L’AQUILA – Il referendum sulle trivelle in mare che non ha raggiunto il quorum fermandosi in Italia al 32,17% ha visto andare al voto in Abruzzo il 35,44% degli elettori (373.665 votanti). A vincere il Sì con l’88,27%, mentre i No si sono attestati all’11,73%.

La provincia con la maggiore affluenza è stata Chieti, cuore della protesta no Triv, cha ha raggiunto quota 127.638 votanti (40,57%) su 462 sezioni scrutinate.

A Chieti la vittoria più schiacciante del Sì in Abruzzo con il 90,21% a fronte del 9,79% di No. 

Maglia nera alla provincia dell’Aquila che ha avuto la percentuale più bassa di votanti: sono stati infatti 74.267 gli elettori (31,03%) su 409 sezioni scrutinate. A vincere il Sì con l’86,78 per cento. I no si sono attestati al 13,22%. 

Sono stati 85.542 i votanti in provincia di Pescara (33,29%) su 395 sezioni scrutinate dove si è registrata la vittoria del Si con l’86,51%. Il No si è attestato al 13,49. 

In provincia di Teramo hanno votato 86.218 elettori (35,41%) su 373 sezioni scrutinate. 

Anche a Teramo ha vinto il Sì con l’88,40%. I No si sono fermati all’11,60%. 

In alcuni comuni del Chietino si è superato il 50%: Montebello sul Sangro (54,54), Santa Maria Imbaro (51,48), Sant’Eusanio del Sangro (52,69) e Fallo (51,23).

Nessuno dei comuni aquilani ha invece superato il quorum. Il massimo dell’affluenza è stato raggiunto a Calascio con il 48,18%.

Nessun comune ha superato il quorum nemmeno a Teramo e Pescara.

Nel Pescarese la maggiore affluenza si è avuta a Picciano (38,84%).

IL QUESITO REFERENDARIO 

 

Nel quesito referendario si chiedeva: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”.

In caso di vittoria del Sì, sarebbe stato abrogato l’articolo 6 comma 17 del Codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente.

Prima che la Legge di stabilità modificasse la durata delle concessioni, la legge del 1991 prevedeva che le concessioni avessero una durata iniziale di trent’anni, prorogabile poi per dieci anni ancora e rinnovabile di cinque anni in cinque anni senza limiti di tempo comunque.

Con la vittoria del Sì le attuali piattaforme avrebbero dovuto cessare l’attività estrattiva alla scadenza della concessione anche se dovesse esserci sotto ancora gas e petrolio da estrarre. Le società avrebbero dovuto sigillare e mettere in sicurezza i pozzi, rimuovere le piattaforme, e bonificare il sito.

In Italia l’ultimo titolo scade nel 2034 (in Sicilia), in Abruzzo la scadenza definitiva dell’ultima concessione è prevista per luglio 2018.

Ora, resta in vigore la norma contenuta nella legge di stabilità, in base alla quale, entro le 12 miglia, “i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.

Le estrazioni in corso potranno continuare fino all’esaurimento del giacimento e le concessioni potranno essere rinnovate.

In principio i quesiti referendari proposti dalle Regioni erano sei. Poi ne è rimasto solo uno, visto che nel frattempo il governo ha sterilizzato gli altri con delle modifiche all’ultima legge di Stabilità.

Il quesito riguardava solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).

Il referendum non riguardava le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa.

Il referendum riguardava insomma 12 permessi di ricerca (la metà dei quali al momento sospesi) e 44 concessioni (tra produttive e non produttive) che si trovano già entro le 12 miglia: tra queste, una in Veneto, due in Emilia-Romagna, uno nelle Marche, sei in Abruzzo, tre in Puglia, cinque in Calabria, due in Basilicata e sette in Sicilia.

Tra le concessioni in Abruzzo che avrebbero dovuto interrompere anzitempo l’attività estrattiva, “Rospo Mare”, al largo della costa teatina, all’altezza di Vasto (Chieti), che scade a marzo 2018,  l’unica che estrae petrolio,  “Eleonora”, tra Pineto e Grottammare nelle Marche per l’estrazione di gas con scadenza a luglio 2018,  “Squalo” al largo di Pineto, gas naturale,  che scade a novembre 2018.

La piattaforma “Ombrina Mare”, che doveva essere realizzata al di sotto delle 12 miglia, al largo della costa dei Trabocchi, è stata bloccata sul nascere proprio dalla legge di stabilità 2016.