L’AQUILA – Quasi quattro anni dal 6 aprile 2009: nel gelo di una mattina di inverno la voce dell’Aquila risuona tra i vicoli deserti, tra i muri spaccati che piegano le gambe di chiunque si trovi ad attraversare quel silenzio.
Una città stanca e stremata che si racconta, tramite una voce fuori campo, a un giovane che passeggia tra le sue rovine.
È il nuovo corto firmato dai videomaker aquilani Francesco Paolucci e Stefano Ianni, operatore di AbruzzoWeb. Dieci minuti intensi, forti, a tratti molto crudi, che raccontano l’ostinazione e l’amore di tutti gli aquilani che continuano a tornare in centro storico, nonostante tutto.
Un rumore di passi e di vita in contrapposizione a una città fantasma, madre di tutti, che urla il suo dolore e che prova a farsi comprendere dai suoi figli che continuano a cercarla ostinatamente ogni giorno tra i cumuli appesi di cemento.
“Rivuoi indietro quello che avevi?”, è la domanda che arriva come un pugno nello stomaco al ragazzo, mentre attraversa a piedi frammenti di ricordi di quello che non c’è più.
Nel finale un ‘post scriptum’ duro, rassegnato, ma quanto mai vero che la città-mamma lascia al suo visitatore: “È umano fare l’errore di credere che qualcosa possa essere immortale”.






