CHIETI – Andranno a processo il prossimo 9 aprile, presso la Corte di Assise di Chieti, 19 delle 44 persone inizialmente accusate a vario titolo del reato di associazione con finalità di terrorismo, eversione dell’ordine democratico e associazione neofascista finalizzata all’incitamento, alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, che esortava i compomenti del gruppo a commettere atti di violenza e attentati alle sedi istituzionali, utilizzando come mezzo di propaganda Facebook.
Agli imputati, che avevano base in Abruzzo, ma agivano in tutta Italia, viene contestato il reato previsto dall’articolo 270 bis del codice penale, in quanto avrebbero promosso, costituito e organizzato un’associazione, denominata “Avanguardia Ordinovista”, e creato un Centro studi “Progetto Olimpo”, che si ispira agli ideali del movimento politico neofascista Ordine nuovo, che incita, “ad atti di violenza, come attentati a Equitalia, magistrati e forze dell’ordine, al solo fine di destabilizzare l’ordine pubblico e la tranquillità dello Stato e poi introdursi, tramite un’apparente attività lecita di partecipazione alle elezioni con il partito da loro creato, all’interno dell’ordine democratico quale unica soluzione alla destabilizzazione sociale”, come si legge nelle tesi accusatorie.
Rinviati a Giudizio: Marina Pellati, Emanuele Pandolfina Del Vasto, Franco La Valle, Luca Infantino, Maria Grazia Callegari, Franco Crespi, Omelia Carolina Regina Garoli, Marco Pavan, Catia De Ritis, Luigi Di Menno Di Bucchianico, Mario Mercuri, Giuseppa Caltagirone, Valerio Ronchi, Daniela Bugatti, Luigi Nanni, Marco Cirronis, Jacopo Cozzi, Agnese Tiziana Mori, Giovanni Trigona.
Il piano eversivo sarebbe stato studiato a tavolino dall’ex carabiniere Stefano Manni, considerato il capo del gruppo: prevedeva da un lato atti destabilizzanti da compiersi su tutto il territorio nazionale e dall’altro un’opera di capillare di intromissione nei posti di potere, tramite regolari elezioni popolari.
Tra gli obiettivi ipotizzati, anche l’ex presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, il suo predecessore Ottaviano Del Turco, la senatrice uscente del Partito democratico Stefania Pezzopane, l’ex vice sindaco dell’Aquila e prima ancora procuratore della Repubblica a Pescara Nicola Trifuoggi e il leader dell’Unione di centro Pier Ferdinando Casini.
Il presidente del Tribunale di Chieti, Geremia Spiniello, esaminato il processo penale a carico di Manni , vista la sentenza del 25 ottobre 2016 (la numero 2986 bis /16) del Tribunale collegiale di Pescara, che ha dichiarato la propria incompetenza per materia, ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di Assise di Chieti e fissato l’udienza ad aprile.
Nel 2014 il gruppo è stato al centro dell’operazione “Aquila nera”, condotta in diverse regioni d’Italia (Abruzzo, Lombardia, Piemonte Lazio e Campania) dal Ros del carabinieri, che aveva portato all’arresto di 14 persone: 11 in carcere e 3 ai domiciliari.
Tra le altre accuse, Manni si sarebbe occupato anche “del reclutamento degli adepti e della loro formazione, utilizzando la competenza informatica e culturale di Infantino, operativo sia nelle riunioni avvenute tra Pescara e Montesilvano, che nella formazione del logo del neo-costituendo partito politico e a inserire su internet il loro statuto e documenti considerati di rilievo per la crescita culturale degli aderenti alle idee di estrema destra, creando la cosiddetta scuola politica Triskele”.
La Pellati, assistita dall’avvocato Felice Franchi, compagna di vita di Manni, sempre secondo l’accusa, “ha reso un servizio di forte utilità all’organizzazione politica/rivoluzionaria, sostenendo iniziative sia poetiche, che di effettiva attività di programmazione terroristica, fino ad ipotizzare forti azioni nei confronti di esponenti dello Stato e di Enti pubblici”.
A elaborare “il progetto ideologico e la nuova Costituzione italiana, sollecitando gli altri attraverso la divulgazione di idee rivoluzionarie, azioni di aggressione e la presa del potere”, sarebbe stato lo scrittore Sermonti.
Crespi, difeso da Roberta Ligotti e Valentina Olivo e la Garoli, assistita da Paolo Vecchioli, invece, “hanno dato disponibilità all’intermediazione per l’acquisto di armi in Slovenia e per la commissione di un furto presso l’abitazione di un collezionista di armi nella città di Pescara, al fine di ottenere le armi da mettere a disposizione del gruppo”.
La Valle, quest’ultimo difeso dall’avvocato Marco Femminella, seppur appartenente a un’altra organizzazione, la “Confederatio”, avrebbe dato piena disponibilità a coordinarsi con il gruppo di Manni, “al fine di compiere attentati contro precise personalità dello Stato e contro obiettivi strategici della nazione; avrebbe anche partecipato a una riunione nell’abitazione della De Ritis, difesa dall’avvocato Giacinto Ceroli, dove si è discusso delle metodologie da adottare e della compatibilità delle singole strategie”.




