ROMA – Sono “pretestuose e fuorvianti” le ricostruzioni che chiamano in causa la controllata Strada dei Parchi SpA (SdP), concessionaria delle Autostrade A24 e A25, come beneficiaria di favori da parte del Governo di Matteo Renzi.
E’ quanto afferma il Gruppo Toto che spiega come “nel tentativo di motivare tale affermazione, viene fatto riferimento ad una norma di legge nella quale viene stabilito che, “tenuto conto della necessità ed urgenza di mettere in sicurezza antisismica le autostrade A24 e A25, l’obbligo del concessionario di versare le rate del corrispettivo della concessione…relative agli anni 2015 e 2016, ciascuna dell’importo di euro 55.860.000 comprendente gli interessi di dilazione, è sospeso…”.
La norma – spiega il gruppo – “rispondeva all’obbligo da parte del Governo di rispettare una sentenza del Tar Lazio (n. 02844, 7 giugno 2017) la quale ha ordinato al Governo allora in carica di sanare una situazione di mancato finanziamento delle opere straordinarie di messa in sicurezza antisismica (anti-scalinamento dei viadotti), imposte, fuori dal contratto di concessione, dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti- MIT (Nota prot. 7685 del 3.05.2017, Ufficio Ispettivo Territoriale di Roma, Direzione Generale Vigilanza sulle Concessioni Autostradali.)”.
“Va inoltre chiarito – spiega il Gruppo – come quella norma non abbia cancellato un debito al Concessionario SdP, ma spostato, con addebito di interessi, il suo versamento, in modo da rendere immediatamente disponibili le risorse per avviare lavori urgenti per la messa in sicurezza di A24 e A25. Risorse anticipate di fatto dal Concessionario. Il Governo che introdusse l’emendamento chiamato a rispettare la sentenza del Tar non fu peraltro quello guidato da Matteo Renzi, ma da Paolo Gentiloni“.
“Una identica soluzione – aggiunge il gruppo Toto – è stata introdotta oggi dalla Camera dei Deputati, con il voto di sul DL Terremoto, per sterilizzare gli incrementi tariffari sino al 31 dicembre 2021, già approvati dai ministri Graziano Delrio e Danilo Toninelli, non incassati nel 2018 e 2019, come richiesto dai Sindaci e dalle Regioni Abruzzo e Lazio e d’intesa con Anas e Mit. Anche nel caso odierno va chiarito come non si cancelli affatto un debito al Concessionario, ma si sposti il suo pagamento, con addebito di interessi, in modo da riconoscere a SdP i mancati incassi, pari a circa 165 milioni di euro”.






