L’AQUILA – Si è aperto ieri mattina presso il tribunale per i Minorenni dell’Aquila (poiché dotato di sistemi per la videoconferenza) il processo per disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale nei riguardi di Nadia Desdemona Lioce, terrorista componente dell’organizzazione armata di sinistra Nuove Brigate Rosse-Nuclei Comunisti Combattenti, rinchiusa al super carcere delle Costarelle dell’Aquila dal 2003 in regime di 41 bis.

Circa tre anni fa, infatti, la detenuta avrebbe più volte battuto una bottiglia di plastica sulle sbarre della sua cella, causando un rumore intollerabile.

Nel corso dell’udienza i legali di fiducia della terrorista hanno evidenziato il presunto accanimento quotidiano nei riguardi della detenuta, sulla quale incombe anche lo spettro di dover risarcire gli eventuali danni provocati alle sbarre della cella per le sue battute di protesta.

I due legali (Caterina Calia e Carla Serra, quest’ultima sostituita ieri dall’avvocato Ludovica Formoso) hanno anche annunciato la presentazione di una interrogazione parlamentare sui presunti ripetuti sequestri di libri, quaderni e altro materiale cartaceo e di cancelleria alla detenuta.

Il processo è stato aggiornato a fine novembre.

Fuori il Tribunale ordinario il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario dell’Aquila, ha esposto uno striscione: “41 bis=tortura, solidarietà a Nadia Lioce”.

La Lioce, 58enne foggiana, sta scontando tre ergastoli per atti terroristici legati agli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona (Roma 1999) e Marco Biagi (Bologna 2002) e del poliziotto Emanuele Petri, ferito a morte il 2 marzo 2003 durante la cattura della Lioce.

Per l’avvocato Calia si tratta di “una reclusa continuamente vessata: in soli 3 mesi ha ‘collezionato’ 70 verbali di infrazioni che si tramuteranno in altri due anni di isolamento”.

Un presidio di Soccorso Rosso Internazionale, durante il processo di ieri, si è formato a Torino davanti ai cancelli del Palazzo di giustizia.

Gli attivisti hanno appeso uno striscione e distribuito volantini.

Lioce – viene spiegato – protestava contro le “ulteriori restrizioni” che le sono state imposte nell’ambito di un regime detentivo che “di per sé e già una tortura”: in particolare, la riduzione a tre del numero di libri di cui può disporre in cella, acquistabili “solo per tramite dell’amministrazione penitenziaria con tutti i limiti e le lungaggini che questo comporta”.

Nel volantino si legge che il 41 bis ha il fine di “spingere i prigionieri alla capitolazione” e che “il coraggio” e la “coerenza” di Nadia e degli altri va “sostenuta per il grande valore e significato politico”.