L’AQUILA – “Sono contentissimo di riabbracciare la mia famiglia. Voglio ringraziare tutte le persone che mi hanno sostenuto durante questo periodo, manifestandomi la loro solidarietà, soprattutto la città dell’Aquila e i familiari delle vittime”.

Sono le prime parole pronunciate dal preside Livio Bearzi dopo la sua scarcerazione e rese note dal suo avvocato Stefano Buonocore.

“Sono molto felice che il magistrato abbia accolto la nostra istanza, riconoscendo al preside Bearzi, sin da subito, una misura alternativa alla detenzione, consentendogli così di riabbracciare la sua famiglia”.

“Il provvedimento, naturalmente, è provvisorio, adesso attendiamo l’udienza di aprile davanti al Tribunale di Sorveglianza di Trieste – ha aggiunto il legale – in quella sede l’affidamento in prova ai servizi sociali potrà essere concesso stabilmente. Pur nell’attesa della decisione finale non possiamo nascondere la nostra soddisfazione”.

Bearzi, dirigente scolastico e rettore del Convitto nazionale ‘Domenico Cotugno’ dell’Aquila al tempo del sisma del 2009, era finito in cella il 10 novembre scorso dopo che la Cassazione aveva confermato la condanna a 4 anni per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Con il parziale crollo dell’edficio di Corso Umberto I, la notte del sisma morirono tre minorenni e ne rimasero feriti altri due.

In molti si sono spesi in questi giorni per chiedere al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la concessione della grazia a Bearzi, tra cui il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, la senatrice aquilana del Pd, Stefania Pezzopane e la presidente della Regione Friuli, Debora Serracchiani

Contraria, invece, Lucia Catarinacci, che perse il figlio minorenne, Luigi Cellini.