L’AQUILA – “La Cassazione stigmatizza un quadro che ritengo oggettivo e inopinabile, di gravità tale e connotati tali che non può essere interpretato che così”.

Questo il commento dell’avvocato Enrico Gallinaro, che assiste la studentessa laziale violentata all’Aquila lo scorso 12 febbraio fuori da una discoteca, nell’apprendere le motivazioni con cui la Suprema Corte ha spiegato la decisione dello scorso 28 giugno di confermare la custodia cautelare per il sospettato Francesco Tuccia.

“La Corte – aggiunge Gallinaro – ha tutti gli strumenti per valutare gli elementi in modo freddo e lucido, anche rispetto alla data del fatto”.

Quanto al passaggio dei giudici in cui non viene escluso un “iniziale consenso” da parte della vittima, Gallinaro ribadisce che “il consenso presuppone la piena capacità di intendere e volere della persona e, date le condizioni della ragazza, non si può parlare di consenso. Però – conclude – il discorso della Cassazione è rispettabile quando dice ‘non si puo’ escludere’, forse perché non è trasportata di forza fuori dalla discoteca”.