del maxi aggregato di oltre 42 milioni di euro, di cui 20 milioni destinati al primo stralcio.
“Oramai siamo a buon punto – spiega Caruso -, visto che i complessi lavori di consolidamento strutturale e messa in sicurezza sismica e di restauro sono pressoché ultimati, effettuati in modo chirurgico ed esemplare, visto il pregio e il carattere monumentale dell’immobile”.
Per quanto riguarda il piano terra, che si sviluppa intorno alla piazza interna con porticato dell’ex convitto nazionale, Caruso ripropone la sua idea di nuova destinazione d’uso, lanciata già qualche anno fa, che ha trovato apprezzamento anche da parte del Comune dell’Aquila.
“Il piano terra è di fatto ultimato, e potrà tornare a disposizione a strettissimo giro. Per esso immagino una aperura del palazzo, un nuovo spazio pubblico percorribile e frequentabile, tra corso Umberto, corso Vittorio Emanuele, via Sallustio e via Patini, nel cuore della città, che possa ospitare negozi di abbigliamento con le grandi griffe italiane, un polo di eccellenza dell’eleganza e dello stile, del meglio che il made in Italy può offrire, sul modello insomma di via dei Condotti a Roma o di via Montenapoleone a Milano. Un polo attrattore a beneficio di tutto il commercio del centro storico, un’ulteriore meta turistica, che possa compensare le spinte centrifughe della grande distribuzione, con prodotti di alta gamma che essa non offre”.
Questo insomma nel pianterreno, che può mettere a disposizione centinaia di metri quadri degli spazi che furono del Convitto nazionale. Per quanto riguarda invece il piano superiore, prosegue Caruso, “abbiamo già definito in una riunione di questo inverno tutti gli aspetti tecnici e le particolarità della rifiniture, con l’impresa e con la direzione dei lavori e salvo imprevisti l’opera sarà conclusa entro l’autunno, o comunque entro quest’anno. Nel palazzo tornerà senz’altro la sede istituzionale della Provincia dell’Aquila, dando ulteriore spinta alla vitalità del centro storico, e sarà finalmente riaperta la gloriosa biblioteca Salvatore Tommasi”.
Cosa diversa invece per quel che riguarda gli spazi dell’ex liceo classico.
“Sulle scuole i ragionamenti non vanno fatti con il sentimento e la nostalgia: gli edifici storici non possono garantire quel livello massimo di sicurezza in termini di limiti di vulnerabilità, a differenza di quelli più recenti. Ci sono aspetti strutturali invalicabili. C’è poi un problema di raggiungibilità con mezzi pubblici e privati”.
Insomma, lascia intendere Caruso, il liceo classico non tornerà in centro rispetto alla sua attuale sede di via Leonardo da Vinci, ma quegli spazi, assicura, “manterranno sicuramente una vocazione culturale, comunque a disposizione della città e degli studenti”.





