L’AQUILA – “Credo che il Papa conosca già molto bene la situazione dell’Aquila e io incontrandolo gliel’ho detto che venivo da qui gli portavo il saluto di questo territorio”.
Lo ha detto, riferendosi alla difficile situazione post-terremoto, il vescovo ausiliare del capoluogo, monsignor Giovanni D’Ercole, a margine di una cerimonia religiosa nella chiesa di San Giuseppe Artigiano in piazza San Biagio, nel cuore del centro storico terremotato.
Sono giorni concitati questi per la Curia aquilana, che attende da tempo il successore dell’arcivescovo monsignor Giuseppe Molinari, nomina non effettuata da Ratzinger e che quindi spetterà proprio a Bergoglio. Tra i possibili successori c’è anche l’ausiliare D’Ercole, che con il titolare ha sempre avuto un rapporto in superficie buono ma che risente delle profonde diversità che nessuno dei due ha mai nascosto.
“Chissà se un giorno verrà a farci visita! – l’auspicio di D’Ercole sul su Francesco – D’altra parte questa sera è venuto uno dei cardinali del conclave, Philippe Barbarin, anche per esprimere la solidarietà e la vicinanza”.
Parlando del nuovo pontefice, “la prima sensazione che si è avuta è quella di una grande rivoluzione. La gente si è sentita il Papa immediatamente vicino – ha spiegato il presule aquilano – Francesco parla in linguaggio della gente, inizia il suo discorso augurando buonasera, non eravamo abituati a questo. Sicuramente dappertutto c’è un grande affetto, una grande stima, una grande attesa”.
“In questi giorni i media si sono concentrati soprattutto sui piccoli gesti che segnano una rottura rispetto al passato, ma la cosa più importante il Papa l’ha detta quest’oggi, quando ci ha invitato a essere tutti custodi gli uni degli altri e soprattutto riscoprire la tenerezza”, ha proseguito.
“Parlare di tenerezza oggi, nel rispetto del creato, nel rispetto delle persone, è un programma che secondo me non è soltanto per i cristiani ma per tutti – ha concluso D’Ercole – A me sembra di vedere il grande messaggio di questo Papa che sceglie il nome Francesco perché vuole arrivare al cuore non soltanto dei cristiani ma di tutti”.
MOLINARI: ”CHISSA’ CHE NON SI INNAMORI DEL MESSAGGIO DI CELESTINO”
“Sono rimasto molto colpito da quello che ha detto Papa Francesco nel primo Angelus mi ha fatto pensare molto al messaggio di Celestino V: chissà che non si innamori di questo messaggio”.
Così, ricordando le parole “di misericordia, di Dio che perdona sempre e di noi che non dobbiamo stancare di chiedere il suo perdono”, l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, ha auspicato che il nuovo pontefice “decida di venire a fare una piccola visita all’Aquila, ce lo auguriamo”.
“È veramente un grande dono dello Spirito Santo ai nostri tempi, alla Chiesa dei nostri tempi e a tutta l’umanità”, così Molinari, reduce dalla messa di insediamento di oggi a Roma, ha definito la nuova guida della Chiesa cattolica.
“Un Papa che cerca di ricordare il Vangelo, Gesù Cristo, annuncia il messaggio di Francesco, un messaggio di semplicità, di povertà, di amore per tutti, di fraternità, di riconciliazione e di speranza – lo ha poi descritto – E di questo ha bisogno l’umanità oggi. Ho sentito tanta gente, dai più umili ai più colti, tutti sono contenti: vedono, sentono, toccano con mano questa novità”.
“Ogni tempo ha i suoi Papi mandati dalla Provvidenza. In questo momento storico ben preciso il Signore ci ha mandato Papa Francesco che è veramente un Papa per i nostri tempi”, ha sottolineato Molinari.
Sul predecessore, il presule ha ricordato che “ogni Papa ha un suo carisma. Papa Ratzinger è quello che ci voleva in questi ultimi anni, ha rimesso sulla strada giusta tante situazioni, ha richiamato alla purezza della dottrina, a certe verità fondamentali – ha concluso – Quello che ha detto Papa Ratzinger non lo possiamo dimenticare. Rimarrà per secoli nella storia della Chiesa”.
Un passaggio anche su alcune accuse arrivate a Papa Bergoglio dall’Argentina. “Ho letto, mi sono documentato e sono tutte cose inconsistenti – ha assicurato Molinari – Quando un premio Nobel difende chiaramente il Papa, quando lo fanno perfino gli ebrei e altri, si capisce che è qualche gruppo interessato a fare queste polemiche con strani fini”.
“Ma tanto Gesù ha detto duemila anni fa, guai quando tutti diranno bene di voi: nessun uomo di Dio fa eccezione a questa regola e tantomeno il Papa”, ha concluso.
IL CARDINALE BARBARIN: “L’AQUILA DOPO 4 ANNI ANCORA COSI’?”
“È stata una messa senza emozioni eccessive, direi molto semplice, dove il Papa ha detto il suo messaggio nel cuore del Vangelo”.
Così il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione e primate delle Gallie, ospite all’Aquila del vescovo ausiliare monsignor Giovanni D’Ercole, al termine di una cerimonia religiosa serale ha commentato la messa di inizio del ministero petrino di papa Francesco cui entrambi hanno partecipato oggi a Roma.
“Ha parlato di San Giuseppe, custode e guardiano di Gesù, e contemporaneamente ha parlato della figura del Papa – ha aggiunto Barbarin – dicendo che deve essere un guardiano pieno di tenerezza, di attenzione e di semplicità”.
Alla domanda dei cronisti se avesse notato differenze con Giovanni Paolo II (che ha elevato Barbarin cardinale) e Benedetto XVI, il prelato francese ha risposto che Bergoglio “ha fatto le stesse cose e questo mi rende veramente felice perché fa capire la missione del successore di Pietro”.
Nei giorni precedenti al Conclave, Barbarin è divenuto involontariamente famoso sui media internazionali come ‘cardinale in bicicletta’, avendo utilizzato quel mezzo per allontanarsi dall’Aula del Sinodo al termine di una delle Congregazioni.
Ha svelato di conoscere D’Ercole da oltre vent’anni, da quando entrambi parteciparono alla Maratona di Roma. Il cardinale non ha nascosto di svolgere ancora attività fisica con la corsa.
Interpellato dai cronisti sull’Aquila, Barbarin ha poi ammesso di essere “veramente meravigliato che dopo 4 anni dal terremoto il disastro sia ancora così grande. Voglio parlarne nella mia diocesi – ha aggiunto – avevamo sentito la notizia ma adesso vedere che dopo quattro anni la città è ancora così rovinata è veramente impressionante”.
Su un possibile ritorno nel capoluogo di regione, magari per la prima visita di Papa Francesco, Barbarin ha concluso: “In francese esiste un proverbio che dice, quando si è venuti una prima volta si ritornerà sicuramente”.






