L’AQUILA – “Dai primi sopralluoghi effettuati possiamo dire che buona parte degli edifici colpiti in Abruzzo dal sisma del 24 agosto hanno riportato per fortuna danni lievi, ma bisogna agire con la messa in sicurezza preventiva, perché soprattutto nel Teramano sono tanti, troppi gli edifici di scarsa qualità costruttiva a massimo rischio sismico”.
A dirlo è l’ingegnere Raffaello Fico, responsabile della ricostruzione privata dell’Ufficio speciale della ricostruzione dei comuni del cratere abruzzese (Usrc) in questi giorni in prima fila nel lavoro di valutazione dei danni in 29 comuni della regione interessati dal sisma del 24 agosto che ha devastato i territori di Amatrice e Accumoli nel Lazio, ed Arquata del Tronto nelle Marche, provocando 296 morti.
Una tragedia che Fico, quarantenne napoletano, guarda anche a partire dalla sua esperienza maturata sul campo nell’emergenza post-sisma aquilana del 2009, dove ha lavorato per il consorzio Reluis, incaricato della verifica dal punto di vista della normativa antisismica dei progetti di ricostruzione, ed oggi funzionario all’Usrc.
Fico pone in particolare l’accento sulla preoccupante vulnerabilità sismica nei territori del Teramano, ed evidenzia che invece è stata ottimale la tenuta degli edifici nel versante aquilano, ricostruiti e consolidati dopo il sisma del 2009.
Sarà proprio Fico a fare da collegamento tra Usrc e Protezione civile Abruzzo e nazionale. Assieme ad una decina di tecnici Usrc sta poi affiancando, nella ricognizione dello stato dei danni provocati dal nuovo terremoto, i tecnici dei Centri operativi comunali (Coc), del Centro operativo regionale (Cor), e della Direzione di comando e controllo (Dicomac) della Protezione Civile.
In tutto una squadra di un centinaio di persone, impegnate ad assegnare a ciascun edificio la fatidica letterina: “A”, abitazione agibile, “B”, agibile con provvedimenti, “C”, parzialmente inagibile, “E”, inagibile con danni strutturali.
Fico e i tecnici dell’Usrc, forti della loro esperienza, sono stati poi determinanti per aiutare i Comuni, in particolare quelli del Teramano come Montorio al Vomano, Valle Castellana e Rocca Santa Maria, a costituire i Centri operativi comunali. Più facile è stato farlo invece nei comuni aquilani, come Capitignano, Campotosto e Montereale, dove queste strutture operative non rappresentavano una novità, vista l’emergenza già affrontata nel 2009.
Come confermato nell’incontro a Palazzo Silone dal direttore del dipartimento Lavori Pubblici e Protezione Civile della Regione Abruzzo, Emilio Primavera, sono arrivate finora una settantina di segnalazioni di danni su edifici scolastici, una cinquantina su edifici strategici, come sedi comunali e uffici pubblici, e oltre 1.500 segnalazioni di danni su edifici privati.
Si tratta tuttavia di dati ancora parziali e in costante aggiornamento.
“Dalle prime valutazioni tecniche – spiega però Fico – molto probabilmente i casi di effettiva inagibilità saranno sensibilmente inferiori alle segnalazioni, nell’ordine delle centinaia, e in buona parte classificate con la lettera ‘B’, dunque lievi e non strutturali. Ricordo però che quelle abitazioni ed edifici pubblici dovranno essere comunque sgomberati”.
Fico a tal proposito tiene poi a sottolineare che “rispetto a quanto avvenuto nel post sisma aquilano le tecniche e le procedure di valutazione dei danni, forti anche di quella preziosa esperienza, si sono molto affinate, e procedono con grande velocità. Ad esempio nelle schede di agibilità si tiene conto dell’edificio nel suo complesso, e non di ciascun appartamento”.
Il lavoro di valutazione dei danni si prevede dunque che potrà concludersi in tutti i comuni interessati entro una quindicina di giorni. Poi ci sarà però una coda rappresentata da quelle abitazioni, in buona parte seconde case, che sono state trovate dai tecnici chiuse e disabitate. I proprietari dovranno ovviamente renderle ispezionabili al più presto.
Fico invita però a pensare non solo al terremoto che c’è stato, ma a quelli che fatalmente potrebbero verificarsi nelle aree dell’entroterra aquilano e soprattutto teramano. E il suo suona come un grido d’allarme che non va in nessun modo sottovalutato.
“Operando in particolare nei comuni del Teramano per fortuna solo sfiorati da questo terremoto, a noi tecnici è subito apparsa evidente la generalizzata scarsa qualità dell’edilizia, in termini di vulnerabilità sismica, soprattutto nei centri storici – rivela – È raro ad esempio trovare incatenamenti, che connettono da parte a parte a parte gli edifici, o connettori in acciaio che legano tra loro i muri, i tetti e i solai intermedi. Ho visto molte superfetazioni, in parte forse anche abusive, che sono pericolosissime, perché peggiorano il grado di vulnerabilità dell’intero edificio. Ci sono molti cordoli in cemento che gravano sulle strutture in muratura che, va evidenziato, nel Teramano sono state nei secoli realizzate con pietre e mattoni di arenaria, materiale molto meno resistente delle pietre calcaree, utilizzate ad esempio nell’edilizia storica nel versante aquilano”.
Insomma, l’ingegner Fico non ha dubbi: occorre intervenire subito preventivamente per evitare future tragedie o almeno di minimizzarne la portata in termini di vittime e danni.
“Condivido in pieno l’intenzione del governo di avviare subito un pino nazionale di messa in sicurezza sismica del patrimonio edilizio a rischio nel nostro Paese”, tiene a sottolineare.
Il terremoto del centro Italia del 24 agosto insomma può davvero dare finalmente la scossa, questa volta positiva, per diffondere nella popolazione, e imporre come prioritaria nell’agenda politica , la cultura della prevenzione.
Del resto un segnale positivo in tale direzione, assicura Fico, è rappresentato proprio dalla risposta degli edifici dei comuni aquilani colpiti da questo terremoto, e che erano già stati ristrutturati e ricostruiti a seguito dei danno del sisma del 2009.
“Posso assicurare, dati alla mano – conclude Fico – che questi edifici, in particolare nei comuni di Capitignano, Campotosto e Montereale, hanno risposto molto bene alla forte sollecitazione sismica, con epicentro a pochi chilometri di distanza. Senza quegli interventi di consolidamento avrebbero riportato danni ben maggiori. E voglio a tal proposito ricordare, per sgombrare il campo da polemiche inutili, che è poco importante che in queste abitazioni si siano magari aperte piccole crepe superficiali. Quella che conta è la solidità strutturale, da cui dipende la vita o la morte di chi ci vive dentro”.




