L’AQUILA – È stata l’indagine che ha fatto tremare il Comune dell’Aquila, con le dimissioni di sindaco e vice sindaco, quest’ultimo indagato; che ha scoperchiato il sistema, ancora da dimostrare, delle “mazzette 2.0” taroccate come consulenze professionali secondo i pm; che ha portato alla luce anche tangenti old-style con i contanti nella confezione di grappa. Ora è arrivata a un primo punto fermo, con il processo per 7 indagati e l’uscita di scena di un noto dirigente.

Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale dell’Aquila Guendalina Buccella ha rinviato a giudizio 7 degli 8 indagati nell’ambito dell’inchiesta “Do ut des” su un presunto giro di tangenti negli appalti della ricostruzione pubblica post-terremoto del 6 aprile 2009.

La prima udienza dibattimentale si svolgerà il prossimo 6 ottobre dinanzi al tribunale collegiale.

A uscire oggi dall’inchiesta, con una sentenza di non luogo a procedere dello stesso gup, è il dirigente comunale Mario Di Gregorio, assistito dall’avvocato Stefano Rossi, come chiesto dal pubblico ministero David Mancini, che non ha trovato riscontri per sostenere in giudizio l’accusa di abuso d’ufficio.

Gli imputati saranno invece Vladimiro Placidi, ex assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali della scorsa Giunta Cialente, Pierluigi Tancredi, all’epoca dei fatti consigliere comunale di opposizione ma con delega del sindaco ai puntellamenti, poi arrestato anche nell’inchiesta successiva “Redde Rationem”, Daniela Sibilla, dipendente del Consorzio beni culturali e già collaboratrice di Tancredi durante i suoi precedenti mandati di assessore, Pasqualino Macera, all’epoca dei fatti funzionario responsabile Centro-Italia della Mercatone Uno Spa, questi quattro finiti agli arresti domiciliari nel gennaio 2014 al termine degli accertamenti della squadra Mobile del capoluogo.

Oltre a loro, sotto processo andranno anche Roberto Riga, ex vice sindaco aquilano, Fabrizio Menestò, ingegnere di Perugia, e Daniele Lago, imprenditore della ditta Steda Spa che con le sue dichiarazioni ha dato origine all’inchiesta.

Le accuse, a vario titolo, sono di corruzione, millantato credito, falsità materiale e ideologica e appropriazione indebita. Per Macera è stata dichiarata l’incompetenza territoriale in merito alla sola accusa di millantato credito, dal momento che i fatti si sono svolti a Padova.

La bufera giudiziaria di oltre 2 anni fa ha provocato una crisi politica profonda nel Comune capoluogo con le dimissioni e la contemporanea rimozione del vice sindaco indagato, Riga, sostituito dall’ex procuratore Nicola Trifuoggi, e le dimissioni, poi ritirate, del primo cittadino, Massimo Cialente, non indagato ma attaccato pesantemente dalla stampa nazionale.

DI GREGORIO: “SONO FELICE, MA HO AVUTO CONSEGUENZE LAVORATIVE”

“Sono contento e sollevato, non avevo dubbi sul fatto che dovessero andare così le cose, ero fiducioso nei confronti del lavoro della magistratura e prendo atto che le cose sono andate come dovevano andare”, dichiara Di Gregorio ad AbruzzoWeb.

“Sugli altri imputati che pensieri ho? Nessun pensiero”, taglia corto.

Quanto alle conseguenze lavorative dopo essere stato indagato, “ne ho avute eccome, ma ancora non ho pensato a caldo se muovermi a livello giudiziario per essere risarcito, ci penserò e ne parlerò con il mio legale”.

Quest’ultimo parla semplicemente di “decisione liberatoria per Di Gregorio”.

CIALENTE: ”ERO CERTO DELLA SUA INNOCENZA”

“Sono contentissimo per Mario Di Gregorio, ero stra-certo del sua non colpevolezza perché sapevo che era stato spostato nella rotazione dei dirigenti, fatta a loro difesa, soprattutto dai posti in cui sono esposti a responsabilità enormi, che loro non avevano chiesto, anzi, avevano chiesto di evitarsi”.

Lo afferma ad AbruzzoWeb il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, commentando l’esito dell’udienza preliminare dell’inchiesta “Do ut des” su tangenti e puntellamenti, che ha visto 7 rinvii a giudizio e appunto la sentenza di non luogo a procedere per Di Gregorio.

Puntellamenti che, ribadisce il primo cittadino, “se non fossero stati fatti oggi non ci sarebbe ricostruzione ma riedificazione e il centro sarebbe ancora chiuso dai militari”.

“Il mio rammarico – prosegue Cialente – è che per questa vicenda, per cui si scatenò anche la stampa nazionale, che mi definì ‘onesto sciocco’, Di Gregorio ha perso il posto di lavoro”.

“Adesso aspetto con la stessa serenità il processo anche per l’ex vice sindaco Roberto Riga – conclude Cialente – Io ho sempre fiducia nella magistratura, purtroppo i tempi lunghi restano un problema della giustizia italiana”.

AVV. LAGO: “PER NOI NON SONO TANGENTI MA CONSULENZE”

“Il nocciolo del processo è stabilire la qualità soggettiva dei soggetti a cui sono state fatte dazioni, i fatti sono quasi tutti pacifici e non sono contestati, ma si tratta di verificare se chi ha ricevuto soldi ha la qualità di pubblico ufficiale, noi riteniamo di no”, spiega a questo giornale l’avvocato Massimo Carosi, che assiste Lago.

“Se così fosse, non sarebbero tangenti ma normali transazioni commerciali – fa notare – E poi in questo caso le dazioni sono state scoperte non grazie all’abilità della polizia Giudiziaria, ma tutto è stato fatturato e frutto di contratto di consulenza alla luce del sole. Vedremo al processo”.

LE ACCUSE

SOLDI NELLA CONFEZIONE DI GRAPPA

Sono state chiamate le “tangenti del nuovo millennio”, quelle portate alla luce dall’inchiesta “Do ut des” della procura della Repubblica dell’Aquila sugli appalti post-sisma che oggi ha raggiunto un primo traguardo con il rinvio a giudizio di 7 degli 8 indagati iniziali.

Tangenti, secondo le accuse, senza la consueta “valigetta” con i contanti perché mascherate da consulenze professionali pagate con fattura, con tanto di “listino prezzi” a seconda del tipo di corruzione effettuata, una versione che le difese, naturalmente, contestano.

“Gola profonda” di questa indagine è stato Daniele Lago, imputato anche lui, titolare della Steda Spa, una ditta veneta che, per lavorare nell’immediato post-terremoto, su suggerimento dei diretti interessati secondo i pm ha corrotto a destra e a manca, spremuta come un limone.

Tra le elargizioni raccontate da Lago, i celebri “10 mila euro consegnati nella confezione di grappa” mentre secondo il giudice un malloppo di 200 mila è stato consegnato con “5 moduli abitativi provvisori del valore economico di mercato variabile in 40 mila euro ciascuno circa”, non assegnati alle amministrazioni e donati all’arrestato Pierluigi Tancredi come fossero le casette del Monopoli.

Il castello accusatorio si regge per larghissime parti sui racconti di Lago, che ha “cantato” davanti agli inquirenti: i suoi resoconti vengono ritenuti “genuini e attendibili”, come d’altronde quelli dei suoi collaboratori.

Secondo le accuse che dovranno essere sostenute a ottobre in dibattimento, il sistema corruttivo ruotava intorno a un nucleo centrale costituito da amministratori attuali e in carica all’epoca dei fatti, tutti aquilani e quindi terremotati, a partire dal vice sindaco dell’epoca, Roberto Riga.

I reati, secondo l’accusa, sono stati commessi nel capoluogo nel periodo da settembre 2009, insomma pochissimi mesi dopo il devastante sisma che aveva causato 309 vittime, e fino a luglio 2011.

L’entità degli appalti contestati è di 500 mila euro, mentre è stata accertata l’appropriazione indebita, attraverso la contraffazione della documentazione contabile, da parte di alcuni indagati, della somma di 1 milione 268 mila euro, relativa al pagamento di alcuni lavori.

Condotte attraverso presìdi tecnici, in particolare intercettazioni ambientali e telefoniche, le indagini della squadra Mobile del capoluogo hanno mostrato l’esistenza di un sistema corruttivo, in base al quale alcuni imprenditori interessati ai lavori per la ricostruzione post-terremoto pagavano tangenti, sia in denaro che attraverso veri e propri m.a.p. (moduli abitativi provvisori), nei confronti di funzionari pubblici, per l’aggiudicazione di alcuni appalti relativi a lavori di messa in sicurezza.

LA CRISI POLITICA

I 10 GIORNI DI CIALENTE “DIMISSIONATO DAL GOVERNO”

“Sono stato dimissionato dal governo, torno a fare il medico e con la politica ho chiuso”.

Parole che sembravano definitive, quelle del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, l’11 gennaio 2014, a tre giorni dagli arresti-shock di ex consiglieri e assessori nell’ambito dell’indagine che coinvolgeva il suo vice sindaco, Roberto Riga.

E invece, oltre 2 anni dopo, Cialente è ancora qua, e si appresta a completare il suo secondo mandato da primo cittadino del capoluogo dopo aver ritirato quelle dimissioni a una manciata di giorni dalla scadenza, spinto da pressioni politiche della coalizione e anche da una manifestazione popolare con un migliaio di persone a suo sostegno.

Oggi che esulta per il non luogo a procedere per Mario Di Gregorio, disposto a fronte degli altri 7 rinvii a giudizio, pur rammaricandosi che “nel frattempo per questa inchiesta Di Gregorio ha perso il posto da dirigente”.

Uno scandalo, quello dell’inchiesta “Do ut des”, per il quale il primo cittadino aveva ammesso di “sentirsi tradito” e del quale aveva svelato a caldo di non sapere nulla, nonostante nei mesi precedenti fosse stato sentito negli uffici giudiziari come persona informata sui fatti: dichiarazioni che gli erano valse accuse di irresponsabilità politica e le prime richieste di andarsene.

Ma dopo le dimissioni di Riga, anzi, la cacciata, visto che il suo addio scritto tardava a formalizzarsi, Cialente era diventato il bersaglio della stampa nazionale, ingolosita dal riportare le presunte nefandezze del cosiddetto “sistema L’Aquila”.

Erano stati, in particolare, alcuni articoli di stampa che riferivano della “truffa della cognata del sindaco”, un caso questo relativo alle abitazioni equivalenti e finito su Canale 5 e sul Tg1, come anche un altro durissimo articolo sul Fatto quotidiano, stavolta legato all’inchiesta, a fargli capire che tirava una brutta aria.

E Cialente aveva poi ammesso ai cronisti di sentirsi “definitivamente delegittimato” dall’intervista polemica del ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia “ha parlato con il premier Enrico Letta, non poteva farla per conto suo”.

Così si era arrivati alla conferenza stampa con l’annuncio: “Poco fa mi ha telefonato un alto funzionario per dirmi di non farlo, avete già capito quello che sto per fare”, aveva esordito.

Il giorno dopo, in una riunione di Giunta svoltasi in casa di Cialente, l’addio era divenuto ufficiale e l’assessore alla Cultura Betty Leone (Sel) era stata nominata vice sindaco al posto di Riga.

“Ho chiuso definitivamente con la politica, dalle 13 di oggi sono un libero cittadino, sono un medico della Asl, un po’ anziano, che domani va a lavorare in ospedale negli orari normali, non in quelli strani di quando ero sindaco. Ho smontato tutto e domani porto via le mie cose e i miei libri”, aveva confermato Cialente assicurarlo che non sarebbe mai tornato indietro.

Una settimana dopo, in mille si erano ritrovati al freddo del tendone davanti all’Auditorium del Parco del Castello per convincere Cialente a ripensarci: tra questi anche Luciano D’Alfonso, non ancora tornato appieno nell’agone politico dopo i guai giudiziari, e Stefania Pezzopane, che aveva lanciato l’incandescente slogan “uniamoci e sterminiamoli” contro gli avversari politici.

“Non torno indietro, non ci sono spazi”, il de profundis cialentiano a dispetto di questa mobilitazione, che sembrava definitivo.

Poi la progressiva, lenta e silente retromarcia, tra il centrosinistra che aveva reagito, come Giovanni Lolli che faceva notare: “Contro la città si sta muovendo qualcosa che è più grande di quanto si potesse pensare, vogliono cancellare la città dalla cartina geografica” mentre i comitati cittadini minacciavano: “Se torna indietro, occupiamo il Comune”.

Intorno a metà gennaio la conferma delle dimissioni era diventata in dubbio, finché il 21, giorno di Sant’Agnese, festa aquilane delle malelingue, la prima indiscrezione: “Torno”.

Un ritorno abbinato alla scelta di una nuova figura “garanzia” di legalità come l’ex procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, nominato nuovo vice sindaco, svolta anticipata da AbruzzoWeb, e l’incontro con la stampa del giorno seguente per annunciare il ritiro delle dimissioni e il ritorno in sella.