L’AQUILA – I tre ragazzi che si trovavano assieme a Francesco Tuccia la sera prima dello stupro dell’Aquila dello scorso febbraio, del quale l’ex militare campano è accusato, deposero subito dopo il fatto affermando che, mentre era semincosciente, la giovane studentessa laziale vittima della violenza avesse pronunciato il nome di un addetto della discoteca Guernica di Pizzoli, fuori dalla quale è avvenuto il fatto.

Questa, da quanto si apprende, l’inedita circostanza emersa oggi nella seconda udienza del processo in corso con rito immediato e a porte chiuse presso il tribunale dell’Aquila.

Nell’aula C, davanti ai giudici Giuseppe Grieco, Carla Ciofani e Italo Radoccia, i giovani sono stati ascoltati come testimoni dell’accusa, sostenuta dal pubblico ministero David Mancini.

E se due di essi hanno ritrattato questa circostanza, il terzo, l’aquilano, l’ha confermata.

Tanto che il pm ha mandato gli atti alla procura per valutare la possibilità che si configurino i reati di falsa testimonianza o di calunnia.

L’addetto della discoteca chiamato in causa, tra l’altro, verrà sentito nella prossima udienza di questo procedimento, fissata per il 10 gennaio 2013.

Sempre oggi sono state depositate alcune intercettazioni telefoniche.

Intanto la difesa di parte civile, affidata all’avvocato Enrico Maria Gallinaro, continua a lavorare per chiarire bene tutti gli aspetti della vicenda, nella quale si vedono ancora alcune zone d’ombra. (alb.or.)

LE ALTRE TESTIMONIANZE

Con l’ascolto di nuove testimonianze, in particolare del personale della discoteca Guernica, è ripreso il processo a carico di Francesco Tuccia, il giovane campano accusato di aver violentato una studentessa laziale fuori dal locale Pizzoli (L’Aquila) nel febbraio scorso.

All’epoca dei fatti Tuccia era militare di stanza nel capoluogo, mentre la ragazza frequentava l’Università.

Il processo di svolge con rito immediato e, secondo quanto appreso, la sentenza potrebbe esserci nel giro di quattro-cinque udienze.

Anche oggi nonostante la giornata di pioggia è folta la copertura mediatica delle testate nazionali, abruzzesi e campane a questo appuntamento giudiziario.

IL RUOLO DEI BODYGUARD

I bodyguard hanno avuto un ruolo importantissimo nei primi minuti dopo il ritrovamento della ragazza semisvenuta, abbandonata nella neve in una pozza di sangue.

Uno di loro ha impedito di allontanarsi ai ragazzi, l’imputato e alcuni suoi amici, e in particolare, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, a Tuccia è stato detto che “era stato visto baciarsi con la ragazza ferita”.

Un altro addetto alla sicurezza, dopo aver notato la camicia bianca dell’ex militare che sembrava “risistemata frettolosamente” dentro i pantaloni, l’ha strattonata tirandola fuori e scoprendo macchie di “sangue slavato”.

LA TESTIMONIANZA DEL BUTTAFUORI CHE HA TROVATO LA RAGAZZA

Tra i testimoni anche Giuseppe ‘Pino’ Galli, un nome noto all’Aquila per essere da anni addetto alla sicurezza in numerosi locali. Lui è stato tra i primi a soccorrere la ragazza e a bloccare l’auto di Tuccia.

“Mi hanno fatto ripercorrere tutta la strada che abbiamo fatto – ha raccontato ad AbruzzoWeb – Da quando l’abbiamo trovata e soccorsa, portata al riparo, chiamato i carabinieri e l’autoambulanza e fermato l’indagato che stava in macchina”.

Sulla vicenda l’idea di Galli è che sia successo “qualcosa di davvero brutto, che deve far riflettere. Vuol dire che bisogna fare più attenzione e cercare di prevenire perché la vicenda è stata brutta, brutta, brutta”, ha concluso. Alberto Orsini