L’AQUILA – “Franco mi aveva accennato di sentirsi un po’ giù per una situazione non facile al lavoro. Il giorno prima di suicidarsi, ci eravamo salutati con una pacca sulla spalla, dandoci appuntamento per martedì. Non avrei mai immaginato che potesse arrivare a commettere un simile gesto”. 

Luigi è un po’ più piccolo di Franco Eleuteri, giusto un annetto.

Con lui è cresciuto, “ci conosciamo da quando siamo ragazzini, io gli faccio ancora i lavori alla casa. E sono rimasto vicino alla famiglia in un momento tremendo”.

Un momento tremendo che dura dal 28 maggio scorso, da quando cioè Franco Eleuteri, 62 enne caporeparto della macelleria di un supermercato Carrefour dell’Aquila, ha preso il fucile e si è sparato in testa, nella taverna della sua abitazione di Vazia, frazione di Rieti, lasciando intendere in una lettera delle gravi situazioni forse riconducibili al mobbing sul luogo di lavoro.

La lettera, sequestrata dai carabinieri, ha fatto scattare un’inchiesta della procura di Rieti, per ora contro ignoti, con ipotesi di reato istigazione al suicidio.

Gli inquirenti in questi giorni stanno ascoltando alcune persone i cui nomi Eleuteri avrebbe fatto proprio nell’ultima lettera.

Eleuteri gestiva il reparto macelleria da 12 anni, cominciando nel supermercato Gs poi diventato Carrefour.

Lascia una moglie, tre figli e un nipotino di tre anni. La testimonianza della moglie di Eleuteri, Marina Alberti, raccolta da questo giornale, ha suscitato rabbia e scalpore anche nel capoluogo d’Abruzzo.

“Sembrava che stesse bene – dice Luigi ad AbruzzoWeb – si era limitato ad accennare a qualche problema sul lavoro che lo stava facendo preoccupare, nulla di più. Purtroppo, il giorno dopo ha scelto di morire in quel modo. Tutta la nostra piccola comunità è ancora sconvolta, al funerale c’erano quasi 2 mila persone, d’altra parte Franco era un uomo molto amato e rispettato. Non so davvero cosa dire di più, è una vicenda talmente assurda che ogni parola è inutile”.

“Per me era come un fratello – conclude – un fratello che però si è tenuto tutto dentro”.

UGL, “IN QUEL SUPERMERCATO PRESSIONI A ISCRITTI, ORA INCONTRO URGENTE CON AZIENDA”

“All’interno del supermercato Carrefour dell’Aquila il clima aziendale è stato per molti insostenibile. L’azienda ai massimi livelli – direttore Italia, capoarea, direttore regionale e direttore vendite Italia – ha effettuato inaccettabili e malcelate pressioni nei confronti dei lavoratori che si erano iscritti alla Ugl”, le parole di Giuliana Vespa, segretario generale Ugl L’Aquila.

“Tale censurabile atteggiamento ha generato nei dipendenti comprensibile stato di ansia e di paura”, aggiunge la sindacalista in una nota

“Il 12 luglio scorso si è svolta l’assemblea degli iscritti e simpatizzanti Ugl del punto vendita Carrefour di Via Panella – svela poi – Nel corso della riunione, emotivamente carica per i tragici e noti eventi recentemente accaduti, è emerso che il clima aziendale è stato per molti insostenibile. Ritenendo questo atteggiamento intollerabile abbiamo chiesto all’azienda un incontro urgente al fine di ottenere i dovuti chiarimenti su quanto accaduto”.

“Tutti hanno il diritto di andare a lavorare sereni!”, conclude l’Ugl nella nota.

La moglie di Eleuteri, che si era sentita “abbandonata” dal sindacato, a questo giornale aveva detto che “la situazione lavorativa si era fatta difficile, tesa, per una serie di motivi e specie dopo le durissime reazioni dell’azienda, che ha addirittura inviato all’Aquila uno dei vertici per la vicenda dell’iscrizione di diversi lavoratori a un sindacato, cosa per cui Franco è stato visto come responsabile e attaccato”.