L’AQUILA – Richiesta al Ministero delle Infrastrutture di ordinare alla concessionaria Strada dei Parchi di revocare la decisione di chiusura del tunnel del Gran Sasso. E ancora richiesta al governo di finanziamento urgente di 172 milioni di euro, per la messa in sicurezza delle infrastrutture e delle funzioni che insistono e minacciano il sistema idrico. Si al commissariamento governativo, ma solo per l’esecuzione dei lavori. Infine maggiore informazione e partecipazione dei cittadini e associazioni, e aggiornamento e potenziamento delle azioni di monitoraggio e prevenzione dei rischi sulla qualità delle acque.

Sono questi i cinque punti, che saranno al centro di una delibera di indirizzo da approvare in un consiglio regionale straordinario, già richesto, e illustrati oggi dal consigliere regionale Giovanni Legnini, a nome di tutta l’opposizione di centrosinistra, oggi a palazzo dell’Emiciclo. In conferenza stampa, assieme a Legnini, c’erano Dino Pepe e Silvio Paolucci, consiglieri regionali del Partito democratico, Amerigo di Benedetto, consigliere regionale di Legnini presidente, la deputata del Pd Stefania Pezzopane, l’ ex presidente vicario della Regione Giovanni Lolli, del Pd.

L’iniziativa fa seguito all’ultimatum lanciato da Strada dei Parchi, società che gestisce le autostrade A24 e A25, della chiusura dalla mezzanotte di domenica 19 maggio, del traforo del Gran Sasso, tra gli svincoli di Assergi nel versante aquilano, e Colledara-San Gabriele sul versante teramano, in entrambe le direzioni di marcia, e a tempo indeterminato. Questo perchè la società della holding del pescarese Carlo Toto, ha i suoi vertici, assieme a quelli dei Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso e della Ruzzo Reti, sotto inchiesta dalla Procura di Teramo, per gli sversamenti di sostanze pericolose avvenute sotto il traforo, e la società dice di volere “evitare la reiterazione del reato”. Sdp poi non vuole in nessun modo farsi carico dei lavori di messa in sicurezza, previsti dalla delibera del 25 gennaio, approvata quiando Giovanni Lolli era presidente vicario della Regione.

La giunta regionale di Marco Marsilio, ha approvato dunque una deilibera, pochi giorni fa,  che chiede la dichiarazione dello stato di emergenza e il commissariamento governativo. 

“Non è possibile che su una questione così grave – ha esordito Legnini -, come la paventata chiusura del tunnel del Gran Sasso, e i rischi per la falda acquifera, venga affrontata dalla giunta senza coinvolgere il consiglio regionale. Chiediamo pertanto una seduta straordinaria, e siamo pronti a presentare e illustrare le nostre proposte”.

Per quanto riguarda il nodo del commissariamento, ha aggiunto Legnini, “non siamo contrari, ma un commissario governativo dovrà essere nominato per la sola esecuzione delle opere, per velocizzare l’iter. Altra cosa è volere un commissario che si sostituisca alla Regione, per allontanare le responsabilita. La Regione deve anzi mantenere il ruolo di coordinamento, competenze e obblighi devono restare in capo a ciascuno dei soggetti pubblici. E andrà anzi costituito un gruppo di lavoro”.

“Si sta agendo con lentezza e indecisione – aggiunge Legnini – , davanti a quella che è un’emergenza. Bisogna chiedere subito al ministero di far si che Strada dei Parchi revochi la decisione di chiusura. In nessun modo la nostra Regione puo’ permettersi la chiusura di un’infrastruttura autostradale, che ha una valenza non solo regionale ma nazionale, verrebbe anche compromessa l’attività di un’eccelenza mondiale come i Laboratori nazionali di fisica nucleare”.   Alla domanda dei cronisti: “Strada dei Parchi ha facoltà di poter eventualmente interrompere un pubblico servizio e chiudere un’infrastruttura strategica di cui e’ solo concessionaria, ed e’ di proprieta’ dello Stato?”, Legnini risponde: “Non spetta a me il giudizio, ma al Ministero delle Infrastrutture”.

Ha aggiunto Pezzopane: “Sdp ha annunciato chiusura, e tranne il sottosegretario Gianluca Vacca, che ha detto no al commissariamento, nessuno ha detto una parola su questa gravissima vicenda. Come opposizione alla Camera dei deputati stiamo predisponendo un progetto di legge che prevede lo stanziamento dei fondi necessari per la definitiva messa in sicurezza del sistema Gran Sasso, e il commissariamento limitato alla realizzazione delle opere. Anche in questo caso è prevista la partecipazione dei cittadini, e misure di trasparenza, perchè l’intervento durera anni, ed è necessario il rigoroso controllo”.

Nella delibera di indirizzo che sarà presentata in aula, si fa riferimento, per l’esecuzione delle opere, a quanto era stato previsto e concorato con un protocollo d’intesa  con la delibera di Giunta 33 del 25 gennaio 2019, approvata nella precedente legislatura, con Giovanni Lolli presidente vicario.

Lavori quantificati all’epoca in 160 milioni, e che prevedono l’impermeabilizzazione della pavimentazione delle due gallerie, con la sostituzione del sistema di convogliamento dell’acqua drenata dietro le gallerie, ora in cemento armato, con una condotta di acciaio inox, e delle condotte trasversali, quelle che portano l’acqua al canale in cemento per intenderci, ora in Pvc, con tubazioni di acciaio inox.

E ancora sostituzione  delle condotte di plastica o cemento della rete di scolo delle acque di piattaforma con condotte di ghisa sferoidale.

I lavori che dovranno riguardare i laboratori, invece, prevedono l’impermeabilizzazione dei pavimenti nei cunicoli perimetrali e l’ultimazione di quella già avviata. Inoltre, verranno realizzate ex novo le condotte di scarico in ghisa sferoidale, con idoneo sistema di depurazione delle acque scaricate nel torrente Gravone. 

“Nella delibera di giunta del 25 gennaio, che ha stabilito importo e tipologie di intervento per la messa in sicurezza del tratto autostradale e dei laboratori, è scritto chiaro e tondo che i soldi ce li deve mettere il governo. Non ho idea perchè Sdp abbia sostenuto l’ipotesi, anche con un ricorso al Tar, che dovesse essere lei in qualche modo a farsi carico dell’intervento, anche in parte”.

Sull’ultimatum di Sdp Lolli osserva infine: “Ho i miei dubbi che Sdp possa davvero chiudere il traforo. E’ una concessionaria, gestisce un servizio pubblico. Ma ritengo che sia stata una minaccia  utile a sollecitare l’intervento del governo, e la Regione deve fare la sua parte, come ha fatto fino in fondo nella precedente legislatura”.