L’AQUILA – Gente in strada che scappava, le prime parole confuse di qualcuno entrato in fretta e furia nel locale, “in un attimo eravamo tutti a terra, al buio”.
A tre giorni dall’attentato al mercatino di Natale di Strasburgo, AbruzzoWeb ha raccolto la testimonianza di una ragazza abruzzese di trent’anni, di origine aquilana, che in quegli attimi concitati si trovava proprio a qualche metro dall’attentatore, a due passi dal Parlamento europeo. Ancora in parte sotto shock, cerca di ripercorrere quei momenti drammatici al centro del teatro della sparatoria, preferendo restare anonima per motivi di sicurezza.
Ad oggi il bilancio è di tre morti, una quarta persona in stato di morte cerebrale e 16 feriti, di cui 6 gravissimi. Intanto dopo ricerche senza sosta, ieri sera, nel quartiere Meinau è stato ucciso il presunto attentatore Charif Chekatt, 29enne già schedato per radicalizzazione e pericolo per la sicurezza nazionale, avrebbe ucciso “per vendicare i fratelli morti in Siria”, come rivelato dal quotidiano Le Parisien.
L’incubo della ragazza, che vive a Strasburgo da 5 anni per lavoro, ha avuto inizio una manciata di minuti prima delle 20. Aveva appena finito di cenare con il suo fidanzato in un ristorante, a pochi passi da casa. Avrebbero dovuto raggiungere delle amiche al cinema lì vicino.
“Stavamo aspettando di pagare quando il mio ragazzo mi ha fatto notare, ‘guarda fuori, c’è gente che scappa’. C’è voluto un bel po’ per capire cosa stesse succedendo. Qualcuno è entrato di corsa nel locale provando ad ipotizzare ‘stanno sparando dei petardi, forse ci sono dei feriti’. Poi è entrata una signora, agitatissima, parlava velocemente in francese ma nessuno riusciva a capirla, fino a quando è riuscita a dire ‘bisogna chiudersi dentro’”.
“In un primo momento pensavamo si fosse fatta prendere dal panico, eravamo convinti che qualche idiota stesse semplicemente spaventando la gente con dei petardi. Non sapendo che fare, ho chiamato una delle amiche che ci aspettavano al cinema. ‘Che sta succedendo?’, ho chiesto. E lei, ‘non vi muovete, qui ci sono due persone a terra, c’è sangue ovunque. C’è un uomo con la pistola che sta sparando”.
“A quel punto sono entrata nel panico. D’istinto ho pensato di scappare ma, fortunatamente, non ero sola. E’ stato il mio ragazzo a convincermi a restare nel ristorante e, con il senno di poi, mi accorgo che avremmo rischiato davvero la vita uscendo. Infatti la mia idea era quella di scappare nella direzione opposta al cinema, quindi verso casa mia dove, poco dopo, l’attentatore ha sparato ad un’altra persona. Ha ucciso un’altra persona proprio sotto casa mia”.
“Sono tutte cose che ho scoperto in un secondo momento,erano diversi minuti che cercavamo notizie su internet ma era ancora troppo presto. Non ero ancora in grado di mettermi in contatto con la mia famiglia, un po’ per l’emozione e un po’ perché non sapevo cosa stesse succedendo, non volevo allarmare nessuno”.
“In quel frangente, il responsabile del ristorante mi ha chiesto informazioni, aveva capito che ero riuscita ad avere qualche notizia, seppur approssimativa. Quando gli ho raccontato quello che sapevo, ha subito preso il controllo della situazione. Nell’arco di un minuto eravamo tutti a terra, al buio, con tende delle finestre abbassate e la porta chiusa a chiave. Ho cominciato ad aver seriamente paura, ero convinta che sarebbe entrato nel ristorante e avrebbe sparato. Mi tenevo in contatto con le mie amiche, era l’unica cosa che riuscivo a fare in quegli attimi privi di lucidità”.
“Siamo rimasti in quello stato per un bel po’. Poi sono cominciate ad uscire le prime notizie e abbiamo capito che la situazione si era spostata in un’altra zona. La strada si è riempita di poliziotti che ci hanno impedito di uscire. I camerieri cercavano in tutti i modi di tranquillizzarci, mettendo a disposizione cibo e acqua. Avevamo gli stomaci chiusi. Poco dopo ci ha raggiunto una mia amica che era rimasta barricata nel cinema per tutto il tempo. La polizia l’ha fatta entrare nel ristorante, non si poteva stare in strada. Chiunque venisse trovato a vagare fuori veniva fatto entrare nei bar, nelle librerie, nei ristoranti”.
“Ci hanno fatto evacuare verso l’una. Io ho spiegato che casa mia era proprio dietro quella strada e siamo stati scortati fino alla porta, gli altri invece sono stati condotti tutti in una altro punto della città, per coordinare al meglio il piano d’azione. La città era paralizzata, i mezzi pubblici erano bloccati, i taxi e le auto non potevano circolare”.
Oggi a Strasburgo si tenta di tornare alla normalità.
“Il giorno seguente le strade erano piene di gente e polizia ma la situazione era già decisamente più tranquilla. Il 19 dicembre dovrei tornare in Abruzzo per passare il Natale con la mia famiglia, cercheremo di lasciarci tutto alle spalle”.






