L’AQUILA – “La chiusura è sospesa fino a settembre 2018, occorre una modifica della legge che ad oggi non è sul tavolo perché nessuno l’ha proposta, non è il Governo che può avere un’iniziativa su questo, anzi le iniziative di studio del Governo vanno tutte nella direzione opposta”.

Così la senatrice del Nuovo centro destra Federica Chiavaroli, sottosegretario alla Giustizia, conferma che il mantenimento dei quattro tribunali abruzzesi cosiddetti minori, Lanciano, Vasto, Sulmona e Avezzano, non è attualmente all’ordine del giorno.

L’esponente di Governo esplicita quanto affermato ad AbruzzoWeb dallo stesso ministro Andrea Orlando, che già di per sè lasciava spazio a ben poche interpretazioni, che ha detto di ritenere “sbagliato fare dell’Abruzzo una eccezione a livello nazionale. La riforma della geografia giudiziaria ha apportato dei miglioramenti del sistema che credo valgano e debbano valere anche per l’Abruzzo”.

“Il Parlamento ha deciso nel 2012, quindi in un’altra legislatura, di chiudere 4 tribunali dell’Abruzzo con un provvedimento in cui è stata fatta una revisione molto consistente della geografia giudiziaria, ora perché si possa chiedere al Governo di cambiare idea ci deve essere una iniziativa talmente forte ed unitaria che induca il Governo a rifletterci”, precisa la Chiavaroli a questo giornale.

Per il sottosegretario, insomma, “è l’Abruzzo che si deve mettere d’accordo e fare la proposta”.

“Quello che ha detto Orlando è niente in confrronto a quello che dice il Ministero dell’Economia, che non vuole si torni indietro da quella decisione” aggiunge, prima di dare una stoccata a deputati e senatori della regione: “Perché si possa chiedere al Mef ci vuole un accordo forte almeno dei parlamentari abruzzesi, che – dice – in questo momento non c’è.

Quindi l’auspicio: “Mi auguro che la classe politica dell’Abruzzo sia in grado di promuovere una iniziativa legislativa, io in questo momento non sono titolare dell’iniziativa parlamentare, mi auguro che deputati e senatori si vedano e riescano a trovare un accordo, almeno quelli di maggioranza”.

Il sottosegretario fa anche capire che sarebbe opportuno che ciascuna comunità, cioè quelle di Lanciano e Vasto, e quelle di Avezzano e Sulmona, che ad oggi si spendono per difendere il proprio palazzo di giustizia, iniziasse a fare squadra con le altre mettendo attorno a un tavolo le rispettive espressioni parlamentari al fine di una iniziativa comune a Roma.

La norma del 2012 era stata dichiarata legittima già nel dicembre 2015 dalla Corte Costituzionale, che respinse un ricorso proveniente da Torino. Il 3 novembre scorso, poi, la Consulta ha sancito la legittimità dell’accorpamento del tribunale di Avezzano a quello dell’Aquila.

I giudici delle leggi hanno rigettato l’ultimo ricorso su questo spinoso argomento con la sentenza numero 232, sollevato dal Tar aquilano dovendo giudicare “l’impugnazione di alcuni atti amministrativi recanti disposizioni regolanti l’organizzazione del personale amministrativo in servizio presso gli uffici giudiziari compresi nel distretto di Corte d’appello de L’Aquila” da parte del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Avezzano e alcuni dipendenti del Ministero della Giustizia.

Accorpamento subordinato al solo completamento dei lavori del tribunale del capoluogo, previsto a breve, che consentirà alla struttura di avere una dimensione sufficiente ad ospitare anche gli uffici attualmente ad Avezzano.

Da ultimo, era stato l’ex vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, proprio a latere dell’incontro della Chiavaroli con magistrati e avvocati al tribunale dell’Aquila, a “prendere atto, con serietà e concretezza, del fatto che tale disposizione è figlia di una legge dello Stato. Pertanto, a meno che quest’ultima non venga modificata, bisogna adeguarsi e regolarsi di conseguenza”.