L’AQUILA – “La nomina della giovane ereditiera di 27 anni Nathalie Dompé alla presidenza di un’istituzione culturale pubblica importante come il Tsa suona come un’offesa a milioni di coetanei che non sono ‘figli di’ e si barcamenano tra disoccupazione e lavori precari”.
Lo dicono l’ex consigliere regionale, Maurizio Acerbo, e il segretario provinciale di Rifondazione comunista dell’Aquila, Francesco Marola.
“Nessun pregiudizio nei confronti della nominata che probabilmente avrà condotto brillanti studi e avuto occasione anche di fare esperienze lavorative di alto livello ma è forte la sensazione che più del curriculum conti il cognome”.
“Anche da queste cose si nota la mutazione genetica del Pd – aggiungono Acerbo e Marola – che ormai è il partito della Confindustria, si sarebbe detto un tempo dei ‘padroni’. È evidente che le brillanti menti del Pd abruzzese vogliono ingraziarsi un importante gruppo industriale farmaceutico che opera a L’Aquila ma appare quantomeno feudale che lo facciano usando la presidenza del Teatro Stabile”.
“Benissimo che quel gruppo faccia assunzioni in Abruzzo ma a tal fine probabilmente beneficia anche di fondi pubblici e davvero appare eccessivamente spregiudicata questa captatio benevolentiae”.
“È vero che altrove i miliardari presiedono teatri, musei, fondazioni culturali ma lo fanno perché li finanziano loro. Il Teatro Stabile invece è finanziato con denaro pubblico”.
“Nulla dunque contro la Dompè che siamo certi non abbia particolare bisogno di questa carica né l’abbia ricercata – concludono – ma esprimiamo forte dissenso per la scelta della Giunta regionale”.




