SULMONA – Tempi duri all’ombra della statua di Ovidio per Forza Italia. Le elezioni comunali di Sulmona (L’Aquila) si avvicinano, e gli azzurri che hanno come riferimento la tre volte parlamentare Paola Pelino, sono in forte difficoltà e rischiano di non riuscire a presentare una loro lista di candidati, entro il termine del 5 maggio.
E così nell’assenza e silenzio del coordinatore regionale del partito Nazario Pagano, Pelino sta tentando il tutto per tutto con un dialogo inedito e a dir poco ardito con la componente del Partito democratico che fa riferimento a Bruno Di Masci, il grande vecchio della politica sulmontina, già due volte sindaco, presidente della Provincia dell’Aquila e consigliere regionale.
Componente ai ferri corti con il resto del Pd, in crisi come e forse più di Forza Italia, e commissariato dal segretario regionale Marco Rapino, in quanto Di Masci senior, mediante il figlio consigliere Alessio Di Masci è stato determinante nel far cadere il sindaco Pd Peppino Ranalli. Di Masci junior e l’altro traditore Fabio Ranalli (non è parente del sindaco), sono stati cacciati dal partito.
In fondo l’alleanza dimasciani-forzisti potrebbe essere considerata una sorta di sperimentazione in salsa peligna del Partito della Nazione, in forma però dimessa e di ripiego, per sopravvivere nel campo dei moderati dove per ora a rivestire il ruolo di dominus assoluto della competizione elettorale sulmontina è Andrea Gerosolimo. L’assessore regionale di Abruzzo civico, alleato con il Pd in Regione, a Sulmona è stato il regista della caduta prematura del sindaco Ranalli, a cui come detto hanno preso parte anche i dimasciani, ma resa di fatto possibile solo grazie alla sfiducia votata dai quattro consiglieri gerosolimiani.
Gerosolimo ha poi sparigliato le carte lanciando la candidatura dell’imprenditrice Annamaria Casini, sostenuta dalla coalizione civica “Noi per Sulmona”, composta da cinque liste, che pescano a piene mani sia nel campo del centrodestra si da quello del centrosinistra, incassando anche l’appoggio del Nuovo Centro destra, con un patto siglato a fine marzo da Casini e dai coordinatori provinciali e comunali Ncd, Massimo Verrecchia e Nicola Angelucci.
Anche il Pd ha aperto un dialogo con Gerosolimo, poiché teme il tracollo dopo la rottura con Di Masci, che controlla un consistente pacchetto di voti.
Forza Italia, con Pelino e l’ex sindaco forzista e consigliere uscente Luigi La Civita, invece punta clamorosamente a stringere un’alleanza proprio con Di Masci.
Schierato con Di Masci senior c’è del resto il forzista Donato Di Cesare, ex capogruppo del Popolo delle libertà al Comune di Sulmona, e vice presidente della federazione aquilana del partito. Persona ancora influente, presidente di molti consorzi della ricostruzione post-sisma nella città peligna.
Meglio insomma – ragiona Forza Italia – un patto con quello che fino a pochi anni fa era il nemico da battere, Di Masci, piuttosto che rischiare di non chiudere nemmeno la lista elettorale, a differenza di Noi con Salvini, e addirittura di Casa Pound.
Con buona pace di quanto rassicurato dalla Pelino a inizio aprile nel primo meeting elettorale, ovvero che “il centrodestra correrà unito e pronto per raccogliere la sfida del governo della città”, rifuggendo “dopo il recente fallimento del centrosinistra la riproposizione di formule di governo pasticciate”.






