L’AQUILA – Richiesta di rinvio a giudizio per gli otto indagati nell’ambito dell’inchiesta “Do ut des” su un giro di  tangenti negli appalti della ricostruzione post terremoto all’interno di un sistema formato da politici imprenditori e funzionari pubblici.

Una bufera che si è abbattuta sul Comune dell’Aquila e che l’8 gennaio scorso ha portato agli arresti domiciliari di Vladimiro Placidi, ex assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali, Pierluigi Tancredi, ex assessore all’epoca dei fatti consigliere comunale, Daniela Sibilla, 38, dipendente del Consorzio beni culturali e già collaboratrice di Tancredi durante i suoi mandati di assessore, e Pasqualino Macera, all’epoca dei fatti funzionario responsabile Centro-Italia della Mercatone Uno S.p.a.

Quattro gli indagati nell’inchiesta della Squadra mobile, diretta da Maurilio Grasso: l’ex vice sindaco dell’Aquila, Roberto Riga, il dirigente comunale Mario Di Gregorio, Fabrizio Menestò, ingegnere di Perugia e l’imprenditore Daniele Lago.

Menestò è stato scagionato dalla pesante accusa di appropriazione indebita di un milione e 200 mila euro per la quale la Procura ha chiesto di archiviare: gli resta soltanto la contestazione di falso, mentre a Di Gregorio l’abuso d’ufficio.

A riportare la notizia della richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm David Mancini e Antonietta Picardi è Il Messaggero. Gli avvocati, però, non hanno ancora ricevuto nessuna notifica in tal senso, come confermano ad Abruzzoweb Carlo Benedetti, avvocato difensore di Riga e presidente del Consiglio comunale, e Maurizio Dionisio, legale di Tancredi.

Le indagini fanno riferimento al periodo dal 2009 al 2012 e hanno svelato la presunta esistenza di un sistema di corruzione con mazzette elargite da imprenditori a funzionari pubblici per aggiudicarsi  lavori per la ricostruzione post sisma (in particolare l’ex sede del rettorato dell’Università aquilana).

Le tangenti sono state quantificate in circa 500 mila euro. Elisa Marulli