L’AQUILA – L’ha stuprata, ma non ha cercato di ucciderla.
Per la sola, tremenda violenza ai danni di una studentessa laziale, l’ex militare campano Francesco Tuccia è stato condannato a 8 anni di reclusione dal tribunale collegiale dell’Aquila, presidente il giudice Giuseppe Grieco.
La condanna ha infatti salvato Tuccia dall’accusa di tentato omicidio, derubricata dal giudice, ed è molto più bassa rispetto alle richieste del pubblico ministero David Mancini, che aveva chiesto un totale di 14 anni di carcere. Il giudice ha cambiato quest’accusa da omicidio a lesioni personali gravi, modificando il capo d’imputazione.
Dopo essersi incrociati di nuovo nell’aula C del tribunale dell’Aquila, ora i destini dei due giovani sono destinati a dividersi per sempre. Il giovane campano è letteralmente sparito dell’aula non appena il giudice Grieco ha finito di pronunciare il suo verdetto, subito accompagnato via.
Attorno alla ragazza si sono invece attorniate le tante donne presenti dei centri antiviolenza e delle associazioni di genere, giunte da tutta Italia. Foulard, sciarpe e giubbetti sono stati alzati in aria a proteggere la giovane dai flash e dalle telecamere. Qualche grido nei confronti dei cronisti più insistenti, mentre qualcun altra non ha trattenuto le lacrime.
Il commento più intenso quello della ragazza, arrivato dopo il processo. “Per me non cambia nulla, nel senso che 8 anni o 12 non saranno mai abbastanza”, ha dichiarato.
“Figuratevi se io posso commentare una sentenza, a maggior ragione se non è stata letta”, ha dichiarato brevemente il pm Mancini, rimandando ogni valutazione alle motivazioni che saranno depositate da Grieco entro 90 giorni.
“Ritengo che otto anni non siano una pena irrisoria. Rispettiamo la sentenza che non va commentata ma presa per quello che è – ha detto l’avvocato della giovane, Enrico Gallinaro – I giudici hanno deciso con serenità, è la pena che i giudici hanno ritenuto e noi la accettiamo”.
Nessun commento, invece, da parte dell’avvocato aquilano dell’imputato, Antonio Valentini, che si è subito allontanato dal palazzo di giustizia.
LA VIOLENZA
Il fatto accadde circa un anno fa, la notte tra l’11 e il 12 febbraio, fuori dalla discoteca “Guernica” di Pizzoli (L’Aquila).
Dopo una brutale violenza la giovane fu lasciata esanime e insanguinata in mezzo alla neve del piazzale del locale e fu salvata solo dall’intervento di Pino Galli, uno degli addetti alla sicurezza, che, dopo averla soccorsa, allertò il 118.
Ritenuto colpevole dell’accaduto, Tuccia fu arrestato alcuni giorni dopo e rinchiuso nel carcere di Teramo, nella stessa cella di Salvatore Parolisi, condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea.
Successivamente, e tra numerose polemiche, per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari.
All’epoca dei fatti Tuccia era un militare del 33° reggimento artiglieria terrestre “Acqui”.
PARLA LA GIOVANE: ”8 ANNI O 12, NON SARANNO MAI ABBASTANZA”
“Davanti a questa sentenza la mia vita non cambia, nel senso che 8 anni, 10 o 12 per me non sarebbero mai stati abbastanza”.
Così la giovane studentessa vittima di uno stupro nella notte tra l’11 e il 12 febbraio dello scorso anno fuori un locale di Pizzoli (L’Aquila), ha commentato a caldo la sentenza di condanna a otto anni per Francesco Tuccia.
“Mi aspettavo di avere una reazione personale interna diversa, e cioè provare un senso di liberazione visto che è tutto finito – ha proseguito la giovane – Invece non ho provato questo sollievo, forse è troppo presto, forse bisogna aspettare, intanto continuo a vivere e a fare le cose avendo comunque una prospettiva e cercando di dimenticare giorno dopo giorno”.
La ragazza non ha voluto aggiungere altro, facendo intendere di dover ancora metabolizzare quanto è accaduto anche in considerazione del fatto che non ricorda nulla.
I genitori della ragazza, invece, si sono detti piuttosto delusi dall’epilogo del rito immediato: “Forse ci voleva una sentenza più severa”, hanno spiegato.
Il legale della giovane, l’avvocato Enrico Maria Gallinaro, ha invece sottolineato che “speriamo che la condanna sia confermata anche in Appello e poi in Cassazione”, spiegando anche che “comunque il rito immediato non dà diritto a una pena alternativa a quella del carcere”.
LA MAMMA DELLA VITTIMA: ”NON RIAVRA’ CIO’ CHE LE E’ STATO TOLTO”
“I giudici hanno preso la decisione opportunamente dagli elementi che hanno ritenuto prendere a sostegno di tale sentenza, poi ritenerla soddisfacente in certe situazioni non lo è mai perché non si può ripristinare quello che è uno stato di fatto che non c’è più. A mia figlia comunque non verrà restituito quello che è stato tolto quindi dobbiamo sempre confidare nelle istituzioni”.
Lo ha detto la mamma della studentessa universtiaria di 21 anni di Tivoli (Roma), anche lei presente all’udienza con il marito.
Parlando poi della possibilità di ricorrere in appello, sempre la madre della giovane studentessa ha concluso.
“Forse emergeranno altri elementi che potranno meglio rendere il fatto avvenuto”, ha concluso.
AVVOCATO CENTRO ANTIVIOLENZA: ”RESTITUITA UN PO’ DI GIUSTIZIA”
“La sentenza è stata correttamente espressa dal collegio di questo tribunale che ha ritenuto di riconoscere Francesco Tuccia responsabile del reato di violenza sessuale nei confronti della giovane stuprata. Non hanno ritenuto di dover addebitare il reato di tentato omicidio, bensì è stato modificato il capo di imputazione e si è affermata una responsabilità rispetto alle lesioni personali gravi”.
Lo ha detto l’avvocato Simona Giannageli, legale del Centro antiviolenza dell’Aquila, commentando la sentenza di condanna per Francesco Tuccia alla pena di otto anni di reclusione.
“Io credo – ha aggiunto – che questa sentenza possa e debba svolgere assolutamente la sua unica e precisa funzione: quella di aver stabilito con chiarezza le responsabilità e di restituire in qualche modo un minimo di giustizia alla giovane studentessa e indirettamente a tutte le donne di questo paese”.






