L’AQUILA – È uno dei simboli incontrastati dell’aquilanità, ferito dalla furia del sisma del 2009 e al tempo stesso ancora in piedi e pronto a sfidare il futuro.
E sul futuro della Basilica di Santa Maria di Collemaggio scommette anche l’Eni che finanzierà un ambizioso progetto finalizzato non solo al restauro e ristrutturazione dell’edificio religioso, ma che punta anche alla valorizzazione dell’intera area circostante, dove insiste il Parco del sole.
Un’iniziativa che nasce dopo il fallimento di un altro progetto, quello del centro di ricerca: tra intoppi burocratici, ricorsi e inerzie che si sono alternate nel tempo, la convenzione triennale che avrebbe portato alla nascita di laboratori e strutture in località Casale Calore è scaduta, e l’operazione è stata, gioco forza, accantonata.
La multinazionale italiana dell’energia ha però mantenuto gli impegni presi nel post sisma e dirotterà l’investimento, ancora tutto a quantificare, sul rilancio dell’intera area di Collemaggio.
“L’obiettivo sarà quello di diffondere ancora di più il messaggio celestiniano, restaurando l’intera area – ha spiegato il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente – L’auspicio che è che sia il Santo Padre a inaugurare la nuova chiesa restaurata, magari in una futura edizione della Perdonanza”.
Sui tempi e i costi, anche se ai microfoni il primo cittadino ha spiegato che l’investimento potrebbe arrivare fino a 20 milioni di euro, massimo riserbo: “Dovremo prendere visione dei rilievi fatti dalla Soprintendenza, con cui sicuramente collaboreremo, per valutare il tipo di intervento da effettuare” ha spiegato Angelo Caridi, dirigente Eni e progettista mentre sui tempi, in risposta al rettore della basilica, don Nunzio Spinelli, che ha auspicato due anni di lavoro come confidato dall’amministratore delegato Eni, Paolo Scaroni, “saranno due anni, ma dall’approvazione del progetto”.
E proprio Scaroni ha dichiarato che la scelta di convergere sull’intervento per Collemaggio “è stata fatta seguendo le indicazioni del sindaco. Il valore simbolico della basilica è innegabile – ha aggiunto – e valeva la pena che Eni vi investisse”.
Sullo sfondo, però, la questione del centro saltato per l’Ateneo. “Ci sarebbe piaciuto portarlo avanti, lo vedevamo orientato anche rispetto alla nostra attività perché sarebbe stato un centro di ricerche scientifiche – ha ammesso Scaroni – Ma insomma, le cose cambiano, le situazioni si modificano, oggi siamo tutti entusiasti dell’intervento su Collemaggio e non guardiamo al passato”.
Oggi all’inaugurazione del protocollo tra Comune ed Eni non c’era l’Università, che risulta essere stata invitata all’evento. “Non vedo perché dovrebbe esserci, siamo in una basilica”, ha dichiarato ai microfoni il manager.
Particolarmente seccato per la questione del centro di Casale Calore è sembrato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta.
“Purtroppo il centro di ricerca per una serie di ragioni non si è potuto realizzare – ha detto – Ci abbiamo messo tutta la volontà, sia noi che l’università che il rettore. Forse qualcuno dentro l’università ha messo i bastoni tra le ruote, per cui a un certo punto abbiamo dovuto realisticamente prendere atto che il centro di ricerche non si poteva realizzare”.
“L’Eni se ne sarebbe potuta andare, tanti hanno fatto delle promesse nei giorni del sisma sull’onda dell’emozione dimenticando L’Aquila e andando via – ha aggiunto – L’Eni è rimasta e ha individuato un progetto altrettanto significativo e simbolico per la città. Un progetto che non si ferma alla basilica, ma si estende all’intero parco dell’area, per fare di questo il simbolo della cultura dell’Aquila sul piano internazionale”.






