L’AQUILA – “Neanche un centesimo è stato sottratto alla ricostruzione, questo è quanto emerge da questo interrogatorio e gli aquilani ne debbono essere a conoscenza”.

Questo il messaggio lanciato da Maurizio Dionisio, avvocato di Pierluigi Tancredi, all’uscita del colloquio con il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella e i pubblici ministeri Antonietta Picardi e David Mancini.

L’ex assessore comunale di centrodestra e, per qualche settimana, consigliere delegato dal centrosinistra nel post-sisma, è stato l’unico a rispondere alle domande negli interrogatori di garanzia dei quattro arrestati ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta “Do ut des” su tangenti e appalti post-sisma.

Gli altri tre, Pasquale Macera, Vladimiro Placidi e Daniela Sibilla, si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere, presentando (nel caso di Placidi) una memoria legale ma uscendo dall’aula degli interrogatori un paio di minuti dopo esservi entrati.

“Il pubblico ministero fa il suo dovere, la difesa fa il suo dovere e noi oggi lo abbiamo fatto fino in fondo – ha assicurato Dionisio – Abbiamo dato tutte le spiegazioni del caso e abbiamo risposto alle domande perché non abbiamo nulla da nascondere”.

“Tra l’altro è stata depositata una copiosissima memoria difensiva dove vengono ulteriormente puntualizzati tutti gli aspetti”, ha aggiunto ancora.

“Non esiste un sistema L’Aquila – ha continuato Dionisio – perché questa non è la città del malaffare, ma di persone perbene, e quello che è accaduto è frutto di una semplice travisazione giuridica di alcuni comportamenti”.

Tancredi, tra l’altro, curiosamente non ha incrociato per pochi minuti il suo vecchio sindaco Biagio Tempesta, con il quale ha governato la città da assessore alla Cultura e al Bilancio, che era impegnato come avvocato nell’aula giudiziaria vicina nell’ambito di un processo sui crolli del post-sisma.

In riferimento alla mancata presentazione di un ricorso al tribunale del riesame contro la misura cautelare agli arresti domiciliari che ha colpito il suo assistito, l’avvocato Dionisio ha sottolineato che non è stato presentato alcun ricorso “perché si tratta di una misura a tempo di 15 giorni e quindi l’udienza al riesame sarebbe stata probabilmente fissata dopo il termine dei domiciliari”.

In riferimento a Daniele Lago, amministratore delegato della Steda Spa, grande accusatore degli amministratori comunali dell’epoca a cui si riferiscono i fatti relativi all’inchiesta su presunte tangenti per gli appalti nella ricostruzione, il legale di Tancredi ha ricordato che in “una intervista di qualche giorno fa ha cambiato versione evidentemente perché sa bene che esiste il reato di calunnia”.

“È lo stesso che in altre circostanze non si è fatto scrupoli di lanciare tonnellate di liquami su tutti quanti – ha ricordato in riferimento alle deposizioni davanti ai pm – Lago è il nostro nuovo difensore”, ha concluso ironicamente Dionisio.

GLI ALTRI TRE NON RISPONDONO

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i primi due dei quattro arrestati ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta .

Pasqualino Macera, all’epoca dei fatti rappresentante dell’azienda Mercatone Uno Spa, e Vladimiro Placidi, che era assessore comunale dell’Aquila alla Ricostruzione dei beni culturali, sono rimasti per pochi minuti nella stanza del gip, Giuseppe Romano Gargarella.

I loro legali hanno presentato una memoria difensiva e mentre l’avvocato di Macera non ha fatto nessuna dichiarazione, il legale di Placidi, l’avvocato Fabio Alessandroni, all’uscita dall’aula ha sottolineato che “anche se pacatamente contestiamo la misura degli arresti domiciliari”.

“Otto mesi fa c’eravamo resi disponibili a essere sentiti davanti alla procura, oggi ci ritroviamo da arrestati davanti al gip – ha svelato Alessandroni – non c’era bisogno della misura cautelare avevamo dato disponibilità a fornire ampia documentazione su questa vicenda”.

Quanto a Daniela Sibilla, stretta collaboratrice di Tancredi e socia di alcune società di consulenza coinvolte nell’inchiesta, non ha pronunciato alcuna parola né all’ingresso né all’uscita dall’aula. Prima che arrivasse il suo turno, si è rifugiata nella sede dell’Ordine degli avvocati per sfuggire all’assalto dei cronisti.

“Nessuna dichiarazione, non per ora”, ha ripetuto più volte all’uscita la legale Chiara Rossi, mentre l’altro avvocato, Stefano Rossi, ha chiarito che “non è stata presentata alcuna memoria difensiva, c’è silenzio assoluto”. Alberto Orsini