L’AQUILA – E’ stato espresso oggi in prima commissione Bilancio il parere finale sul progetto di legge di iniziativa di giunta regionale, “Disposizioni in materia tributaria”, che prevede l’aumento dell’addizionale Irpef per coprire il debito della sanità. Con un compromesso da trovare poi in aula in extremis nel centrodestra diviso e rissoso, trovando la quadra tra gli emendamenti che saranno presentati, ben 17, tra cui quelli di Forza Italia, Lega e anche di Fratelli d’Italia, il partito del presidente Marco Marsilio di Fdi.
Questo prima del consiglio regionale che inizierà alle ore 14. Intanto a conferma che sarà una giornata campale, le opposizioni hanno occupato l’aula consiliare (vedi articolo).
A maggioranza dei presenti, c’è stato il parere favorevole della Commissione Bilancio, senza alcuna revisione emendativa. In sintesi, il progetto legge arriverà in aula nella versione originale depositata dall’Esecutivo. Eventuali emendamenti potranno essere ripresentati direttamente in fase di Consiglio regionale.
L’ipotesi in campo, spuntata ieri in tarda serata, sarà comunque una concessione di Marsilio a scendere sotto l’aliquota del 3% per i redditi tra i 28.000 e 50.000 euro, ora fissata a 3,23%, come chiesto dagli alleati. Con un minore gettito, 40 milioni rispetto ai 44,7 milioni preventivati, ma comunque sufficienti per far quadrare i conti e presentarsi con le carte in regola al tavolo di monitoraggio della sanità l’11 aprile a Roma.
Fuori dall’Emiciclo ci sarà invece dalle 14 la manifestazione di protesta di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, a cui parteciperanno tra gli altri, il Pd il Movimento 5 stelle, l’associazione delle Autonomie locali italiane (Ali) i Giovani Democratici d’Abruzzo, Italia Viva, Azione, Sinistra Italiana, Avs e Rifondazione. Contro una manovra che colpirà le tasche di 187mila abruzzesi. Previsti numerosi pullman da tutto l’Abruzzo, contro un “salasso” con il quale gli abruzzesi pagano “l’incapacità” del centrodestra al governo della regione dal 2019.
In commissione, si legge nella nota di ieri del Patto per l’Abruzzo, “sindacati, associazioni di consumatori e di categoria ed esponenti delle istituzioni di vario grado – aggiungono – hanno rappresentato le tante difficoltà che quotidianamente investono lavoratori e pensionati abruzzesi e di come il rincaro delle tasse andrebbe a pesare su situazioni già rese critiche dalla pressione fiscale nazionale, dall’aumento dell’inflazione e dalla conseguente riduzione del potere d’acquisto. Silenzio assordante su tutta la questione del presidente Anci Abruzzo, nonché sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi” .
“In questi giorni di lavoro in I Commissione – continuano – né l’assessore al Bilancio, Mario Quaglieri, né l’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì, hanno fornito il benché minimo elemento concreto in grado di spiegare i motivi che sono alla base dell’attuale situazione critica e che hanno condotto a 180 milioni di disavanzo delle Asl; e soprattutto non hanno spiegato quali sono le politiche che intendono porre in essere per evitare che il disavanzo si rigeneri, peraltro in misura crescente. Sono state date, sotto richiesta diretta, solo generiche indicazioni su tagli, e riduzione di costi estemporanee, applicati qua e là ma senza presentare alcuna strategia organica che risollevi la crisi del comparto. I risultati di questo modo di gestire sono sotto gli occhi di tutti: dalla medicina territoriale carente, alle liste d’attesa lunghissime; mobilità passiva a 104 milioni, con oltre 120mila abruzzesi che rinunciano alle cure e oltre 62mila che non hanno garantito neanche il medico di base”.
La proposta licenziata dalla giunta, a firma di Marsilio, è che rispetto alla precedente aliquota di addizionale Irpef dell’ 1,73% per tutti, si scende, fino a 28.000 euro di reddito imponibile all’1,63%, dunque per la prima fascia ci sarà una diminuzione della pressione fiscale fino a 28.000 euro l’anno.
Oltre i 28.000 euro e fino a 50.000 euro si sale invece a 3,23% con aggravio fino a 302 euro l’anno, oltre i 50.000 euro si sale a 3,33% che significa 782 euro per un reddito ad esempio di 80mila euro, di 1.102 euro per un reddito di 100mila. Questo per ottenere entrate di 44,7 milioni di euro.
Gli alleati hanno però puntato i piedi proponendo emendamenti “migliorativi”.
Forza Italia e Noi Moderati vogliono che la prima fascia torni a salire da 1,63% a 1,73%, visto che sarebbero pochi spiccioli di risparmio, mentre ad essere favorita deve essere la seconda fascia, oltre i 28.000 euro e fino a 50.000 euro, che scende al 2,63%, resta invece invariata a 3,33% oltre i 50mila euro. In questo modo le entrate previste restano le stesse.
La Lega propone che per il 2025 l’abbassamento dell’aliquota Irpef del secondo scaglione, quello per i redditi oltre i 28.000 euro e fino a 50.000 euro, portandola al 2,99% rispetto al 3,23%, Poi però deve essere previsto un ulteriore abbassamento sia della seconda aliquota che della terza, per il 2026 e ancora di più per il 2027. Per il 2026 si propone infatti di portare l’aliquota del secondo scaglione al 2,03% e quella del terzo al 2,73%; per il 2027 l’aliquota del secondo scaglione all’1,83% e la terza all’1,93%.
C’è poi un emendamento presentato anche da Fratelli d’Italia, firmato da Leonardo D’Addazio, con il beneplacito di Marsilio, che prevede per i redditi da 8.500 a 20.000 mila euro ulteriori detrazioni, garantendo comunque l’extragettito fiscale e si precisa nell’emendamento, andrà tutto al capitolo sanità, e non solo prioritariamente, come scritto nel testo di legge arrivato in commissione.
Aspetto quest’ultimo, su cui battono anche anche Lega Fi e Noi Moderati.






