L’AQUILA – Una lettera ufficiale di contestazione del suo operato che suona come un preavviso di sfratto avviando di fatto il percorso di revoca anticipata del contratto: è quella recapitata al direttore generale della Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila Roberto Testa, a firma dell’assessore regionale alla Salute, la leghista Nicoletta Verì, e dal direttore del dipartimento Sanità, Claudio D’Amario. Una azione forte alla quale Testa non avrebbe replicato facendo scadere i termini per fornire spiegazioni scegliendo di sfidare il centrodestra che lo aveva voluto e quindi il contenzioso che potrebbe essere pericoloso per l’ente regionale.
Ma c’è di più: secondo quanto si è appreso, il traballante manager romano, in sella dal settembre del 2019 alla Asl provinciale dell’Aquila, da mesi al centro delle polemiche per “la malagestione della emergenza covid”, non solo da parte della Lega ma anche di Fdi che lo ha indicato, sarebbe finito per la ennesima volta sul banco degli imputati nella riunione del comitato tecnico scientifico di venerdì scorso quando al manager romano sarebbe stata fatta la ennesima contestazione, questa volta sulla vicenda del ritardo nei tamponi nella Marsica con decine di positivi scoperti in ritardo.
“Ramanzina” pronunciata da un presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi, sempre più critico sulla condotta del medico aquilano. In tal senso, starebbe per partire un altro documento ufficiale con la revoca anticipata del contratto quadriennale in scadenza nel 2023, ancora prima della verifica dopo due anni, in programma a settembre.
E all’Aquila si riparla di commissariamento della azienda sanitaria, segnata da scontri e incertezze proprio per la situazione traballante di Testa.
La Regione Abruzzo a guida centrodestra, passa, insomma, dalle parole ai fatti, contro il dg romano nominato in quota Fratelli d’Italia a capo della Asl aquilana, caduto poi in disgrazia per le nomine non condivise ai vertici dell’azienda nonché oggetto di ripetuti e martellanti attacchi in particolare dalla Lega, che è arrivata ad annunciare l’istituzione di una commissione di inchiesta sul suo operato.
Destino simile per Thomas Schael, alla guida della Asl Lanciano- Vasto-Chieti come il suo collega dal settembre del 2019 e alla base di uno scontro tra Marsilio e la Lega che ha innescato una mini crisi di Giunta nell’agosto del 2019 per nomine Asl non condivise: anche Schael vive da mesi un rapporto burrascoso con l’esecutivo regionale che lo ha nominato, in particolare con l’assessore salviniano Verì. Senza però la esposizione mediatica e le contestazioni ormai pubbliche che caratterizzano il mandato di Testa.
Tornando a quest’ultimo, si parla di un manager scaricato dal centrodestra e che di fatto vive da mesi come “separato in casa” dai vertici regionali: stando a “rumors” che arrivano da ambienti politici, sarebbe difeso e quindi mantenuto in sella dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fdi come Marsilio, e dal sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, che dall’ottobre del 2020 è di nuovo primo cittadino con una maggioranza civica in cui sono presenti pezzi di centrodestra, tra cui alcuni esponenti di Fdi, e di centrosinistra. Tra gli altri difensori, ma in misura molto defilata, l’assessore regionale al Bilancio, l’ex vice sindaco dell’Aquila, Guido Liris, dirigente medico in aspettativa della Asl.
La coalizione al governo della Regione Abruzzo, dal febbraio del 2019 è quindi pentita delle scelte fatte in virtù dello spoils system, o se si preferisce un termine di vecchio conio, con in mano il tradizionale manuale Cencelli in uso da decenni per allocare fedelissimi nei posti di potere.
Per Testa e Schael le forche caudine potrebbero essere rappresentate dalla valutazione di metà mandato prevista a settembre, anche se per Testa le voci di un commissariamento anticipato sono senz’altro più stringenti.
Ma non è detto che sia facile rimuoverli, con l’attribuzione di brutte pagelle, senza il rischio contenziosi e risarcimenti per l’ente: nei giorni scorsi la Corte di Appello ha respinto il ricorso della Regione Abruzzo, confermando la decisione del Tar che ha dichiarato illegittima la decadenza anticipata a ottobre 2019, dell’ex dg in quota centrosinistra Armando Mancini, a seguito della bocciatura del Nucleo di valutazione. La Regione Abruzzo ha fatto ricorso in Cassazione, ma rischia pesanti risarcimenti.
Mancini era stato defenestrato per liberare una preziosa poltrona oggetto di spoils system, assegnata a Vincenzo Ciamponi, dato in quota Lega, ora indagato per corruzione nell’inchiesta della Procura di Pescara su presunti appalti truccati a favore della cooperativa La Rondine. E in una altra inchiesta è accusato assieme al direttore sanitario, Antonio Caponetti, per presunte omissioni nella gestione dell’emergenza covid e di avere una qualche responsabilità per la crescita esponenziale di contagi registrata nell’ultimo periodo nel capoluogo adriatico e nell’area metropolitana.
Ultima tegola per Testa, la vicenda dell’assistente sociale operante presso il Consultorio di Civitella Roveto cui non è stato prorogato il contratto perché in stato di gravidanza. La professionista è stata reintegrata nel suo diritto al lavoro dal Giudice del lavoro del Tribunale di Avezzano che avrebbe stigmatizzato l’operato dell’azienda sanitaria parlando esplicitamente di “discriminazione”. Testa, manco a dirlo, è stato travolto dalle polemiche.
Sia il dg aquilano che Schael sono ora visti come ribelli non allineati, con ostilità e sospetto, come una scelta sbagliata e un incidente di percorso, da parte in primis del presidente di Fratelli D’Italia Marsilio, che pure li ha indicati entrambi, e in particolare con la Lega prima forza di maggioranza con 10 consiglieri su 17 e 4 assessori su 6, tra cui l’assessore alla Salute Verì. Lega che aveva altri nomi da proporre per i vertici delle due Asl al posto di Schael e Testa, e che ha dovuto poi far buon viso a cattivo gioco non senza provocare comunque una crisi per alzare la posta in vista di altre nomine.
Per quanto riguarda Testa, il suo cadere in “disgrazia” ha avuto inizio dalla mancata nomina definitiva a gennaio di Sabrina Cicogna a direttore sanitario, e della successiva nomina a metà febbraio di Alfonso Mascitelli, medico pescarese, ex direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, valente e stimato tecnico, ma di area centrosinistra ed ex senatore e consigliere regionale dell’Idv. Decisioni prese da Testa senza essere concordate che hanno mandato su tutte le furie in particolare la Lega, ma anche il presidente Marsilio. Come anche quella più recente del direttore amministrativo, Stefano Di Rocco, per la Lega illegittima per la mancanza di requisiti del dirigente marsicano.
Si rincorrono così ora le voci di un commissariamento della Asl provinciale aquilana e una defenestrazione di Testa, il cui incarico scade nel 2023. Una rimozione che avverrebbe ancor prima della valutazione di metà mandato, prevista a settembre prossimo, a 24 mesi dalla sua nomina: sede in cui Testa potrebbe essere sostituito in caso di pagella sotto la sufficienza. Magari affibbiandogli un votaccio per il deficit della Asl aquilana. Mossa che però appare anche all’interno della maggioranza a dir poco azzardata, e con un forte rischio di esporsi a ricorsi e richieste di ingenti risarcimenti. Del resto, utilizzare l’argomento del deficit imporrebbe poi di applicarlo anche per la Asl di Chieti, anch’essa indebitata, dove la partita da giocare è di diverso tenore.
A margine dell’inaugurazione del nuovo reparto di Medicina riabilitativa all’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, incalzato da AbruzzoWeb, sul rapporto a dir poco problematico con il suo datore di lavoro, la Regione Abruzzo, Testa si è limitato a rispondere: “Come ho già avuto modo di dire, la mia unica preoccupazione è ora quello di affrontare l’emergenza covid, incrementare le vaccinazioni, e nello stesso tempo mandare avanti l’attività ordinaria”. Al suo fianco Mascitelli non ha voluto rilasciare nemmeno una sillaba di dichiarazione, sorridendo sornione dietro la mascherina. Come del resto fa dal suo insediamento.
Anche Schael sarà valutato a settembre, e sono aumentati nella maggioranza i malumori per il suo operato, che è quello comunque, di un grande professionista di esperienza, ma con un temperamento poco avvezzo a prendere ordini come un diligente soldatino.
Ma in questo caso il manager di origine tedesca ha ottime probabilità di terminare il suo mandato, visto che il fronte a lui contrario è molto meno compatto, e i rapporti sono sì conflittuali ma non del tutto compromessi, tanto da poter trovare ancora una quadra.
Del resto, Schael sin dalla conferenza stampa di presentazione nel settembre del 2019 lo aveva spiegato forte e chiaro che non era suo costume inchinarsi ai desiderata della politica, pur nella consapevolezza di avere il dovere di tradurre in pratica gli indirizzi dell’esecutivo regionale.
In tal senso, parla il suo curriculum: quando nel 2018 era a capo della Asl di Bolzano, Schael è entrato in un conflitto durissimo con la giunta della Provincia autonoma che lo aveva nominato, e che gli ha rescisso il contratto da direttore generale anticipatamente, a seguito del suo netto e non negoziabile rifiuto di prorogare la polizza assicurativa per colpa grave a favore dei dipendenti, sostenendo che sarebbe stato troppo costoso, e a carico in buona parte del contribuente. Nel 2019 si è poi dimesso da sub commissario della disastrata Sanità calabrese, anche qui entrato in collisione con l’esecutivo regionale.
La posizione più traballante è dunque senz’altro quella di Testa, nominato, come il “tedesco”, ad agosto 2019 in quota Fratelli d’Italia, indicato dal presidente Marsilio e dall’assessore al bilancio Liris.
Fatale per lui, dopo le accuse di mala gestione della seconda ondata di coronavirus in particolare nell’area marsicana, per voce di numerosi sindaci, il suo aver impedito la conferma a direttore sanitario, della facente funzione Sabrina Cicogna, primario del reparto di cardiologia dell’ospedale aquilano e direttore del Dipartimento di Medicina, tecnico di area Lega, facendo scadere i termini del 24 gennaio scorso, data di compimento del 65esimo anno di età di Cicogna, oltre la quale non si può ricoprire tale incarico.
Dopo sette mesi di lavoro come facente funzione di Cicogna e la reggenza ponte di Franco Marinangeli, aquilano, primario del reparto di rianimazione dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, Testa ha poi nominato direttore sanitario a tutti gli effetti Mascitelli, con il quale ha firmato un contratto triennale. La goccia che ha fatto traboccare il vaso nella Lega. E da allora si ripetono durissimi attacchi da parte in particolare del deputato e segretario regionale dei salviniani, Luigi D’Eramo, che ha di volta in volta accusato Testa di “incapacità”, di “gestione disastrosa” dell’emergenza covid di ottobre e novembre, dei “gravi ritardi per i lavori di potenziamento della rete Covid”, e ancora per “inadempienze sull’edilizia sanitaria e nella messa in funzione di macchinari importanza”, per la “mancata stabilizzazione dei precari”.
A scaricare Testa e stato poi lo stesso Marsilio, sin dalla mancata nomina di Cicogna, e poi a maggior ragione dopo la nomina di Mascitelli, imputando a Testa anche varie omissioni, e chiedendo conto dei ritardi sulle procedure di realizzazione di strutture anti-Covid nel nuovo ospedale di Avezzano, in particolare nel corso della seconda, drammatica, ondata del novembre scorso. In soldoni, un preavviso di sfratto.
Bordate a Testa nei mesi scorsi anche da parte del centrosinistra che con il consigliere regionale del Pd, l’aquilano Pierpaolo Pietrucci, ha più volte invocato il commissariamento della Asl e la cacciata del manager, la cui “fallimentare gestione è sotto gli occhi di tutti”. Centrosinistra che in questi ultimi giorni si è zittito per “godersi” la pericolosa lite tra Testa e i vertici di centrodestra. (red)






