CHIETI – Gli effetti del Decreto Sicurezza cominciano ad arrivare anche in Abruzzo scatenando le reazioni dei sindacati che temono per le sorti dei lavoratori dei Cas, centri di accoglienza strordinaria per richiedenti asilo: circa 500 in tutta la regione, 150 solo in provicia di Chieti.
Con la nuova norma, fortemente voluta dal vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, infatti, è stato introdotto il nuovo schema di capitolato d’appalto per la gestione delle strutture di accoglienza migranti che ha tracciato un taglio netto ai servizi e, di conseguenza, messo freno a diversi rapporti lavorativi dei dipendenti non più indispensabili all’interno delle strutture.
E ieri, in occasione dello sciopero nazionale delle cooperative sociali proclamato da Usb, il sindacato ha organizzato, davanti la Prefettura di Chieti, un presidio con i lavoratori dell’accoglienza della cooperativa Luna, che gestisce in appalto i Cas della Provincia.
A giorni è prevista la chiusura del Cas di Roccamontepiano mentre, tra le polemiche, nei giorni scorsi è stato chiuso anche quello di Lanciano ma in questo caso a seguito dell’ispezione Asl che ha contestato la destinazione d’uso del piano terra e diverse altre irregolarità nella struttura.
“La cooperativa Luna gestisce la maggior parte dei Cas della Provincia di Chieti – spiega ad AbruzzoWeb Luigi Iasci, responsabile federale Usb Abruzzo – numeri già ridotti rispetto alla precedente gestione affidata alla cooperativa Matrix”.
“La cooperativa Luna, nel corso del tempo, ha iniziato un percorso di ristrutturazione aziendale eliminando molte figure professionali e licenziando già cinque dipendenti – aggiunge Iasci – per non parlare della significativa riduzione dell’orario di lavoro, che in molti casi raggiunge anche il 50 per cento”.
Ma quanto guadagna un dipendente di una cooperativa all’interno dei centri di accoglienza straordinaria? “Decismente poco – risponde Iasci -, basti pensare che viene applicato il contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali. Parliamo di mille euro scarsi nella migliore delle ipotesi ma la maggioranza dei lavoratori non arriva neanche lontamente a quelle cifre”.
Un altro problema, sottolinea Ianni, è quello che riguarda i migranti, ex ospiti delle strutture che, dopo un percorso di integrazione, sono riusciti a diventare dipendenti. “I loro permessi sono vincolati ai contratti di lavoro, è logico che se dovessero essere licenziati si manderebbe tutto a monte e a quel punto sì che si potrebbero sviluppare potenziali situazioni di illegalità”.
Il sindacato denuncia “l’arbitrarietà con la quale si sta procedendo alla gestione degli esuberi nei Cas della provincia di Chieti, l’assenza di un coinvolgimento delle parti sociali e la mancata individuazione di strade alternative ai licenziamenti”.
Il capo gabinetto del Prefetto ha richiesto all’organizzazione sindacale di produrre una documentazione dettagliata sulle mancanze riscontrate rispetto al capitolato d’appalto, “ma contestualmente vogliamo l’apertura di un tavolo tecnico in Prefettura con il coinvolgimento dell’assessore regionale per il Lavoro Piero Fioretti, della cooperativa Luna che gestisce in appalto i centri della provincia e delle parti sociali”.
“Chiediamo un piano nazionale di tutela e reimpiego degli operatori espulsi dall’accoglienza, affinché le loro professionalità non vengano disperse, nella tutela della dignità di 20mila lavoratori e per la dignità di tutti gli ospiti dei centri che rischiano di restare per strada e tornare in clandestinità”.






