TERAMO – “La sentenza ha demolito l’intero impianto accusatorio, basato solo sulle calunnie di due persone”.

Così Venanzio Cretarola, ex amministratore unico di Teramo Lavoro, la società in house della Provincia, finito a processo per abuso d’ufficio, truffa e falso, e ieri assolto insieme agli altri imputati (l’ex presidente della Provincia Valter Catarra e l’ex direttore del Personale e oggi sindaco di Bussi Salvatore Lagatta).

L’inchiesta della procura verteva sull’uso del Fondo sociale europeo da parte della ex società in house e, in particolare, sulla nomina di Cretarola a coordinatore del progetto.

Una nomina che, secondo la procura, sarebbe avvenuta con modalità irregolari, senza una selezione pubblica e per cui, ha sostenuto la pubblica accusa, Cretarola sarebbe stato retribuito complessivamente con 42mila euro.

“È dimostrato finalmente che non esiste nessuna truffa – commenta Cretarola – che ho svolto eccome l’attività che secondo l’accusa non avrei svolto e che ho utilizzato procedure legittime per la sottoscrizione dei contratti di lavoro e per la selezione del personale”.

Cretarola, assolto per tutti gli altri capi d’imputazione, è stato però condannato per l’accusa di peculato.

“L’accusa residua – spiega – è basata su un incredibile lapsus logico/contrattuale che con il codice penale non ha nulla a che fare, basata anch’essa su una fantasiosa calunnia di una sola persona”.

“Mi dispiace solo – conclude Cretarola – che non sia stato compreso subito. Sarà chiarita totalmente in Appello”.