L’AQUILA – Potrebbe ridursi ancora, da 115 a 26, il gruppo di aziende aquilane che rischiano di dover restituire al governo italiano per conto dell’Unione europea le tasse sospese nei primi mesi dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
È una prima, parziale buona notizia emersa nel vertice in Regione con gli europarlamentari del Partito democratico David Sassoli e Massimo Paolucci che stanno occupandosi della questione.
Una legge dello Stato ha fissato la restituzione in dieci anni e con abbattimento fino al 40%, ma le istituzioni comunitarie identificano la sospensione come un aiuto di Stato e da anni stanno pressando per una restituzione tutta e subito.
Interpretazioni della norma e ricorsi hanno portato un progressivo restringimento dalle 7 mila partite Iva iniziali alle 115 sole aziende che avevano superato la soglia “de minimis” di 200 mila euro alle 26 annunciate oggi che superano anche quota 500 mila.
“Il problema riguarda un pugno di aziende sopra la soglia accettata dalla Ue di 500 mila euro, sotto questa soglia non c’e problema – spiega Sassoli ad AbruzzoWeb – Su quelle coinvolte dalla richiesta di restituzione possiamo lavorare per dimostrare che non si e trattato aiuto di Stato”.
Sassoli ha spiegato che, visto che la Ue ha alzato nel periodo 2008-2010 a 500 mila la soglia “de minimis” a causa della crisi, rimarrebbero coinvolte 26 aziende, le più grandi, che si sono viste le tasse sospese.
Entro ottobre è prevista una relazione della Commissione sulla vicenda. Lì ci saranno messe nere su bianco le scelte dell’Europa.
L’europarlamentare, di origine abruzzese, ha assicurato che, a seguito di serrata trattativa comunque ci sarà il sospirato via libera da Ue.
La partita è evitare ora i 56 milioni di restituzione che spetterebbero alle 26 aziende. Il problema è quantificare i danni.
Con Sassoli e Paolucci c’è la senatrice dem aquilana Stefania Pezzopane, il deputato Antonio Castricone, il vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, sindacati e associazioni di categoria al gran completo.
Presenti Confindustria, Confartigianato, Api, Cna gli uffici speciale per la ricostruzione dell’Aquila e del cratere (Usra – Usrc), la Fondazione Carispaq, i sindaci del cratere.
SASSOLI: “LA VICENDA E’ MOLTO BENE INCANALATA”
“È un dato accettato da tutti, ed è questa la buona notizia, che non stiamo più parlando della soglia dei 200 mila euro, ma di 500 mila – ha aggiunto Sassoli – E, dunque, non di circa 120 aziende, ma di 26. È stato confermato anche questa mattina a Roma, lo diamo come risultato assodato. Era già nell’aria, che il tetto fosse quello. Le regole dell’epoca dicevano 500 mila, e a questo va aggiunta la condizione straordinaria del terremoto”.
“E anche per queste aziende si troverà la soluzione, sarà facile dimostrare il danno subito, la legittimità delle agevolazioni. Sono infatti tutte grandi aziende, nella condizione di collaborare per dimostrare i danni subiti”, ha aggiunto poi.
“Tutte le aziende hanno subito danni dal terremoto, e ci sono le condizioni perché tutte escano da questa vicenda. Abbiamo trovato una grande disponibilità da parte della Commissione europea, nello stesso tempo mi sembra che la situazione sia ben incardinata, questa mattina a Roma si è svolta in contemporanea una riunione tecnica – ha detto ancora – In questo momento ci vuole la massima collaborazione. A differenza di altre vicende che sto seguendo, questa è molto ben incardinata a Bruxelles e a palazzo Chigi, è questa la cosa più importante per non fare la figura degli italiani in gita”.
L’europarlamentare dem ha poi snocciolato il “percorso tecnico: a ottobre uscirà un nuovo documento da parte della Commissione che citerà le violazioni che sono state, a loro avviso, commesse. Innegabile che i governi precedenti si siano comportati con grande leggerezza – ha attaccato – però nello stesso tempo stiamo parlando di una zona colpita dal terremoto, con tutte le conseguenze che le aziende hanno subito”.
“Da dove nasce questa questione? Non era illegale lo sgravio, ma solo lo sgravio indiscriminato. In realtà il governo dell’epoca ha dato indiscriminatamente questa possibilità, anche comprensibilmente, in un momento di tracollo di tutta l’area aquilana – ha ricordato Sassoli – ma l’Europa ha però la regola di concedere sgravi a fronte di una documentazione del danno subito”.
“Adesso, comunque, parliamo di 26 aziende che, con la collaborazione di Camera di commercio e il tavolo di palazzo Chigi, potranno produrre la documentazione richiesta. Se ottobre lo passiamo collaborando, si potrà chiudere la vicenda in tempi stretti”.
LOLLI: “VA BENE MA ORA VEDIAMO LE CARTE”
“Ascoltando e insistendo si trovano le soluzioni. La restituzione delle tasse comunque anche per le aziende ancor coinvolte va nella direzione opposta rispetto alle misure che stiamo adottando per far riprendere economia vedi la misura del 4 per cento. Invece dell’aiuto per la risalita, la restituzione sarebbe come si dice un aiuto per la calata”, ha detto Lolli.
“L’ultima parola non è detta, vogliamo vedere le carte, percorreremo questa strada prospettata fino in fondo, con massimo spirito di collaborazione – ha aggiunto – Nessuna battaglia seppur legittima di principi, come si dice, ma difendiamo con i denti l’unica vera misura di aiuto alle aziende, pronti alla strada giuridica, e anche alla mobilitazione senza guardare in faccia a nessuno”.
“E ce l’abbiamo anche con quei governi, al di là dei colori politici che hanno sbagliato le procedure, e ora le conseguenze le devono pagare e le nostre imprese e i nostri cittadini, è intollerabile”, ha concluso.
CONFINDUSTRIA L’AQUILA: “RESTANO LE AZIENDE CHIAVE, TROPPI 60 MILIONI”
“Restano coinvolte le aziende più importanti, decisive per il territorio. Sono anzi l’anima e la forza dell’intera regione. Non possono permettersi una restituzione di questa portata, si dice dai 50 ai 60 milioni proprio nel momento in cui bisogna agganciare la ripresa”, ha commentato il presidente di Confindustria L’Aquila, Marco Fracassi.
“Dal punto di vista tecnico dobbiamo ottenere sul tavolo delle trattative che le presunte sovra compensazioni rappresentano un danno sistemico che non è quantificabile né rendicontabile. Esiste a prescindere – ha aggiunto il direttore, Carlo Imperatore – È impossibile dimostrare al contrario che, dopo un evento così catastrofico, non si sia determino un danno sistemico per le aziende. Dovrà avere rilevanza anche gli investimenti che le aziende hanno fatto subito dopo il sisma”.






