AMATRICE – A sette anni esatti dal terremoto che causò ad Amatrice la morte di 237 persone, su un viadotto della Salaria che porta alla cittadina reatina è comparso all’alba uno striscione con su scritto ‘Meno armi più ricostruzione’.

I residenti chiedono a gran voce che i lavori per la ricostruzione e le infrastrutture vengano realizzati al più presto, “perché è indecente essere ancora così isolati a sette anni dal terremoto”.

Da 2.760 residenti prima del terremoto se ne contano ora nemmeno 2.000: “La nostra cittadina è in stato di abbandono – dice Francesco – Basta venire qui e farsi un giro tra Amatrice e le sue frazioni per rendersi conto che per ora la ricostruzione è solo nelle parole. È stato fatto veramente poco, specialmente sulle infrastrutture che ci rendono la vita difficile. Prima per portare i nostri figli al mare a San Benedetto del Tronto impiegavamo un’ora, oggi con i lavori sulla Salaria, fermi ormai da due anni, ci si impiega il doppio. Per raggiungere L’Aquila poi è una Via Crucis”.

Chi Amatrice non l’ha mai voluta abbandonare ricorda che il fiore all’occhiello, la Scuola Alberghiera famosa per aver formato chef di alto livello che era stata distrutta dal sisma, non è stata ancora ricostruita nonostante sia stata in parte finanziata.

“Era una delle poche opportunità per i giovani del posto e non solo”, spiega Carla.

I residenti lamentano soprattutto il fatto di vivere ancora nelle Sae, “le casette d’emergenza che non sono adatte al clima di questo posto – dice Pietro – Sono fredde d’inverno e calde d’estate. Basti pensare che in inverno qui nevica molto e le temperature scendono spesso sotto lo zero. Vogliamo al più presto tornare nelle nostre case e riprendere la nostra vita”.