SULMONA – Scemato il clamore mediatico sembra che il caso dei confetti scaduti riciclati per produrne di nuovi, scoperto dai carabinieri del Nas nelle scorse settimane a Sulmona (L’Aquila), sia un fuoco di paglia.

A leggere i report arrivati in Regione, i cui contenuti sono stati svelati da Il Messaggero, si parla infatti di “tracciabilità di alcune materie prime non immediatamente disponibili, ma fornita nella giornata successiva ad eccezione per un paio di materie. Alcuni contenitori non conformi ai requisiti igienici, ma il contenuto era ben conservato. Alcune procedure operative non disponibili in maniera formale. Riutilizzo di un prodotto quale ipotesi di lavorazione dichiarata dal titolare, ma non ancora in atto. Alcune carenze di ordinaria manutenzione”.

L’ispezione ha riguardato cinque delle sei aziende presenti a Sulmona (una è chiusa per ristrutturazione), la patria del confetto, che dall’operazione ha subito notevoli danni d’immagine di cui naturalmente risente l’economia già sofferente.

La relazione è arrivata sul tavolo dell’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, che aveva chiesto approfondimenti dopo il solito clamore mediatico successivo all’ispezione.