ROMA – A breve potrebbe cadere un altro dei tabù del M5s. Dopo aver sdoganato nei mesi scorsi il finanziamento pubblico con il 2xmille, il partito, sta valutando di derogare anche al limite dei due mandati, principio fondante difeso all’ultimo da Beppe Grillo in un braccio di ferro ad alta tensione ormai agli sgoccioli.
“La valorizzazione dell’esperienza acquisita è nel dna del nuovo corso”, ha chiarito Giuseppe Conte che è rientrato a Roma dalla Puglia e ha avuto diverse riunioni interne.
Le sue parole danno speranza a chi punta su una manciata di eccezioni, magari qualcuna più delle tre (per Roberto Fico, Paola Taverna e Vito Crimi) date più che probabili da molti nel Movimento. Una partita che sarà chiusa “entro questa settimana”, ha spiegato l’ex premier che, nel frattempo, sta valutando tutte le possibili alleanze, senza vedere per il momento margini di riapertura di un dialogo con il Pd.
Il dubbio poteva sorgere leggendo un’intervista dell’avvocato pugliese a Tpi.it. È irrecuperabile la situazione con i dem? “Un dialogo col Pd non lo escludiamo – la sua risposta – Ci saranno le premesse solo se il Pd vorrà schierarsi a favore dei più deboli, del lavoro, dei più giovani, delle donne”.
A stretto giro l’interpretazione autentica di fonti del M5s ha chiarito che “non è in alcun modo da intendersi come una riapertura alla possibilità di una alleanza col Pd in questa campagna elettorale”. Poi, dopo il voto, chissà. Intanto, assicurano le stesse fonti, “Conte ha voluto semplicemente chiarire che in prospettiva futura ci potranno essere le premesse per un dialogo solo se il Pd abbandonerà l’agenda Draghi e sposerà un’agenda autenticamente sociale ed ecologica”.
Mentre a sorpresa l’ormai ex capogruppo alla Camera Davide Crippa potrebbe depositare dal notaio un nuovo simbolo, per ora il leader M5s è alla guida di un “campo giusto”, senza alleati. Non lo sarà Gianluigi Paragone, ha chiarito Conte, ospite del canale Twitch di Ivan Grieco, per i suoi “atteggiamenti incompatibili” di fronte all’emergenza Covid. Si è proposto Luigi De Magistris, per “lavorare insieme al terzo polo che può arrivare al 15-20%”, con un “programma radicale e sociale che parta dal no all’invio di armi, dal salario minimo, dalle misure per le piccole e medie imprese, dal reddito di cittadinanza”.
Contro l’invio di armi all’Ucraina si è espresso ancora Alessandro Di Battista, ex rimpianto da molti nel Movimento che lo vorrebbero di nuovo in campo. “Se ritorna troverà un nuovo corso”, ha ribadito Conte, che deve sciogliere anche il nodo della selezione delle candidature con le parlamentarie.
Intanto ha aperto a un coinvolgimento del giornalista Michele Santoro. “Parleremo sicuramente anche con lui. Ma voglio evitare operazioni a tavolino – ha detto il leader -. Siamo aperti a chi vuole condividere il nostro progetto, ma l’importante è che tutti i nostri sostenitori condividano la non negoziabilità dei nostri principi”. Principi che sono stati invece già traditi secondo chi ha lasciato il Movimento in questi giorni. Da ultimi la deputata Alessandra Carbonaro, passata al gruppo Misto, e due grillini bolognesi della prima ora entrati in Articolo uno, Massimo Bugani e Marco Piazza.
“L’unico vero atto di responsabilità e coerenza – è stata la reazione di Marco Croatti e Gabriele Lanzi, senatori del M5s e referenti per l’Emilia-Romagna -, sarebbe quello di dimettersi, con la stessa solerzia che gli stessi hanno chiesto in passato a tutti coloro che in precedenza hanno lasciato il Movimento”.






