L’AQUILA – “A seguito della domanda presentata dalla moglie di Bearzi il 14 dicembre 2015, è in corso la prescritta istruttoria di competenza del ministero della Giustizia. In tale fase devono essere acquisiti i pareri del procuratore generale e del magistrato di sorveglianza e, riguardando la condanna reati contro la persona, secondo la prassi vanno anche interpellate le persone offese (feriti e parenti dei deceduti)”.

È quanto si legge nella lettera inviata al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, dal consigliere del presidente della Repubblica per gli affari dell’amministrazione della giustizia, Ernesto Lupo, in risposta all’istanza del governatore, che si è unito alla presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, nel chiedere la grazia all’ex preside del Convitto nazionale dell’Aquila.

Sotto le macerie dell’edificio di Corso Umberto I, la notte del terremoto del 6 aprile 2009 morirono tre minorenni, Luigi Cellini di Trasacco, Ondrey Nuozovsky e Marta Zelena, della Repubblica Ceca e rimasero feriti Mirko Colangelo e Luigi Cardarelli.

Dopo la condanna a quattro anni inflitta in via definitiva a Berzi per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, l’ex preside è stato rinchiuso nel carcere di Udine, da dove è uscito poco più di un mese dopo per essere affidato in prova ai servizi sociali.

“Il capo dello Stato può adottare le sue determinazioni sulla domanda di grazia a seguito della conclusione della fase istruttoria e dopo che il ministro della Giustizia ha formulato il proprio avviso in merito alla sussistenza o meno dei presupposti per un atto di clemenza”, ricorda anche il consigliere del Quirinale.

Contrarietà alla grazia, anche dalle pagine di AbruzzoWeb, ha continuato ad esprimerla la mamma di Luigi Cellini, Lucia Catarinacci, che ha più volte tirato in ballo anche le istituzioni locali tra i responsabili della morte del figlioletto.