L’AQUILA – Pavimenti sconnessi in molti ambienti, alcuni ascensori rotti o con i sigilli, infiltrazioni d’acqua piuttosto frequenti in zone di passaggio, pazienti che si lamentano per i pasti scadenti; ed ancora, file lunghissime per trovare un parcheggio o prenotare una visita e in alcuni casi anche uno stato di pulizia generale non proprio eccellente; così si presenta l’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila alle migliaia di pazienti ed utenti che ogni giorno frequentano la struttura per essere assistiti.

Parti deteriorate si registrano anche nei locali ristrutturati dopo il terremoto: medici, operatori, pazienti e cittadini si chiedono se è stata verificata la responsabilità e se sono state emesse contestazioni alle aziende di ricostruzione che si sono aggiudicate gli appalti.

Dopo lamentele e segnalazioni giunte in redazione, AbruzzoWeb ha voluto fare un piccolo “tour” per toccare con mano la situazione: il cronista, munito di macchina fotografica e “armato” di tanta pazienza, nel corso del giro ha trovato, purtroppo, conferma delle numerose denunce su difficoltà logistiche e i conviventi legati alla struttura, ormai considerata “vecchia” e poco “performante”. 

Innanzitutto il parcheggio: trovare un posto sembra una vera “mission impossible”, con macchine in doppia e terza fila e in alcuni casi anche sui marciapiedi, così da rendere difficoltoso il passaggio a chi ha per esempio problemi di deambulazione.

Individuare il reparto, per chi frequenta meno, significa avventurarsi in una sorta di “Girone dantesco” con la segnaletica insufficiente e in alcuni casi assente; un dissservizio che, stando a quanto riferito dal personale medico, era stato fatto presente e giustificato dal continuo “work in progress” della struttura che a quasi 10 anni dal terremoto del 2009 non ha ancora completato la ricostruzione.

Il cantiere dell’ospedale è partito nel 1972, il progetto invece è del 1967, una costruzione che da allora è stata decisamente travagliata e al centro di dibattiti parlamentari, esposti e polemiche, come riporta anche il quotidiano La Repubblica, che ha ricordato come la spesa inizialmente prevista fosse di 11.395 milioni di lire e alla fine è costato circa duecento miliardi.

I finanziamenti arrivarono dalla Cassa del Mezzogiorno, Regione Abruzzo, ministero della Salute, ministero dell’Università e della Ricerca.

Quando è stato inaugurato, nel 2000, il sistema era già datato, e secondo quanto riportato sempre da Repubblica, l’ospedale, non risulta nemmeno nelle mappe catastali.

A proposito di informazioni, gli stessi medici che si trovano a passare negli spazi interni, vengono presi d’assalto per avere indicazioni su dove andare.

“Non possiamo uscire con il camice bianco perché praticamente ci ritroviamo a fare i vigili urbani”, è la lamentela di una dottoressa in forza all’ospedale che ha definito la struttura “un museo degli orrori”.

Dal Centro unico di prenotazione (Cup) ci sarebbe un comodo ascensore, l’unico che consente il trasferimento dei pazienti anche con deambulanti al piano superiore dove si trovano i reparti, non funziona da almeno due settimane; sembra che sia rotto un blocco meccanico e vada sostituito, ma intanto è inutilizzabile.

All’unità di geriatria l’ascensore funzionerebbe pure, ma sono stati apposti dei sigilli e nessuno sa dire il perché; si tratta di un reparto frequentato principalmente da persone anziane, che si vedono costrette a fare le scale o comunque a cercare una qualunque forma di assistenza.

Allora si va a piedi, per chi può, schivando le tante buche per terra, dove alcuni malcapitati sono anche caduti e nei giorni di pioggia ovviamente si riempiono d’acqua.

Il maltempo e le pioggie dei giorni scorsi hanno costretto il personale medico di alcuni reparti ad armarsi di secchi per raccoglierla, dal momento che si sono delle infiltrazioni che non consentono un defluire normale.

Il pavimento interno è scollato e rialzato in più punti, si rischia di inciampare, qualche giorno fa un medico che si trovava a passare è riuscito a evitare che una signora cadesse per terra a causa di una buca poco visibile.

Il cibo: si tratta di un ospedale e non di un ristorante, ma i pasti anche da quanto riferito da molti utenti costretti al ricovero non sono buone, spesso le pietanze sono fredde o ritenute “assolutamente immangiabili”.

E infine le file lunghissime, sia al Cup, di cui AbruzzoWeb si è occupato nei giorni scorsi che per prenotare alcune visite specialistiche, che costringono per chi ha effettivo bisogno a ricorrere alla sanità privata.

E infine, ma non di meno importanza, l’insegna luminosa che indica la presenza dell’ospedale è spenta da settimane, per cui, qualcuno che viene da fuori e non sa la precisa ubicazione, può avere sicuramente problemi per orientarsi.