PENNADOMO – Subito una gatta da pelare per il neo eletto sindaco del Comune di Pennadomo (Chieti) Domenico D’Angelo della lista civica “Uniti per Pennadomo”. Come primo punto all’ordine del giorno c’è infatti la questione della frana che ha causato l’interruzione della viabilità lungo la strada provinciale 135 verso la fondovalle Sangro e la zona degli insediamenti industriali come la Sevel.

Il comune dell’entroterra teatino si trova a ridosso del bacino artificiale del lago di Bomba detto anche lago del Sangro; è interessato da un dissesto idrogeologico con conseguente movimento franoso che risale agli anni ’70 e si estende anche alle pendici del vicino centro abitato di Montebello sul Sangro.

Dal novembre 2015 la frana ha ripreso a muoversi alla velocità di circa un metro al giorno, nonostante gli interventi effettuati per mantenere sgombra la carreggiata.

L’ordinanza di chiusura della strada tra Pennadomo e la statale risale al 12 maggio scorso “perché non più garantite le condizioni minime di sicurezza per la circolazione stradale, a causa della considerevole mole di terra che incombe sulla carreggiata”, si legge nel testo.

“C’è stato un sopralluogo il 31 maggio da parte degli incaricati di Provincia, Regione, Genio civile e dipartimento per la difesa del suolo, per capire come trovare una soluzione momentanea che consenta la riapertura della strada – riferisce ad Abruzzoweb il primo cittadino – in attesa di reperire i circa 200 mila euro necessari per i lavori di sistemazione. Intanto i disagi per i lavoratori che devono raggiungere gli stabilimenti lungo la fondovalle Sangro sono notevoli, a cominciare dal percorso allungato di svariati chilometri da percorrere”.

“È fondamentale riuscire ad intervenire sull’infiltrazione di acqua che provoca il movimento franoso. Ad essere interessato dal fenomeno e ancora più in pericolo, è anche il vicino paese di Montebello sul Sangro che rischia proprio il cedimento del terreno – continua il neo sindaco – e c’è la seria preoccupazione che a venire giù sia tutto il paese. Altro problema conseguente, la diminuzione della capacità del bacino idrico del Lago di Bomba, sfruttato dall’Acea per la produzione di energia elettrica. Non credo siano stati effettuati rilievi specifici, ma è sotto gli occhi di tutti come nei periodi di secca il fondale sia rialzato a causa dei detriti che provengono proprio dagli smottamenti del terreno”, conclude.

Il sindaco di Montebello, Nicola Di Fabrizio, precisa che “il rischio di un cedimento del paese vecchio non è così immediato e comunque l’abitato è stato evacuato da ormai più di quarant’anni. Il problema in ogni caso esiste e va affrontato. Abbiamo presentato progetti per la messa in sicurezza del territorio per un importo di circa 6 milioni di euro, da utilizzare per palificazioni a ridosso delle case e pompe di drenaggio dell’acqua responsabile della frana”.

“Le risorse sono purtroppo limitate, confidiamo nell’intervento della Provincia e delle istituzioni per una rapida soluzione della questione. Gli abitanti di Montebello sono attualmente costretti ad allungare di qualche chilometro la strada per raggiungere la statale, ma la preoccupazione riguarda soprattutto le situazioni di possibile emergenza – sottolinea il primo cittadino – un’ambulanza ad esempio impiegherebbe minor tempo a raggiungere il paese se passasse per Pennadomo”.