L’AQUILA – “Nelle aree interne del Paese abbiamo a che fare con una popolazione estremamente anziana, abbiamo un gran numero di ultracentenari, e ancora la fascia degli ultraottantenni che rappresenta una sfida che va assolutamente affrontata e vinta. Parliamo di persone con patologie croniche, molto spesso anche con disabilità. In questi anni il sistema ha cercato di concentrare gli investimenti proprio per migliorare la capacità di gestione sui territori, quindi fuori dal contesto ospedaliero”.
Lo ha detto, intervistato da AbruzzoWeb, l’aquilano Americo Cicchetti, commissario di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.
Ex direttore generale della Programmazione del Ministero della Salute, Cicchetti, in carica dallo scorso agosto a seguito delle dimissioni del direttore generale Domenico Mantoan, osserva: “occorre una trasformazione organizzativa molto importante, vuol dire portare persone e competenze nelle strutture che sono già state pensate, il Dm77 è una riforma importante da questo punto di vista che chiaramente può essere implementata in diverse regioni”.
Parlando del suo Abruzzo, e del pesante deficit della sanità, evidenzia: “Ho visto i numeri e so quanto ha combattuto il presidente Marco Marsilio per ottenere un segnale all’interno della Commissione Salute della Conferenza Stato Regioni. È riuscito a stabilire un primo principio fondamentale, che poi si trasforma in sostanza, che è quello della necessità di una redistribuzione delle risorse, perché bisogna tenere conto delle particolari condizioni dell’Abruzzo, delle sue aree interne, dove ci sono molti paesi in cui non si arriva neanche a mille abitanti e ce ne sono molti anziani”.
“Portare la sanità in queste zone costa inevitabilmente di più – sottolinea – perché sono molto più difficili da raggiungere. Ci sono regioni che hanno grandi città come Lombardia, Lazio, Campania, e poi altre dove la maggior parte delle persone vive in piccoli centri che non raggiungono le dimensioni dei 50mila abitanti per avere una casa della comunità, molti di questi centri non raggiungono neanche i 1.500 abitanti per il medico di famiglia e quindi abbiamo bisogno di creare una rete molto più efficace, per questo l’investimento sulla piattaforma nazionale di telemedicina, che viene condotta fondamentalmente da Agenas, è cruciale”.
Inoltre Agenas, ha spiegato Cicchetti, “ha un programma di valutazione della performance delle aziende sia ospedaliere che territoriali, ed è un sistema di indicatori che cattura elementi cruciali che sono la capacità di accesso dei cittadini. Non solo i tempi di pronto soccorso, ma anche una piattaforma che ci restituisce il quadro di utilizzo delle risorse. Questi numeri servono non tanto per stilare classifiche, ma per capire dove conviene intervenire, in che modo e come attivare dei percorsi di collaborazione”.
Poi c’è il Pnrr: “Una grande occasione che non va persa. Per quanto ci riguarda stiamo governando l’investimento di un miliardo e mezzo sulla piattaforma nazionale di telemedicina. E poi anche, forse quello è l’aspetto cruciale, l’investimento che riguarda il fascicolo sanitario elettronico 2.0 e il collegato ecosistema di dati digitali. Il fascicolo sanitario è un repository non solo di tutta quella che è la storia clinica dal punto di vista dei referti, quindi di carta digitalizzata evidentemente, ma anche di dati clinici, perché da quella carta oggi noi siamo in grado di estrarre i numeri e quindi possiamo trasferire quei numeri all’interno di questo grande lago di dati che conterrà tutti i dati clinici degli italiani, quelli prodotti dagli ospedali, quelli prodotti attraverso la piattaforma nazionale di medicina, quelli prodotti attraverso delle app di monitoraggio, che tra l’altro sono fornite dal Servizio Sanitario Nazionale. Abbiamo in questo momento una gara in atto che serve a dare alle Regioni 81 milioni di euro da utilizzare proprio per i dispositivi di monitoraggio, per esempio nell’ambito cardiovascolare, sono fondamentali. I dati che provengono da quei dispositivi, attraverso la piattaforma nazionale di telemedicina, finiscono nell’ecosistema di dati sanitari”.
“Questo significa che il medico di famiglia di quel paziente, e qualsiasi medico abilitato, potrà consultare quei dati per finalità di cura e quegli stessi dati potranno essere utilizzati, anonimizzati, anche per attività di ricerche, quindi in qualche modo per contribuire all’innovazione tecnologica. In questo senso, l’Agenas è a disposizione e al lavoro per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale”.






