L’AQUILA – Mentre prosegue l’inchiesta della procura dell’Aquila per far luce sulla morte di Luana Ricca, la chirurga che si è tolta la vita il 29 dicembre, va avanti anche la battaglia del fratello Francesco, che dal primo momento si era ripromesso di non lasciar cadere nel vuoto la storia della donna, simile a quella di tanti giovani italiani.
Una brillante carriera, la fuga all’estero per vedersi riconosciuti i meriti ai quali il proprio Paese spesso antepone amicizie e favori, il rientro in Italia e la marginalizzazione professionale.
Ricca è stato ospite di Myrta Merlino a L’Aria che tira su La7, dove è stato mandato in onda anche un servizio realizzato all’ospedale dell’Aquila. L’uomo, come ha ricordato la conduttrice presentandolo, “vuole che la storia di Luana diventi pubblica, che se ne parli”.
“In tre mesi in Italia hanno fatto in modo che il suo sogno crollasse e svanisse così, in pochissimo tempo”, ha detto davanti alle telecamere il fratello della donna, la cui vicenda ha scosso l’intera città dell’Aquila, raccontando la storia della sorella, rientrata dalla Francia nel 2014, quando ha cominciato a lavorare all’istituto di oncologia di Veronesi, senza però avere la garanzia di poter proseguire. Nel frattempo la vincita del concorso in Abruzzo.
“È stata costretta ad accontentarsi del posto alla Asl dell’Aquila – ha ricordato – dove veniva spedita a fare le endoscopie. Mi sembra una dequalificazione non indifferente”.
“Alle mamme che per prime raccolgono le frustrazioni dei propri figli e con i papà devono ricomporre i cocci dei sogni infranti, dico di proteggerli davanti alle istituzioni”, ha aggiunto Ricca.
La battaglia per la meritocrazia intrapresa dall’uomo, che sin dai primi momenti si è detto determinato a “far emergere un sistema sanitario nazionale becero, arretrato, paludoso e anti-meritocratico”, continua anche attraverso i canali web.
“Quello del chirurgo, in Italia, è un mestiere da uomini. Come anche quello dell’avvocato penalista”, ha commentato l’avvocato Giulia Bongiorno, presente in studio.
Su Facebook è nata la pagina Con e per Luana Ricca, cui nel giro di pochi giorni hanno aderito più di duemila persone.
“Se n’è andata, oppressa da un sistema (sanitario) italiano che non le ha permesso di esercitare il suo talento – si legge nella descrizione -. In Francia primo chirurgo per i trapianti di fegato, lustro ed eccellenza della chirurgia italiana all’estero. In Italia, invece, ridotta e svilita a fare endoscopie digestive. Noi non ci stiamo! Affinché la morte di Luana non risulti vana, ma serva da monito per le centinaia o migliaia di casi del genere nella sanità italiana”.





