PESCARA – Forse non sarà la panacea di tutti i mali per un settore, quello del commercio, vittima anche in Abruzzo della crisi che ha alleggerito le tasche dei cittadini consumatori.

Il Testo unico del commercio, che sostituisce una selva di norme preesistenti, approvato nel Consiglio regionale di lunedi, renderà però senz’altro la vita più facile agli operatori abruzzesi.

Approvato a larga maggioranza bipartisan, dopo un “parto” legislativo durato la bellezza di dieci anni, in esso infatti si introducono importanti novità, a lungo invocate dalle associazioni di categoria: la messa a regime degli Sportelli unici per le attività produttive (Suap), la proroga al divieto di realizzare centri commerciali fino al 31 dicembre 2021, e soprattutto estendendo il divieto anche ai Parchi commerciali. E ancora l’istituzione dell’albo dei Negozi storici abruzzesi, primo passo per un loro sostegno concreto, la soluzione di compromesso trovata alla vicenda dell’obbligo del Documento unico di regolarità contributiva (Durc) per i venditori ambulanti. Occhio di riguardo anche alle edicole, che a causa delle crisi della vendita dei quotidiani e periodici cartacei, se la passano sempre peggio.

Il vantaggio complessivo che però innanzitutto porta con se il testo unico, è proprio la semplificazione normativa e la tanto invocata sburocratizzazione, visto che esso  sostituisce, raggruppa e abroga oltre una quarantina delle circa 70 leggi e regolamenti di settore che si sono accumulati negli anni, relative agli iter autorizzativi per l’apertura, l’ampliamento e il trasferimento degli esercizi commerciali, per le attività stagionali, ambulanti, su aree pubbliche, hobbistiche, per la vendita all’ingrosso, la grande distribuzione, le fiere, le aste, i saldi, i distributori di carburante, e molto altro.

Finora districarsi in questo dedalo di articoli, commi e cavilli, per gli esercenti è stato un costoso calvario, in termini di tempo e denaro.

Nella stessa direzione va il recepimento, anche per il settore del commercio, del decreto legge 222 del 2016, che unifica tutte le procedure burocratiche negli sportelli del Suap, comunali e e intercomunali.

Nel Testo unico si stabilisce infatti che gli “sportelli unici per le attività produttive divengono l’unico punto di accesso relativo a tutti i procedimenti amministrativi riguardanti le attività commerciali e forniscono una risposta unica e tempestiva in luogo degli altri uffici comunali e di tutte le altre pubbliche amministrazioni, ivi comprese quelle preposte alla tutela ambientale, paesaggistica e territoriale del patrimonio artistico, o alla tutela della salute e della pubblica incolumità”.

Insomma, addio ai pellegrinaggi da un ufficio all’altro per un documento, un’ autorizzazione, una richiesta di chiarimento.

Si prevede poi l’istituzione anche di nuovi organismi, i Centri di assistenza tecnica alle imprese (Cat), ad opera delle associazioni di categoria, al fine di sviluppare i processi di ammodernamento della rete distributiva, per favorire le certificazioni di qualità, e per dare un supporto complessivo agli operatori.

Altro aspetto qualificante del Testo unico, come detto, è la moratoria fino 31 dicembre 2021 per la realizzazione di nuovi centri commerciali.

In realtà si tratta di una proroga, visto che la moratoria approvata in consiglio regionale nel 2010 scade il 31 dicembre prossimo. L’importante novità è però che la moratoria si estende questa volta anche ai parchi commerciali, ovvero agli aggregati, in una medesima area, di varie e distinte attività commerciali di media distribuzione, che di fatto assumono tutte insieme le dimensioni e la funzione di un centro commerciale, anche se non stanno sotto lo stesso tetto, e non hanno servizi comuni.

In questi anni sono stati proprio i parchi commerciali a rappresentare il cavallo di Troia per gli imprenditori della grande distribuzione per aggirare la moratoria, pensata per evitare la desertificazione del piccolo commercio di prosimità, in particolare quello dei centri storici,  che in nessun modo può reggere la concorrenza ai colossi che hanno invaso le periferie.

Trova finalmente una soluzione con il Testo unico anche la questione del Durc per i commerciati ambulanti.

Con la legge 30 del 2016 si era stabilito che per poter accedere alle postazioni su suolo pubblico, dei mercati fissi, o anche quelli episodici, gli ambulanti dovevano essere in regola con i versamenti contributivi e presentarsi agli avvisi di assegnazione con il Durc in regola.

I favorevoli alla norma hanno argomentato che tale obbligo avrebbe posto un freno alla concorrenza sleale ed elevato la professionalità e la qualità tenuto conto che nelle regioni limitrofe all’Abruzzo, Marche ed Umbria, in primis, questo obbligo già esiste, e così gli esercenti non in regola di quelle regioni hanno cominciato a riversarsi nei mercati abruzzesi.

Dall’altra parte si è fatto però notare che con la crisi economica tanti operatori anche abruzzesi hanno difficoltà a rimanere in regola con i versamenti pensionistici, soprattutto se si sono accumulati negli anni. La soluzione trovata, ispirata ad una norma approvata dalla Regione Liguria, stabilisce che l’obbligo della regolarità del Durc vale solo per i due anni precedenti alle domande per partecipare ad un mercato.

A tal proposito si introduce la ‘Carta di esercizio’ ossia il documento identificativo dell’operatore che esercita l’attività di commercio su aree pubbliche e contiene i dati dell’impresa e dei titoli abilitativi in suo possesso, mentre l’Attestazione annuale è il documento da allegare alla Carta di esercizio che comprova l’assolvimento degli obblighi previdenziali e assistenziali previsti per l’attività di commercio su aree pubbliche, esercitata come detto negli ultimi due anni.

Da anni si ragiona poi sulla necessità di aiutare, ad esempio con un regime fiscale favorevole, i piccoli esercizi commerciali di frontiera, che nei paesi dell’entroterra, ma anche nei centri storici che si svuotano,  rappresentano  un presidio di civiltà e socializzazione.

Il Testo unico fa un passettino avanti in questa direzione, riconoscendo per la prima volta il Negozio storico abruzzese, ovvero le “attività che costituiscono testimonianza della storia dell’arte della cultura e della tradizione imprenditoriale locale o che si svolgono in locali aventi valore storico architettonico, ambientale”.

I Comuni sono tenuti a segnalarli alla Regione gli esercizi commerciali che rispondono a tali requisiti, al fine di  creare di albo.  Seguirà, si dice nel Testo unico,  l’approvazione entro 120 giorni di un regolamento più dettagliato. Il censimento rappresenterà il primo passo, ed anzi la precondizione,  per adottare misure concrete di sostegno anche economico alle attività storiche, che rappresentano un patrimonio anche dal punto di vista turistico. Si anticipa nel Testo unico che le attività che somministrano alimenti e bevande devono essere in esercizio da almeno 40 anni, e nello stesso luogo per rientrare nel novero dei Negozi storici.

Altra novità riguarda le care vecchie edicole, o per usare il gergo burocratico, i “punti vendita esclusivi di stampa quotidiana e periodica”. Molte di essi hanno abbassato negli ultimi anni le saracinesche, vista la crisi delle vendite del loro prodotto.

Ora per chi ha retto botta ci sarà la possibilità di destinare parte della superficie del locale “all’erogazione di servizi di interesse pubblico come informazione e l’accoglienza turistica”, e anche da quelli editoriali, come prodotti alimentari non deperibili e bevande, ad esclusione di quelle alcoliche. 

Altra novità introdotta dal Testo unico è l’istituzione dell’Osservatorio regionale del sistema distributivo, a cui prendono parte l’assessore regionale e presidente di commissione competenti, i rappresentanti delle varie associazioni di categoria del settore commerciale, delle associazioni dei consumatori, dell’associazione nazionale Comuni italiani (Anci), e dei sindacati.

L’Osservatorio sarà una sorta di cabina di regia partecipata in cui monitorare il settore e individuare misure da adottare man mano, compresa un eventuale e ulteriore affinamento e semplificazione del Testo unico.