L’AQUILA – Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere l’imprenditore Massimo Vinci e la funzionaria della direzione regionale dei beni Culturali Alessandra Mancinelli, finiti in carcere nell’ambito dell’inchiesta su presunte tangenti per gli appalti dei restauri delle chiese danneggiate dal terremoto.
I due sono comparsi davanti al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, presso il tribunale dell’Aquila.
“Non c’erano i tempi tecnici per valutare il fascicolo, molto voluminoso, che ritengo andrà alleggerito di molte parti. Rinunciamo dunque all’interrogatorio di garanzia e preferiamo andare più preparati giovedì all’interrogatorio al pm David Mancini, come già concordato”, ha dichiarato l’avvocato difensore di Vinci, Stefano Rossi, del Foro dell’Aquila, al termine dell’interrogatorio durato pochi minuti.
L’avvocato che difende la Mancinelli, Mario Flammini del foro di Avezzano (L’Aquila) insieme al collega Franco Colucci, ha dichiarato: “la situazione è complessa, cercheremo di chiarirla nel più breve tempo possibile e nelle sedi opportune”.
Sullo stato d’animo della sua assistita, detenuta nel carcere di Castrogno (Teramo), ha detto: “è buono per quanto può esserlo quello di una persona perbene che sta in carcere. È convinta, e lo siamo anche noi, di poter facilmente dimostrare l’infondateza delle accuse”.
A differenza dei legali di Vinci, questi non hanno confermato un imminente interrogatorio al pm.
Stando a quanto appreso, la difesa non avrebbe ancora ricevuto il materiale probatorio, in particolare i video di cui si è parlato nei giorni scorsi, per tempi tecnici. (ha collaborato Elisa Marulli)




