ROMA  – “Nell’attesa dell’adozione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee’ (PiTesai), si è convenuto di sospendere i procedimenti amministrativi relativi al conferimento di nuovi permessi di prospezione, di ricerca o di concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, di prospezione e di ricerca in essere, mentre non vengono sospese le istanze di proroga delle concessioni di coltivazione in essere”. 

Lo ha affermato il premier Giuseppe Conte riferendo l’esito del vertice ieri sera. 

Con l’intesa siglata nella notte fra M5S e Lega potranno andare avanti i “procedimenti relativi al conferimento di coltivazioni di idrocarburi e gassosi pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge”. 

È quanto si legge nella nuova formulazione dell’emendamento sulle trivelle. 

Nelle more del Piano per “la transizione energetica sostenibile” che deve essere approvato entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge “non è consentita – si legge – la presentazione di nuove” domande.

Nell’accordo di maggioranza, raggiunto ieri sera sulle trivelle, “non vengono sospese le istanze di proroga delle concessioni di coltivazione in essere. La sospensione non si applica, inoltre, ai procedimenti relativi al conferimento di concessione di coltivazione pendenti” e “si è anche deciso di aumentare l’ammontare dei canoni dovuti dai singoli operatori a titolo di corrispettivo sino a 25 volte il valore attualmente previsto”, riferisce in una nota il premier Conte riferendo “l’esito di un vertice conclusosi ieri in tarda serata, da me convocato, in cui le forze di maggioranza hanno concordato la definitiva formulazione dell’emendamento riguardante il ‘Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee’ (PiTesai), attualmente in discussione nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato, in sede di conversione del decreto-legge in materia di semplificazioni”. 

Ieri il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, nell’ambito di un evento organizzato a Pescara con la candidata alla Presidenza della Regione del M5s, Sara Marcozzi, ha disegnato in poche parole il divario con gli alleati di Governo, prendendo netta distanza dalle dichiarazioni del ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini.

Negli anni, infatti, il fronte degli ambientalisti si è mosso compatto per contrastare diversi progetti e, dopo lunghe battaglie di cittadini ed associazioni, si è riusciti a bloccare, tra tutti, il progetto della piattaforma di Ombrina Mare. 

“L’Abruzzo è il polmone verde dell’Europa dobbiamo proteggerlo dalle trivelle e dagli inceneritori, curare le acque e i parchi, ne va della nostra salute”, ha precisato Marcozzi.

Sfida aperta per le regionali, quindi,  in casa dei gialloverdi che si scontrano nel campo dell’Ambiente. Nei giorni scorsi, infatti, il vice premier Salvini ha dichiarato di non essere affatto contrario alle perforazioni, spiegando che: “Non si può dire no al carbone, no al petrolio, no al metano, no alle trivelle, mica possiamo andare in giro con la candela e accendere i legnetti. Di tutto il resto si può discutere, ma con i soli No non si campa”.

E lo stesso candidato di centrodestra alla Presidenza della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha dichiarato recentemente di essere favorevole alle perforazioni entro le 12 miglia in mare. 

Le stesse associazioni ambientaliste, nei giorni scorsi, sono insorte contro le dichiarazioni di Salvini e Marsilio. “Invitiamo ad approfondire l’argomento visto che probabilmente sfuggono le implicazioni di una deriva petrolifera che è alle porte in considerazione del grande numero di permessi già rilasciati e di istanze. Attività che, tra l’altro, impiegherebbero anni a venir sviluppate”, ha commentato il Forum H2O.

Polemiche che qualche giorni fa hanno toccato anche il candidato del centrosinistra, Giovanni Legnini. “Abbiamo appreso della candidatura con il centrosinistra a guida di Legnini di Alessandro Lanci, attivista che ha condiviso molte lotte per l’ambiente in Abruzzo e a cui facciamo i nostri auguri per la nuova strada avviata. Ovviamente ognuno può decidere liberamente di candidarsi oppure no ma a nessuno è concesso di disporre della storia comune a fini elettorali”, ha dichiarato in una nota il Forum H2O.

“Visto che molti di noi sono stati in prima fila in quella vicenda vittoriosa, non possiamo non esprimere il nostro sconcerto e la delusione per una dichiarazione ‘ad usum delphini’ con la quale si vorrebbe stravolgere una bella storia comune come quella No Ombrina, addirittura sostenendo che il candidato presidente Legnini abbia risolto la questione scrivendo un emendamento. Vogliamo ricordare che il senatore Legnini fu corresponsabile proprio del riavvio della procedura del progetto Ombrina, con il suo voto favorevole al Decreto ‘Sviluppo’ del 2012 che superava il divieto delle 12 miglia introdotto dalla Prestigiacomo nel 2010 che aveva bloccato Ombrina una prima volta. Non basta. Legnini era sottosegretario all’economia nel Governo Renzi che nell’estate 2014 approvò il famigerato decreto Sblocca Italia”.

Decisamente opposta, rispetto al centrodestra, la posizione del ministro dell’Ambiente, che oggi a Pescara ha ribadito: “Sono per il no alle trivelle, le trivelle passano per la valutazione di impatto ambientale, e io non le firmo. Mi sfiduciano come ministro? Torno a fare il generale dei Carabinieri, lo dico con franchezza”, ha detto Costa parlando della riforma della Commissione Via, il cui parere va sul tavolo politico.

“Non firmo e non firmerò autorizzazioni a trivellare il Paese anche se dovesse esserci il parere positivo della Commissione Via-Vas – ha puntualizzato – Le alternative ci sono. Si chiamano ‘energie rinnovabili’, se bisogna investire è quella la direzione”. 

Il ministro torna sul tema anche dal profilo Facebook: “ricordo che un miliardo di euro investito in rinnovabili ed efficientamento energetico crea fino a 13 mila posti di lavoro. È anche una questione economica: vogliamo puntare sulle fossili, che impoveriscono il territorio e che creano pochi posti di lavoro o sulle rinnovabili, perseguendo gli obiettivi di sostenibilità europei, aiutando il clima e creando tanti posti di lavoro?”.

Il post si chiude con una domanda a cui lo stesso ministro fornisce già la risposta: “mi farò dei nemici? Saranno gli stessi nemici dell’ambiente e del Paese”.

Per quanto riguarda gli inceneritori, poi, ha aggiunto: “Sono fermamente contro gli inceneritori. Volerli costruire è ideologia. Non è economico. Questa non è ideologia, ma economia verde, che è più conveniente di quell’altra economia. L’ho chiesto anche a Confindustria: sono rimasti tutti zitti. Non è ideologia essere contro i termovalorizzatori, ma l’esatto contrario”.

“Se per costruire un inceneritore ci vogliono 7 anni e per arrivare all’ammortamento altri 20, vuol dire che quell’impianto va a regime dopo 27 anni. E allora siccome abbiamo stabilito che entro dieci anni in questo Paese dobbiamo arrivare ad avere un residuo di rifiuti indifferenziati del 10%, mi chiedo cosa daremo da mangiare a questi termovalorizzatori”.

Intanto questa sera, le commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato torneranno a riunirsi alle 20 sul decreto semplificazioni. Lo si apprende al termine di un ufficio di presidenza delle commissioni, dopo il rinvio dell’Aula.

Il tentativo in atto nella maggioranza è quello di sciogliere il nodo dell’emendamento sulle trivelle, al centro del braccio di ferro tra M5s e Lega, prima della ripresa dei lavori in commissione.

“Nessun blocco alle perforazioni in corso: al termine di un lungo confronto, abbiamo raggiunto un accordo sul tema delle cosiddette ‘trivelle’. Abbiamo arginato alcuni eccessi, abbiamo evitato la sospensione delle proroghe delle concessioni in corso e ai procedimenti pendenti. È un buon risultato a difesa del Paese e della sua capacità di attrarre investimenti, a difesa dell’occupazione, dell’ambiente e della certezza del diritto”, ha dichiarato Vannia Gava, sottosegretario leghista all’Ambiente. 

“La Conferenza Stato-Regioni vaglierà il Piano per la Transizione Energetica – ha aggiunto Gava -. Le transizioni, se vogliono essere positive, devono essere lunghe e ponderate. Sarà un cammino lungo, che seguiremo passo per passo, perché vogliamo costruire un Paese capace di guardare e di andare avanti”. 

“Grazie all’accordo trovato sulle trivellazioni, abbiamo dimostrato che la nostra direzione, la nostra stella polare resta quella di seguire un percorso che porti all’addio delle fonti fossili. Sospendere le nuove ricerche di idrocarburi e aumentare i canoni di coltivazione e stoccaggio di 25 volte è un grande passo avanti rispetto al passato. Inoltre, l’accordo rappresenta l’inizio di una transizione energetica che avrà bisogno di tempo, superando il trade-off fra posti di lavoro e tutela dell’ambiente”, ha aggiunto la senatrice M5S e capogruppo della Commissione Ambiente, Patty L’Abbate (M5S). 

“Il Movimento guida un cambiamento in nome della resilienza del nostro fragile territorio – ha continuato la senatrice -, mostrando una direzione opposta rispetto a tutti coloro che vedono nel carbone e nei altri combustibili fossili l’unica fonte di energia possibile. Siamo quelli del sì alle nuove strategie di sviluppo economico volte a diffondere nuovi modelli economici, che siano sostenibili e che guardino alla green economy e all’economia circolare. Noi siamo per il no alle multinazionali del petrolio che calpestano ogni giorno la sovranità energetica del nostro Paese, devastando interi territori”.