TERAMO – “Le gallerie del Gran Sasso, tra le più lunghe d’Italia con i loro 10,5 chilometri, non sono state adeguate entro la scadenza del 30 aprile 2019 ai requisiti impiantistici fissati dal decreto legge 264 e presentano, per stessa ammissione di Strada dei Parchi nei documenti ufficiali, un livello di ammaloramento strutturale preoccupante con tanto di distacchi dalle volte”. 

Lo affermano il Forum H2o e Il Martello del Fucino, che, “dopo un accesso agli atti alla Commissione Gallerie e dopo aver esaminato decine di documenti”, lo scorso 7 novembre hanno presentato un corposo esposto a 45 enti e otto procure, oltre alla Corte dei Conti, cioè tutte quelle competenti sulle autostrade A24 e A25.

Il documento non fa altro che gettare benzina sul fuoco, a poche ore dalle precisazione arrivate da Strada Parchi, concessionaria di A24 e A25, a seguito del documento che il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha inviato a vigili del fuoco e a tutti i provveditorati alle opere pubbliche che è stato acquisito dalla Guardia di Finanza di Genova e secondo il quale i tunnel lunghi oltre 500 metri presentano pericoli di incidenti e crolli, non sono impermeabilizzati, sono privi di sistemi di sicurezza, di corsie di emergenza e vie di fuga, luci guida in caso di evacuazione. In pratica, tutte gallerie non a norma con la direttiva europea 54 del 2004. 

Sono duecento le gallerie a rischio lungo tutta la rete autostradale italiana: 105 sulla rete autostradale in concessione a Aspi e 90 a altre società.

Quella del Gran sasso poi è una galleria finita nell’occhio del ciclone i rischi che essa potrebbe comportare, assieme ai Laboratori di fisica nucleare, per l’acquifero sottostante che alimenta un bacino di 700mila persone. Il governo ha nominato come commissario Corrado Gisonni, che dovrà spendere nei prossimi anni 120 milioni di euro per le opere di definitiva messa in sicurezza.

Sulla vicenda delle gallerie, è intervenuta oggi Strada dei Parchi.

“Le gallerie del Gran Sasso – spiega la concessionaria – sono state aperte al traffico nel 1983 e nel 1989, sono strutture recenti, rispetto alla media delle autostrade italiane, costruite vent’anni prima. Quindi i problemi che si sono cominciati a manifestare sulla calotta, per via dell’inquinamento e per la pressione dell’acqua, non sono tali da mettere in dubbio la staticità della struttura”.

“I rivestimenti di queste gallerie – si legge nel documento – presentano allo stato odierno calcestruzzi deteriorati di modesta qualità superficiale a causa della lunga esposizione agli agenti atmosferici inquinati dai gas di scarico che con l’umidità si sono condensati sulle pareti come soluzioni acide ed hanno agito da disgregatori della pasta cementizia originaria”. 

“A questo si è aggiunto il processo di carbonatazione che nel tempo è penetrato nella massa del calcestruzzo fino a decine di centimetri alterando le sue originarie caratteristiche di resistenza ed omogeneità”, e anche “in alcuni casi, per il momento non molto diffusi, la faccia interna del rivestimento si presenta completamente disgregata e interessata da distacchi di calcestruzzo in calotta e ai piedritti”. 

Di diverso avviso gli ambientalisti, nell’illustrare il contenuti dell’esposto, e dopo aver consultato “decine di documenti dal 2006 al settembre 2019”. 
E citano infatti quanto scriveva nel 2016 Strada dei Parchi in un relazione consegnata al parlamento, citata nell’esposto.

“Il rivestimento di entrambi i fornici della galleria Gran Sasso sono fortemente degradati ed i recenti episodi di incendio in galleria ne hanno evidenziato le criticità: ricordiamo che il collasso di un solo tratto di rivestimento comporta l’isolamento reciproco fra le province di Teramo e l’Aquila oltre alla difficoltà di evacuazione del personale del Laboratorio Sotterraneo dell’Infn (centinaia di persone dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)”. 

Nei documenti si legge inoltre che “negli anni la faglia attraversata a circa 1.400 ml dall’imbocco lato Teramo ha dato segni di riattivazione con episodi di sollevamento progressivo dell’arco rovescio che era oggetto di monitoraggio anche prima del recente terremoto di Amatrice: il piano verrà implementato per calibrare l’intervento di ricostruzione di un arco rovescio sicuramente armato (a differenza di quello attuale) con possibile blindatura del rivestimento a cavallo della faglia sui due fornici”. 

Altri passaggi citati nella relazione del 2016 da Strada dei Parchi: “L’adeguamento impiantistico sarà possibile solo dopo un adeguato rinforzo strutturale di talune gallerie, le cui strutture in calcestruzzo presentano diffusi e importanti ammaloramenti dovuti alla mancanza, fin dalla loro costruzione, dell’impermeabilizzazione a tergo della calotta e dei piedritti. L’assenza dell’impermeabilizzazione, oltre a creare danni strutturali, genera situazioni di rischio per la circolazione stradale, dovuti alla formazione, durante il periodo invernale, di vere e proprie stalattiti di ghiaccio che devono essere rimosse prima che il loro peso le faccia collassare e cadere sul piano viario”. 

“Sotto il profilo strutturale – si legge ancora – tutte le gallerie presentano criticità dei rivestimenti, in particolar modo esibiscono fenomeni di ammaloramento e carbonatazione della parte esterna del rivestimento, imputabili ad infiltrazioni di acqua, tali da richiedere interventi di impermeabilizzazione e ripristino di parte del rivestimento, per uno spessore variabile fino a 50 cm”.

Ricordando che “siamo in un Parco nazionale e a contatto con uno degli acquiferi più importanti d’Europa”, i due ambientalisti affermano che “il punto fermo è che il termine del 30 aprile 2019 è arrivato senza che le due gallerie del Gran Sasso siano state adeguate dal punto di vista impiantistico”.

“Inoltre – aggiungono – sono emersi problemi strutturali assai rilevanti descritti dalla stessa Strada dei Parchi con parole e foto inequivocabili. Intanto dobbiamo rilevare che agli atti mancano completamente le risultanze delle ispezioni obbligatorie per legge (almeno due visto che il Decreto ne dispone almeno una ogni sei anni): lo Stato non è mai andato a visitare le gallerie autostradali più lunghe nel suo territorio. Appare quindi singolare che solo il 7 novembre 2019, con la nota relativa alle 200 gallerie cosiddette non a norma divulgata dai principali quotidiani italiani ieri, emerga finalmente un certo attivismo degli enti competenti”.

Nella nota Strada dei Parchi ricorda invece, che “negli ultimi dieci anni la struttura ha superato, senza problemi, tre grandi terremoti e una serie infinita di scosse di assestamento. Attualmente, sul piano della circolazione, il traforo del Gran Sasso ha indici di sicurezza tra i più alti rispetto a strutture simili, per via delle misure adottate, che prevedono la corsia per gli interventi d’emergenza, la riduzione della velocità e il distanziamento tra i veicoli. In questo senso la Concessionaria si è avvalsa del contributo degli esperti del Politecnico di Milano per verificare i possibili scenari di rischio”.

“Come Concessionari abbiamo predisposto – viene sottolineato – le progettazioni per il completo adeguamento degli impianti alle nuove norme Europee. I progetti hanno ottenuto da tempo il via libera della Commissione permanente Gallerie, con alcune osservazioni che hanno portato all’integrazione dei progetti. Abbiamo da tempo inviato al Ministro Infrastrutture e Trasporti gli elaborati per avere il via libera all’avvio dei lavori. Il Consiglio Superiore Lavori Pubblici ha indicato al Ministero la via di realizzare contestualmente sia i lavori di miglioramento della struttura sia quelli di adeguamento degli impianti. Il tutto in attesa di definire con il Commissario di Governo tutti gli interventi che si renderanno necessari per la messa in sicurezza dai rischi di inquinamento dell’acquifero. Appena avremo il via libera procederemo”, conclude la nota.