L’AQUILA – La Corte d’Appello dell’Aquila ha confermato la condanna a 8 anni di reclusione inflitta in primo grado a Francesco Tuccia, il giovane campano, ex militare all’epoca dei fatti di stanza a L’Aquila, accusato dello stupro di una studentessa universitaria laziale.
I fatti avvennero tra l’11 e il 12 febbraio 2011 all’esterno di una discoteca di Pizzoli (L’Aquila).
Nonostante la conferma dell’entità della pena, 8 anni di reclusione, la Corte d’Appello dell’Aquila ha riformato parzialmente la sentenza di primo grado.
“È stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà e sevizie ma la Corte ha derubricato le lesioni da dolose a colpose, insomma da volute a non volute. Con questi due fattori si è arrivati alla conferma della pena attraverso un riequilibrio”, ha detto il giudice relatore Aldo Manfredi.
Tuccia è stato anche condannato alla interdizione perpetua da tutti i tipi di incarichi di tutela e curatela.
In aula al momento della lettura c’era una fortissima rappresentanza delle associazioni di donne. Tra queste le esponenti del Centro antiviolenza dell’Aquila, riconosciuto parte civile nel processo di primo grado.
“Dobbiamo aspettare le motivazioni che arriveranno in 45 giorni per capire il ragionamento della Corte – ha detto il legale del Centro, Simona Giannangeli – Non è questione di anni di carcere, abbiamo posto una questione di giustizia su una vicenda gravissima che ha dovuto subire una donna”.
“Non siamo su posizioni giustizialiste ma abbiamo vigilate perché i diritti e il rispetto della vittima fossero assicurati fino alla fine”, ha concluso.
Soddisfazione per l’esito del dibattimento è stata espressa della famiglia della giovane vittima della violenza.
Nei confronti dell’imputato, che era stato condannato il 31 gennaio scorso dal Tribunale dell’Aquila, il procuratore generale Ettore Picardi aveva chiesto la pena a 11 anni di reclusione, di cui 7 per violenza sessuale e 4 per le lesioni personali.
I legali di Tuccia avevano chiesto l’assoluzione o, in subordine una ulteriore perizia sulla vittima, presente stamani in aula dove c’era anche l’ex militare.
Il pm David Mancini nel processo di primo grado aveva chiesto la condanna a 14 anni di reclusione, contestando al giovane anche il reato di tentato omicidio, ma il tribunale non aveva accolto la richiesta.
All’ex militare era stata applicata anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per la durata della pena.
La ragazza fu stuprata “con inaudita violenza”, come ricostruito in aula dall’accusa, e abbandonata dietro a un cumulo di neve fuori la discoteca.
In quel momento la temperatura era di diversi gradi sotto lo zero. A salvarla dalla morte per dissanguamento e per il freddo furono gli addetti alla sicurezza del locale che avvertirono il personale del 118 e bloccarono il giovane che, precedentemente, si era intrattenuto con la giovane nella discoteca dove avevano avuto un primo approccio.
Tuccia fu arrestato dai carabinieri una decina di giorni dopo il fatto. Tre mesi e mezzo dopo ottenne i domiciliari, cosa che destò malumore tra le rappresentanti del Centro antiviolenza, poi la concessione del permesso di lavoro con la possibilità di uscire dalla cella dalle 9 alle 13.
Il processo di primo grado si svolse a porte chiuse, a differenza di quello di oggi, su decisione del collegio per via dei temi scabrosi oggetto del procedimento penale.
AVVOCATO RAGAZZA: “CRUDELTA’ RICONOSCIUTA DA 6 GIUDICI”
“La sentenza riconosce il gravissimo fatto applicando all’imputato l’aggravante della crudeltà e delle sevizie”. Così Enrico Gallinaro, l’avvocato difensore della giovane studentessa.
“Questo dato, che arriva dopo una valutazione operata a questo punto da ben sei giudici tra tribunale e corte d’appello – ha aggiunto – stigmatizza in modo pieno quanto quella notte la mia assistita ha dovuto sopportare: un fatto che purtroppo oggi abbiamo visto accertato come un atto di inaudita crudeltà e violenza”.






