L’AQUILA – “La Provincia dell’Aquila ci ripensi immediatamente e restituisca le strade che collegano territori bellissimi, a cilcisti e motociclisti abruzzesi e di tutta Italia. È assurdo chiudere strade per le buche, l’ente deve ripararle e renderle sicure”.
A parlare è l’ex assessore comunale alla ricostruzione dell’Aquila Pietro Di Stefano, promotore della pedalata di protesta contro il provvedimento di chiusura di una trentina di strade da parte dell’ente provinciale, che si è svolta stamani con partenza nella frazione aquilana di Coppito, davanti alla sede della scuola ispettori della Guardia di finanza.
A rispondere all’appello dell’esponente del Pd sono stati circa 200 ciclisti, anche provenienti da fuori regione, che hanno fatto un giro percorrendo anche alcune arterie provinciali, in particolare quelle che portano a Monterale e al lago di Campotosto, vietate al transito di ciclisti e motociclisti dall’ordinanza del dirigente alla viabilità Fancesco Bonanni, che si è voluto cautelare in caso di incidenti e infortuni e sul cui procedimento amministrativo il presidente della Provincia Angelo Caruso non ha alcun potere di veto o di ritiro dello stesso.
L’ordinanza riguarda in tutto oltre trenta strade che attraversano le località più belle della regione e non solo, per ragioni inerenti allo stato di scarsa manutenzione e mancanza di fondi per intervenire al fine di garantire la sicurezza.
La decisione che ha ha causato roventi polemiche anche a livello nazionale, è stata presa a seguito della tragica morte di Angelo Pascale, motociclista 40 enne di Campobasso finito contro il guard-rail dopo aver centrato una buca sulla strada regionale 83 Marsicana, che collega Alfedena a Pescasseroli, all’altezza dell’uscita di Barrea.
“Un provvedimento del tutto negativo ha prodotto il miracolo di mettere insieme ciclisti e motociclisti che generalmente sono come cani e gatti – continua Di Stefano -, comunque a parte le battute, capisco la chiusura di una strada in presenza di una frana, è incredibile se alla base ci sono le buche. Le conseguenze sono gravissime: vengono chiuse strade bellissime che durante la bella stagione sono molto frequentate. La preoccupazione, forte, è che questa vicenda ci porti ad essere derisi agli occhi degli italiani che conoscono in massa i nostri territori dopo il tragico terremoto”.
Di Stefano spiega che la Provincia deve riflettere “anche perché la decisione è conseguenza della confusione essendoci state chiuse strade dove le buche sono state riparate”. La gita in bici è stata presentata come un’esplicita “disobbedienza civile” contro il divieto.
Hanno aderito all’iniziativa, tra gli altri, le società ciclistiche Bike99, San Demetrio bike, Cicli Ricci, Ciclistica L’Aquila, Cicli Cheli, Gsc Tor Sapienza di Roma.






