L’AQUILA – In Abruzzo sono quasi 76mila le persone che vivono in territori soggetti a rischio frane, che interessano il 15% del territorio, una media quasi doppia rispetto a quella italiana, con la provincia di Chieti che batte quasi tutti i record con il 22%.

Il non certo rassicurante dato è contenuto della nuova “Piattaforma nazionale #Idrogeo sul dissesto idrogeologico in Italia”,  realizzata dall’Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Una mappa interattiva e aggiornatissima, che rende di immediata comprensione quanto sia grave il pericolo di dissesto idrogeologico in Italia. Sono infatti in Italia 620.783 frane censite, i due terzi  delle 900.000 frane
europee. Sono oltre un migliaio gli eventi che si verificano ogni anno 200 dei quali determinano danni e anche vittime.

L’utilizzo della piattaforma prevede la possibilità di consultare, condividere e scaricare dati, mappe, e report sia dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia, che delle mappe nazionali di pericolosità e di rischio per frane e alluvioni, attraverso interfacce grafiche. 

Uno strumento utile, verrebbe da dire anche per il governo,  visto che tra le 102 proposte per fare ripartire il Paese,  messe a punto dalla task force guidata dal manager Vittorio Colao, sia come  evidenziato a più riprese nel corso degli Stati generali convocati dal premier Giuseppe Conte a Villa Pamphili a Roma, una delle strade per fare uscire l’Italia dalla devastante crisi economica e sociale causata dal coronavirus, è quella di investire nella sicurezza idrogeologica del territorio. 

Lo aveva fatto il governo Matteo Renzi  che nel 2016  ha varato il Masterplan per il sud  che ha a questo fine solo in Abruzzo garantito 53 milioni di euro, per finanziare oltre 200 interventi. Spesi in ritardo per gli iter come sempre farraginosi, ma comunque un passo avanti, se pure molto resta da fare.

Come risulta evidente nel consultare la mappa #Idrogeo dell’Ispra.

In Italia complessivamente il rischio frana, classificato P4, “molto elevato”, e P3 “elevato”, interessa l’8,4% del territorio pari a 25.409 chilometri quadrati.

In esso vivono 1.281.970 di persone, il 2,2% della popolazione, ci sono  550.723 edifici, (3,8% del totale) 82.948 imprese (1,7%), e 11.712 beni culturali (5,8%).

In Abruzzo le aree P3 e P4 sono pari a 1.678 chilometri quadrati, il 15,5%, del territorio, una percentuale  quasi doppia rispetto alla media italiana.

A viverci 75.911 persone, il 5,8% della popolazione, anche qui una percentuale più che doppia rispetto a quella nazionale. 

Il pericolo grava poi su 35.585 edifici (8,2%), 4.572 attività produttive, (4,2%) e 366 beni culturali (9,2%)

A livello provinciale la situazione è di gran lunga più critica in provincia di Chieti, con il 22,4% del territorio interessato, una delle percentuali più alte d’Italia, a seguire la provincia di Pescara, (16,5%) la provincia di Teramo (15,8%) e infine la provincia dell’Aquila (11,6%).

A stare in parte messe peggio in Italia sono solo la Campania, con 2.678 chilometri quadrati 19,6% del territorio e il 5,3% della popolazione, percentuale inferiore a quella abruzzese, ma in termini assoluti più numerosa, essendo pari a 302.783 persone. E il Molise, con 716 chilometri quadrati, il 16,1% del territorio, e il 6,5% della popolazione interessata, pari a 20.356 persone. 

Altre regioni a forte rischio la Toscana  (14,7% del territorio e 3,8% popolazione), Emilia Romagna ((14,6%  e 2,2%) e Liguria  (13,9% e 5,8%).​