L’AQUILA – Un quarto degli abruzzesi (276.157) chiamati alle urne per il rinnovo di 72 amministrazioni comunali.
Un appuntamento che rappresenta un test per gli equilibri politici regionali per il fatto che in molti centri la presenza delle coalizioni civiche potrebbe assumere importanza determinante, come hanno fatto notare alla vigilia del voto proprio i rappresentanti di Movimento civico abruzzese (Mca), il gruppo nato dalle ceneri di Abruzzo civico.
Occhi puntati sui cinque maggiori Comuni: Lanciano, Vasto e Francavilla al Mare in provincia di Chieti, Roseto degli Abruzzi in provincia di Teramo e Sulmona in provincia dell’Aquila. Sono i soli sopra i 15mila abitanti, che vanno dunque al ballottaggio in caso di mancato raggiungimento del 50 per cento più uno dei voti al primo turno da parte di uno dei candidati.
Elemento di novità è rappresentato anche dal debutto del Movimento cinque stelle, che corre con proprie liste a Francavilla e Vasto e per la prima volta si misura con il voto locale. Aspiranti sindaci grillini anche in molti centri minori, a partire da Penne.
A Vasto sono 15 le liste presentate con 356 candidati per 24 posti in Consiglio comunale a sostegno della candidatura di cinque candidati sindaco: Massimo Desiati (Vasto duemilasedici, Unione per Vasto Tagliente, Progetto per Vasto Desiati, Forza Italia e Fratelli d’Italia- Alleanza Nazionale), Ludovica Cieri (Movimento 5 Stelle), Edmondo Laudazi (Il Nuovo Faro e Rinascita Vastese), Francesco Menna (Partito democratico, Si per Vasto, Filo Comune, Avanti Vasto e Città Virtuosa) e Massimiliano Montemurro (Democrazia cristiana e Vasto la mossa giusta). Luciano Lapenna, sindaco uscente e presidente Anci Abruzzo, è capolista per il Pd.
A Lanciano, dove la candidatura di Valentina Maio è stata la sorpresa di queste elezioni, i candidati sindaco sono tre, sostenuti complessivamente da 17 liste: l’uscente Mario Pupillo di centrosinistra che ha vinto per un soffio le primarie del 6 marzo, appoggiato da Partito democratico, Progetto Lanciano, Insieme a Sinistra, Lanciano in Comune e Lanciano Vale, Errico D’Amico, vincitore delle primarie del 13 marzo, sostenuto da Forza Italia, Lanciano Popolare-Udc, Fratelli d’Italia, Noi con Salvini, Lanciano al centro, Nuova Lanciano, X Lanciano 2021 e Lanciano Unica, e Tonia Paolucci, ex Udc, appoggiata da Tonia Paolucci Sindaco, Signora Lanciano, Libertàzione, Casapound.
A Francavilla al Mare a sfidare l’uscente Antonio Luciani, che è sostenuto da Partito democratico, Valori in Comune, Francavilla Unita, Francavilla con Luciani Sindaco, Si per Francavilla, ci sono Alessandro Mantini (Forza Italia, Noi con Salvini, Meloni-Fratelli d’Italia, Viva Francavilla, Rivoluzione Cristiana), Livio Sarchese (Movimento Cinque Stelle) e Stefano Di Renzo (Uniti a Sinistra, Abruzzo Civico, Solo Francavilla).
A Roseto degli Abruzzi, il centrodestra è unito attorno al sindaco uscente di centrodestra, Enio Pavone, sostenuto dalle liste Destra Sociale, Futuro In, Pavone Sindaco, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Popolari per Roseto e Forza Italia. Mentre si presenta diviso il centrosinistra: da un lato c’è Sabatino Di Girolamo, sostenuto dal deputato Tommaso Ginoble con le liste di Pd, Roseto Protagonista e Di Girolamo Sindaco, dall’altro Rosaria Ciancaione, donna di fiducia del presidente Luciano D’Alfonso che l’ha anche voluta a dirigere il dipartimento Risorse della Regione, sostenuta dalle liste Roseto nel cuore, Abruzzo Civico, Roseto Futura, Roseto Progressista, Un’altra idea di Roseto e Roseto Unita.
Coalizioni civiche protagoniste nella città di Ovidio, dove i due maggiori schieramenti raccolgono rappresentanti sia di centrodestra che di centrosinistra, ed entrambi sono frutto della deflagrazione dell’amministrazione guidata da Peppino Ranalli del Pd, mandato a casa con due anni di anticipo proprio da coloro che oggi ispirano i due raggruppamenti.
Da un lato Annamaria Casini, benedetta dall’assessore regionale Andrea Gerosolimo e sostenuta da sei liste, dall’altro l’ex sindaco Bruno Di Masci, forte di otto liste compreso il Pd seppur senza simbolo. Oltre a Di Masci e Casini, corrono Elisabetta Bianchi candidata da Forza Italia, Domenico Capaldo (Sel), Alessandro Lucci (Sulmona bene in comune), Alberto Di Giandomenico (Sovranità Sulmona).
Il Comune più piccolo chiamato alle urne è Carapelle Calvisio in provincia dell’Aquila, che con le 7 liste in campo su 82 abitanti è arrivato alla ribalta delle cronache nazionali. Molte liste sono costituite da appartenenti alle forze dell’ordine, in particolare poliziotti, carabinieri e poliziotti penitenziari. Aspetto che ha mandato su tutte le furie il sindaco Domenico Di Cesare, che ha annunciato una lettera al ministero dell’Interno e lanciato strali che hanno trovato ampio spazio sui media nazionali.
COMUNI FINO A 15MILA ABITANTI
Nei Comuni fino a 15 mila abitanti si vota con una sola scheda per eleggere sia il sindaco che i consiglieri comunali. Ciascun candidato alla carica di sindaco sarà affiancato dalla lista elettorale che lo appoggia, composta dai candidati alla carica di consigliere.
Sulla scheda è già stampato il nome del candidato sindaco, con accanto il contrassegno della lista che lo appoggia.
Il voto per il sindaco e quello per il Consiglio sono uniti: votare per un candidato sindaco significa dare una preferenza alla lista che lo appoggia.
Viene eletto sindaco, il candidato che ottiene il maggior numero di voti. È tuttavia possibile il ballottaggio nel caso, raro ma storicamente già verificatosi, che i due candidati più votati al primo turno abbiano ottenuto la stessa identica cifra di voti. Anche in questo caso risulterà eletto chi dei due avrà ottenuto più voti. In caso di ulteriore parità viene dichiarato eletto il più anziano.
Una volta eletto il sindaco viene anche definito il Consiglio: alla lista che appoggia il sindaco eletto andranno i 2/3 dei seggi disponibili, mentre i restanti seggi saranno distribuiti proporzionalmente tra le altre liste.
COMUNI SUPERIORI A 15MILA ABITANTI
Nei Comuni con più di 15 mila abitanti si vota sempre con una sola scheda, sulla quale saranno già riportati i nominativi dei candidati alla carica di sindaco e, a fianco di ciascuno, il simbolo o i simboli delle liste che lo appoggiano.
Il cittadino può esprimere il proprio voto in tre modi diversi:
1 – tracciando un segno solo sul simbolo di una lista, assegnando in tal modo la propria preferenza alla lista contrassegnata e al candidato sindaco da quest’ultima appoggiato;
2 – tracciando un segno sul simbolo di una lista, eventualmente indicando anche la doppia preferenza di genere, tale possibilità, prevista per i i cittadini dei Comuni superiori ai 5 mila abitanti, consente di esprimere due preferenze per i consiglieri comunali purché riguardanti candidati consiglieri di sesso diverso e appartenenti alla stessa lista, tracciando contestualmente un segno sul nome di un candidato sindaco non collegato alla lista votata: così facendo si ottiene il cosiddetto “voto disgiunto”;
3 – tracciando un segno solo sul nome del sindaco, votando così solo per il candidato sindaco e non per la lista o le liste a quest’ultimo collegate.
È eletto sindaco al primo turno il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi (almeno il 50% più uno). Qualora nessun candidato raggiunga tale soglia si tornerà a votare la seconda domenica successiva per scegliere tra i due candidati che al primo turno hanno ottenuto il maggior numero di voti (ballottaggio).
In caso di parità di voti al primo turno, verrà ammesso al ballottaggio il candidato alla lista più votata (maggiore cifra elettorale) e, in caso di ulteriore parità, verrà ammesso il più anziano di età (gli stessi criteri saranno usati in caso di parità nel ballottaggio).
Al secondo turno viene eletto sindaco il candidato che ottiene il maggior numero di voti.
Per stabilire la composizione del Consiglio comunale si tiene conto dei risultati elettorali del primo turno e degli eventuali ulteriori collegamenti nel secondo. In pratica, se la lista o l’insieme delle liste collegate al candidato eletto sindaco nel primo o nel secondo turno non hanno conseguito almeno il 60% dei seggi ma hanno ottenuto nel primo turno almeno il 40% dei voti, otterranno automaticamente il 60% dei seggi. I seggi restanti saranno divisi tra le altre liste proporzionalmente alle preferenze ottenute.
(fonte ancitel.it)






