TERAMO – “C’è un’errata percezione dei danni che Teramo, città capoluogo, ha avuto con questo terremoto: noi siamo soli a fronteggiare con i vigili del fuoco qualcosa come oltre 1.000 richieste di verifiche e sopralluoghi. Deve essere ben chiaro che in Abruzzo, il terremoto c’è stato soprattutto a Teramo e provincia”.
A dirlo con forza il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, che ha bisogno, dice, del sostegno tecnico per le verifiche nelle abitazioni, a centinaia interessate da lesioni più o meno gravi, che però hanno provocato un brusco innalzamento del numero degli sfollati nel capoluogo e nelle frazioni.
Nel fare il punto della situazione dinanzi al riaperto cimitero cittadino di Cartecchio – dove si entra da un ingresso secondario – il primo cittadino di Teramo riferisce della telefonata del collega aquilano Massimo Cialente che gli ha offerto 50 appartamenti del progetto C.a.s.e. per ospitare 50 famiglie sfollate.
E lo dice proprio mentre si trova a fronteggiare l’ultima emergenza in ordine di tempo: due condomini di proprietà dell’Ater, in via Adamoli e in via Giovanni XXIII, nel quartiere di Colleatterrato dove i vigili del fuoco hanno sottolineato vizi di agibilità per le lesioni ai pilastri.
Oltre una cinquantina di famiglie devono lasciare le case, ovvero circa altre 150 persone che vanno ad aggiungersi alle 317 già sfollate nel territorio del capoluogo teramano, ieri e domenica.




