L’AQUILA – “La telefonata all’allora assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati, la rifarei subito, dicendo le stesse parole”. 

Così Guido Bertolaso, oggi all’Aquila per la chiusura della campagna elettorale di Forza Italia, riferendosi alla telefonata di ‘rassicurazione’, qualche giorno prima del sisma del 6 aprile 2009, con l’allora assessore alla protezione civile abruzzese, per la quale è stato indagato per essere poi prosciolto.

Bertolaso, commissario per l’emergenza dell’Aquila, è stato poi assolto in un secondo filone parallelo a quello dei sette componenti della Commissione Grandi Rischi accusati di aver dato false rassicurazioni alla popolazione aquilana alle prese con uno sciame sismico, al termine della riunione del 31 marzo 2009.

“Come ricorderete la Stati aveva scritto che non ci sarebbero più stati terremoti, era mio dovere farle la telefonata e farle il cazziatone che le ho fatto”, ha aggiunto Bertolaso, il cui ritorno nel capoluogo d’Abruzzo ancora terremotato sta facendo discutere, dividendo la popolazione in due fazioni: quella di chi lo mitizza e quella di chi lo critica fortemente.

“Io voglio bene a tutti gli aquilani, d’altra parte L’Aquila è la metafora dell’Italia, con una metà degli aquilani che può voler bene a una persona, l’altra parte che critica, è giusto siamo italiani, dobbiamo prendere atto di come siamo fatti”, ha detto ancora.

“Voglio lanciare un messaggio di speranza – ha proseguito – e quindi una raccomandazione a scegliere bene e riflettere prima di mettere una croce domenica sulla scheda elettorale, questa è una elezione decisiva per il nostro Paese e quindi bisogna innanzitutto che tutti vadano a votare, riprendendo il giustissimo appello di Silvio Berlusconi che si è raccomandato di andare a prendere le vecchiette e accompagnarle a votare, io temo che più che andare a prendere le vecchiette dovranno essere loro ad andare a prendere i giovani per portarli a votare, questo è importante, che tutti capiscano che il futuro del nostro Paese dipende esclusivamente da ognuno di noi”.

Nel capoluogo d’Abruzzo, Bertolaso non metteva piede da anni, l’ultima volta proprio nel pieno del processo Grandi Rischi.

“Non mi sono mai nascosto, sono venuto pochissimo solo per rispetto dei cittadini aquilani, perché da indagato non credevo giusto espormi, adesso che sono tornato un cittadino normale, sono venuto subito in questa città è ci tornerò anche nei prossimi giorni”, le sue parole al riguardo.

“A giorni tornerò per mangiare una pizza, nella pizzeria che apre un mio amico che è venuto apposta da Philadelphia (l’aquilano Michele Morelli, che aprirà insieme ad altri soci la pizzeria Trieste in corso Federico II, ndr), poi andrò a visitare lo studio del fotografo Roberto Grillo e verrò ogni volta che avrò la possibilità”, ha quindi annunciato.

Poi ha mostrato la maglia indossata per l’occasione, la divisa dell’Aquila Rugby di cui è stato presidente onorario.

“Vedete il rosone sul retro? È Collemaggio, vi ricordo che nel 2009 abbiamo riaperto la basilica, anche se con molta fatica, poi è stata restaurata e adesso mi dicono che è tornata meravigliosa”.

“Ovviamente nessuno mi ha invitato alla cerimonia di riapertura, ma la cosa mi ha lasciato assolutamente sereno”. 

Un ritorno alla protezione civile nazionale? “Non si torna mai sul luogo del delitto”, ha commentato.

“Ad Amatrice sembra che il terremoto ci sia stato ieri, infatti ci sono ancora le macerie ed i quadri e gli indumenti appesi nella case inagibili. Ma sono passati venti mesi”, ha poi dato un giudizio sulla situazione di uno dei luoghi simbolo dei recenti terremoti del Centro Italia, proprio ai confini con l’Abruzzo.

“Sono andato ad Amatrice con il mio amico Parisi, ho parlaro con la gente, un signore che vive in roulette mi ha detto che in questi giorni, quando ha fetto meno 23, si è scaldato con  l’asciugacapelli. Ma come si fa a trattare in questo modo persone che soffrono. Forse perché stiamo parlando di 4 mila, 5 mila persone che rappresentando meno di due quartieri di Roma. E meno male che il modello ‘L’Aquila” non era da seguire per i terremoti del Centro Italia”.